Altri metodi per uscire da crisi d’indebitamento

Nel post su Islanda ho brevemente descritto un modo per uscire da una crisi causata dall’altissimo indebitamento dello stato. Il default, oppure ristrutturazione del debito. Grecia ne è un esperto, avendolo fatto cinque volte negli ultimi 200 anni (Reinhardt & Rogoff 2009) . Questa volta non ha il permesso di farlo perché butterebbe l’Europa intera nel burrone, secondo Schäuble.

Molto spesso gli stati provano altre vie per uscire da politiche economiche sbagliate prima di ripiegare sul dichiarare nulli i debiti. Ecco l’elenco:

1. L’austerity. Questa cosa che i governi in Grecia, Italia, Spagna e Portogallo praticano già. Francia, Germania e la Scandinavia seguiranno man mano che si rendono conto che senza mercati di esportazione non c’è nessuno che paga le tasse.

L’austerity significa una politica finanziaria molto restrittiva. Risparmi severissimi sul welfare in modo da mettere in equilibrio il budget del governo. Dopodiché il surplus generato o dall’austerity o dal tanto sperato ritorno alla crescita viene usato per diminuire il debito pubblico. Questa soluzione è spesso accompagnata da pacchetti di salvataggio, ovvero soluzioni di ulteriore indebitamente a prezzi non-a-mercato.

Finora l’austerity ha solo creato decrescita, fallimento di negozi, aziende, disoccupazione, ritorno all’agricoltura e l’inizio di rivolte studentesche.

Per evitare altri fallimenti i paesi che necessitano di austerity devono accettare di ridimensionare gli stipendi, anche a un bel -50% rispetto a oggi. Questo per rendere i paesi di nuovo competititivi con la Germania. L’ha detto anche la Fornero.

Purtroppo nel frattempo si sono resi conto a Bankitalia che avevano indovinato male il moltiplicatore fiscale. Gli effetti del moltiplicatore doveva essere di soli 0,5, e invece è intorno a 1,5.
Invece di una reduzione del deficit di 1% si arriva solo a 0,3%, e il PIL scende di ben 6% invece di fermarsi a un -0,7%.
Come dice ilSole24, la politica Monti

poggiava sull’idea che i moltiplicatori fiscali fossero bassi…

2.  Politica finanziaria espansiva. Il cambio in terza per sorpassare le lumache davanti. O si aumenta la spesa pubblica o si abbassano le imposte. Abbassi anche gli interessi nella speranza che i privati si indebitino ancora di più per riprendere a consumare.

Qua il moltiplicatore connesso per esempio alla spesa pubblica dovrebbe essere più di 1 per indicare che un’aumento del debito porti a una crescita dell’economia. Ma come abbiamo visto nel post sul debito pubblico, ormai il PIL decresce, anche se la spesa pubblica continua a aumentare. Che questo moltiplicatore quindi sia meno di 1 pare ovvio.

3. La stampante. Politica monetaria espansiva. Una soluzione classica, da abbinare volentieri a un’aumento del debito pubblico per occultare il vero indebitamento dello stato. Funziona così che la Banca Centrale a scelta stampa nuovi soldi e con questi va a comprarsi obbligazioni freschi da emissione. Nel caso migliore va a sostenere una politica finanziaria espansiva, nel caso peggiore a rincorrere lo status quo.

Porta a volte a iperinflazione (Weimar, Zimbabwe), corse alla banca, impossibilità di farsi prestare soldi sul mercato interbancario, isolamento del paese. Non funziona nella zona euro, visto che le banche non possono scegliere di stampare indipendentemente dalla BCE.

A volte viene constrastato da una pressione deflazionistica fortissima tale da non riuscire a creare neanche la minima inflazione. Giappone sta cercando da venti anni ormai di uscire dalla recessione stampando.

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Tutti i metodi sopra, incluso il default, vengono spesso fatto in combinazione con altri strumenti, come manipolazione dei metodi per il calcolo del PIL, dell’inflazione, del Ipca. È anche comune che un paese trovi un capro espiatorio in un gruppo particolare della popolazione, che magari non condivide la religione di maggioranza.

La politica finanziaria restrittiva è quella che alcune volte può funzionare. Sta andando avanti in Islanda, e in Svezia nei primi anni novanta ha funzionato. In entrambi i casi hai una popolazione relativamente ricca, che in qualche modo si accolla il futuro indebitamento creando per esempio bolle immobiliari. Debiti privati fanno crescere il paese nella stessa maniera del debito pubblico, ma garantisce che lo stato stesso è l’ultimo a fallire.

2 responses to “Altri metodi per uscire da crisi d’indebitamento”

  1. questionedienergia says :

    l'islanda ha 300000 abitanti. L'argentina ha negato/ristrutturato unilateralmente il suo debito, però da allora (ormai 20 anni) nessuno è più disposto a darle credito finanziario. Quanto alla Svezia…beh rispetto ai paesi mediterranei è un altro stato, per merito del senso civico dei suoi cittadini.
    I quali così possono anche fidarsi ed indebitarsi al suo posto!
    Divago: tutti gli svedesi che ho conosciuto sono accomunati da un' aria un pochino supponente, probabile siano fieri di essere svedesi (mi sembra si sentano più in gamba degli europei e meno provinciali dei loro altri cugini scandinavi); però in fin dei conti forse qualche ragione ce l'avete…

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  2. Anna Ryden says :

    Se le mie parole non sono sufficientemente critiche riguardo a quello che il governo svedese ha fatto per indebitare i privati anziché se stesso è un problema forse anche stilistico. Ho cercato di essere chiara, l'economia tigre del nord avrà un hard landing.

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