Extended reach drilling la soluzione europea

Sono stata troppo frettolosa nel post sui 12.000 metri raggiunti da Exxon a Sakhalin.

Si tratta di un extended reach well, dove la profondità viene definita come l’estensione totale del pozzo, anche se la maggior parte del pozzo è in orizzontale. Mi sono fatta ingannare del grafico. Un immagine dice più di 1000 parole. Mi piaceva troppo.

Una decina di anni fa il rapporto tra la profondità verticale e la profondità totale si fermava a ca 2:1. Cioè con 1000 metri di profondità si arrivava a farne altre 2000 in orizzontale.

Altri sviluppi e altre necessità hanno in pochi anni portato il rapporto a 4:1. E ora siamo evidentemente sopra i 6:1 visto che la profondità totale supera i 12.000 e la profondità verticale però è di 1.800.

Ci sono poi aziende come la Reelwell che vogliono spingere ancora i limiti con un progetto per trivellare a 20 km di distanza.

Questo apre a degli scenari affascinanti. Per esempio si potrebbe tranquillamente trivellare sotto la Tour d’Eiffel da qualsiasi parco parigino entro quella distanza. O perché no, da qualsiasi banlieue, che sono sempre stati sacrificabili. E anche lo stop al fracking, così nella scia di peak oil, sarà ultimamente sacrificabile.

Come dice il politico locale Isabelle Vasseur in questo articolo bloomberg,

 “France could have phenomenal energy reserves so we must not close the door forever,” she said. “The way the permits were given out was unacceptable. The public wasn’t properly informed. Now, there is a need for less hysteria on the issue.”

Il pubblico non era informato in questo caso significa che i legislatori non ci capiscono un tubo e così hanno chiuso la porta all’esplorazione, per ora. Lo sviluppo è stato troppo veloce e non c’è una legislazione che protegge interessi nazionali, da sempre una specialità francese. Appena la realtà politica si sarà aggiornata, si procederà.

E in Italia abbiamo per esempio l’ENI che opera alcuni giacimenti di gas direttamente sul confine a mare con la Croazia:

Niente che vieta l’esplorazione del lato croato tramite dei pozzi ERD senza che questi se ne rendano conto.

Quella di sopra ovviamente non è una proposta seria, anche se conflitti su idrocarburi che si estondono sotto il mare è già la realtà, come il South China Sea, creduto di contenere vaste risorse, ma circondato da più paesi. Cina e Filippine hanno visto l’inizio di un conflitto in primavera quando la Cina apertamente ha dichiarato che la zona appartiene solo a loro. Filippine, Vietnam e Malesia avranno da difendersi.
 
Ma per l’Italia, e per altri paesi europei densissimamente popolati, questa tecnologia significa che si potrà, e si farà, trivellare un po’ ovunque usando un decimo della superficie rispetto a pochi anni fa, mentre sotteraneamente si arriva a coprire zone in modo più completo.

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