L’energia costa. Ormai siamo a 12 km di profondità.

Cercando dati per il grafico del giorno, ovvero il costo di trivellare un pozzo di petrolio, che sarebbe stato facilissimo se non fosse stata l’ennesima serie dati che la EIA ha deciso di discontinuare (ultimi dati del 2007), ho trovato un grafico bellissimo:

Exxon, la più grande compagnia petrolifera del mondo, in un consorzio con altre compagnie, ha durante l’estate scorso completato il progetto di trivellare il pozzo più profondo del mondo.

Il pozzo Z-44 si trova sull’isola Sakhalin nel far east della Russia, ed è profondo 12.376 metri. 53 volte il grattacielo più alto d’Italia, la torre Hines – Cesar Pelli, nuova sede di Unicredit.

Costi del progetto: da 10  a 12 miliardi di dollari. Diciamo subito 12. Petrolio estraibile: 2,3 miliardi di barili. Gas estraibile: 480 miliardi di m3 (quasi 7 volte il consumo annuale italiano).

Ma a quanto pare il petrolio non si trova proprio li sull’isola dove hanno trivellato. I tre giacimenti Chayvo, Odoptu, e Arkutun-Dagi del progetto Sakhalin-1 sono offshore.

Raggiunta la profondità di 12 mila metri, la punta del trapano (scusate la traduzione di “drill bit”) cambia direzione e va in orizzontale. Proprio come nel fracking. Ma oltre a diventare orizzontale, è anche multiplo. Diversamente del fracking che è una tecnologia già antica, risalendo a più di 50 anni fa, il multi-well pad drilling è una tecnologia nuova che si sta sviluppando da quando ci sono i pozzi orizzontali. Così si riesce a diminuire i costi di milioni di dollari, visto che il numero di pozzi potrà essere drasticamente diminuito.

Il nuovo nero dell’offshore è l’onshore:

Il petrolio andrà a fornire mercati asiatici, soprattutto la Cina, che se anche ormai non più economia emergente ma invece matura in quanto i storici tassi di crescita sembrano molto rallentati, sta ancora aumentando la domanda di petrolio.

Per potenziare l’esportazione verrà costruita una pipeline di 220 km fino a terra ferma russa al terminal De-Kastri – reginetta dell’anno 2009 con l’improbabile premio “Oil terminal of the year award”.

Il gas invece per ora si ferma nella regione di Khabarovsk Krai, sulla costa orientale più vicina a Sakhalin. E li rimane, se il consorzio non decide di costruire un’altra pipeline verso la Cina. Ma non possono prendere questa iniziativa finché le leggi russe vietano l’esportazione del gas senza il permesso di Gazprom.

Ovviamente ci sono discussioni sul prezzo. Nessuna sorpresa li. Gazprom non si mette d’accordo con Exxon. Se ho capito bene e i 480 miliardi di m3 dovrebbero valere 170 miliardi di dollari, abbiamo un prezzo al mille m3 di 354 dollari, o 10$ /mille cf. Il prezzo al quale Gazprom esporta petrolio in Europa è di ca 400 – 450$.

Ma internamente in Russia il gas naturale viene venduto a 90$, il che metterebbe il cartellino prezzo dei giacimenti a 43,2 miliardi di dollari + la parte del petrolio. Dei bei sconti pre-natalizi.

Senza conoscere i livelli di royalties della zona, il cost oil, e le tasse indovino comunque un guadagno al barile per le compagnie del consorzio di 10 dollari. Può essere anche 12 o così poco come 4. Tanto le licenze dovrebbero essere invendibili ai più visto il livello tecnologico.

Quindi abbiamo 10 x 2,3 miliardi = 23 miliardi. Più i 43 miliardi del gas e siamo a 66 miliardi. Un rapporto guadagno/investimento (senza scontare) di 66/12 = 5,5.

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