Prezzo del Petrolio, Brent e WTI

Se geopoliticamente si rimane stabili, senza che qualcuno prenda il nucleare iraniano come scusa per boots on the ground, e senza controminacce di chiusure Hormuz, l’anno che viene dovrebbe vedere prezzi del petrolio in discesa.

Come si vede dal grafico è da settembre 2011 che la media mobile annuale (linea nera) non si sposta dalla regione 110 – 114 dollari al barile.

Una parte della stabilità è merito dell’Arabia Saudita, che continua ad aggiustare l’estrazione. Il loro record di 10,1 mln di barili risale a giugno, che coincide con i prezzi più bassi visti quest’anno. Per novembre i dati parlano di 9,5 mln al giorno. Complessivamente in novembre l’output OPEC è al minimo annuale, di 30,78 mln di barili al giorno.

Ma il Brent è comunque in un canale di discesa, e a meno che i sauditi non strozzano ancora molto la produzione potremmo fra un po’ trovarci sotto i 110 come media annuale.

(e scrivere un post del genere su prezzi petrolio in discesa il giorno in cui tutto il mondo si aspetta con fiato sospeso un QE4 infinito è anche un gioco d’azzardo. vedremo se si avvera.)

Il rallentamento dell’Europa con tanti paesi in recessione tecnica, e altri come Svezia e Germania che seguiranno a ruota quando si rendono conto che l’economia è fatta di esportazione e non di servizi, farò ulteriore pressione in giù sul prezzo.

Merito e colpa (dipende dal punto di vista) è anche la riduzione delle importazioni da parte degli Stati Uniti. Un decennio di prezzi relativamente alti, alti e altissimi ha creato delle belle opportunità per sviluppare tecnologie dormienti, e anche metterli in pratica. Il risultato è che sia gli US che il Canada sono in mezzo a un’aumento di produzione che non si arresterà per parecchi anni ancora.

WTI:


 Il WTI sta ancora oscillando tra resistenza e supporto in un grande triangolo con inizio nel giugno 2010. È probabile che romperà in giù, visto che la domanda americana, anche se prevista un pochino più robusta per il 2013, è sempre debole.

Il nord america è un mercato molto maturo, con una piramide demografico a vaso cinese, dove la maggioranza dei consumatori hanno già finito la fase di consumo più intensa. Le generazioni a venire hanno sia meno lavoro, che meno stipendi. E una fetta sempre più grande andrà a supportare la generazione dei baby boomers nella loro pensione invece di comprare SUV nuovi.

Per la previsione dei prezzi in discesa c’è anche un indicatore tecnico. Lo stoccaggio. Una parte degli investimenti proprio degli ultimi due/tre anni è andata a aumentare la quantità di petrolio immagazzinabile, per ridurre il danno che il collo di bottiglia Cushing sta recando al WTI.

E quindi man mano che aumentava la produzione, aumentava però anche la capacità di immagazzinarlo, senza la necessità di svenderlo a un prezzo eccessivamente basso.

Da EIA:

E da EIA e ycharts.com (dati per ottobre e novembre):

L’aumento della capacità di stoccaggio ha permesso a cushing di tenere 50 mln di barili nei magazzini secondo il grafico sopra. Solo che la produzione americana sta aumentando velocemente e potrebbe non esserci più abbastanza spazio nei magazzini. Il risultato è un mercato con una sovrafornitura ancora più grande di oggi, e ovviamente il prezzo dovrà risentire.

Storicamente non siamo certo neanche vicini a battere un record per quanto riguarda la produzione statunitense di greggio vero:

Produzione di petrolio negli Stati Uniti

 Ma se guardiamo l’estrema destra, si vede che il lungo fondo durato dal 2005 al 2008, quandi i prezzi erano schizzati alle stelle, hanno fatto in modo che la produzione statunitense di greggio abbia raggiunto i 6,5 mln di barili al giorno in settembre, con previsioni di superare i 7 milioni giornalieri nel 2013.

11 responses to “Prezzo del Petrolio, Brent e WTI”

  1. Paolo says :

    “…hanno fatto in modo che la produzione statunitense di greggio abbia raggiunto i 6,5 mln di barili al giorno in settembre, con previsioni di superare i 7 milioni giornalieri nel 2013. “.
    A quali costi ambientali ed economici? Se gli USA aumentano la produzione non è certo per il consumo di tutti i suoi cittadini, che hanno sempre meno capacità di spesa, ed una classe media demolita dalla crisi. Tanto per spiegarlo agli illusi che credono nel petrolio illimitato, i barili prodotti negli USA hanno EROEI intorno a 5 e non sono affatto economici. Di petrolio ce n'è ancora tanto nel sottosuolo, è vero, ma il suo costo di estrazione in continuo aumento decreterà la fine del suo uso. Qui, per vedere un'interessante rappresentazione in energia e non in volume della produzione petrolifera globale. E' molto illuminante http://ugobardi.blogspot.it/2012/12/il-tramonto-del-petrolio.html#links

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  2. Pinnettu says :

    Nel caso del grafico riportao (produzione USA) il passaggio dai 5 milioni ai 7 milioni è riferito al solo petrolio convenzionale.
    Non si trata di shale oil.

    Questo, tralatro, dimostra che buona parte dell'aumento della produzione totale USA viene da greggi convenzionali e non da shale. Produzione totale che ormai è prosima agli 11 milioni di barili, ad un passo da quella russa e saudita.

    Quanto al prezzo concordo con l'analisi del post. Siamo difronte ad un perfeto allineamento fra domanda ed offerta e vista la produzione saudita , degli USA e della Russia, verossimilmente per il 2013 non dovremmo assistere a particolari scossoni del prezzo che comunque non troverebbero giustificazione nei fondamentali.

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  3. Pinnettu says :

    PS. Dimenticavo, il discorso sul prezzo va bene per il WTI e per gli altri greggi. Ma può essere la stessa cosa anche per il Brent?

    Non è che a un certo punto (e perchè non nel 2013) le quotazioni del brent saranno completamente scollegate dal resto del mercato petrolifero rischiando di andare in contro a sensibili aumenti??
    La produzione di Norvegia e UK è sempre in caduta libera (per i secondi ormai siamo vicinia a ratei di depletion del 10%!)

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  4. Giorgio Ansan says :

    Certo che leggendo TOD, Turiel, Tveberg e altri, tra cui questo ottimo blog,alla fine non si vede l'ora che questo benedetto scollinamento arrivi quanto prima così almeno finirà questa estenuante continua posticipazione dell'evento attraverso questa fastitiosa esaltazione da parte dei media dell'ipertecnologica raschiatura del fondo del barile sopratutto negli USA.

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  5. Giorgio Ansan says :

    ….fatta oltretutto, come mostra Turiel, drenando ricchezza dal resto del mondo in cambio di carta straccia….

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  6. Anna Ryden says :

    Il mercato del Brent è soprattutto un'Europa con consumi in caduta libera. Gli Stai Uniti importano sempre meno, grazie al boost della produzione ma anche alla minore domanda interna. Libya è ormai online, Iraq sta aumentando parecchio la produzione, Arabia Saudita ha sempre più bisogno di esportare per sostenere una popolazione insodisfatta. Tutti fattori che per il prossimo anno tolgono pressione dal Brent. Poi vedremo. Anche la Fed che immette 85 miliardi di dollari sul mercato ogni mese, invece dei 40 di finora, è un fattore con cui fare i conti.

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  7. Paolo says :

    Invece l'aumento del petrolio USA stimato è proprio da fracking, e sorpasserà la produzione saudita non per meriti propri ma per il crollo di quest'ultima. C'è una bella differenza! E se qualcuno non è ancora convinto provi a domandarsi perché gli yankee non ne vogliono sapere di mollare il medioriente petrolifero, e anzi, stanno stringendo ancora di più la presa sull'Iran (che ha grandi riserve di greggio).
    Da una nazione che si avvia a superare la produzione dei sauditi ci si aspetta che sbaracchi dal medioriente invece del contrario.
    E' tutta fuffa per chi vuol crederci…

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  8. Anna Ryden says :

    Avete ragione tutti e due. Il petrolio da fracking è sempre convenzionale. La tecnologia utilizzata per la sua estrazione non cambia la qualità del idrocarburo.

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  9. Pinnettu says :

    @Paolo.

    Guarda che nessuno, credo, stia metendo in discussione il peak oppure gli incredibili costi finanziari e ambientali del fracking e così via.

    Si discute semplicemente (almeno da parte mia) sulla possibilità che il collocamento temporale del picco sia stato un pelo anticipato dai picchisti e i numeri lo stanno dimostrando.

    La produzione USA sale (sara greggio più costoso e con scarso EROEI, ma sale). La produzione russa non ha iniziato a declinare come si pensava 3-4 anni fa…anzi. L'Arabia Saudita non dà nessun cenno di trovarsi in difficoltà imminenti….anzi. E perfino la produzione irakena lentamente sale mentre la si dava per spacciata.

    Insomma, se il picco e le conseguenti incontrallabili salite del prezzo non sono arrivati e magari se ne riparla fra 3 anni o magari anche a fine decennio, non vedo perchè non parlarne.

    A pensarci bene collocare con precisione un fenomeno così complesso non era/non è mica cosa semplice.

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  10. Paolo says :

    Se si analizza il picco dal punto di vista dell'energia e non dei volumi di greggio prodotti, il picco sbatte sugli occhi con violenza con la sua evidenza. E sul mio primo commento al post ho anche indicato il link ad uno splendido post sul blog di Ugo Bardi http://ugobardi.blogspot.it/2012/12/il-tramonto-del-petrolio.html#links. Era da tempo che mi chiedevo quale grafico risultante si sarebbe ottenuto incrociando i volumi con l'energia netta, e in quel post c'è la risposta. Il picco energetico petrolifero è già una realtà alle nostre spalle Pinnettu, e non sono certo i fittizi aumenti di produzione (quanti barili si bruciano per estrarne altri molto difficili?). Accettalo come accetta anche che i tempi del collasso della società non saranno molto diluiti nel tempo, soprattutto perché i veri padroni del mondo,le elite finanziarie, stanno remando vigorosamente nella direzione di un rapido collasso sistemico. E in un contesto del genere la solidarietà tra persone e la barbarie gareggerebbero ai massimi livelli. Punto.

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  11. Paolo says :

    “e non sono certo i fittizi aumenti di produzione (quanti barili si bruciano per estrarne altri molto difficili?). “…ho dimenticato di chiudere la frase con “che allontaneranno la fine del paradigma chissà per quanto tempo ancora”

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