L’anatomia di una bolla

Quando ho scritto il post sul caffè qualche settimna fa mi ha colpito come anche questo asset segue perfettamente il tipico andamento di una bolla.

Parecchio tempo fa mi sono ritrovata nel blog  molto interessante di un professore in economia, Jean-Paul Rodrigue, specializzato in sistemi di trasporto, quindi anche nel Baltic Dry Index, ma interessato a tutti gli asset che possono presentare sintomi da bolla. Già nel 2005 scriveva della bolla immobiliare, prevedendo che sarebbe scoppiata nel 2006:

Welcome to the era of asset inflation where everyone is getting rich simply by being a homeowner and seeing their equity inflate to infinity and beyond; the Buzz Lightyeartm economy.

Spot on. Ma nessuno ascolta le persone realiste, perché quasi sempre sbagliano la linea temporale. Se una persona nel maggio 2005 avesse ascoltato Rodrigue uscendo anche dalla borsa, si sarebbe perso 2 anni di gonfiamento borsistico, il 35% sullo S&P500, che si è sgonfiato solo in ottobre 2010.

Ed è per questo che le persone che dicono la verità sull’economia Buzz Lightyear non vengono ascoltate. C’è chi si è esposto troppo presto rispetto alla bolla high tech intorno al 2000 perdendoci il lavoro, e ci sono economisti che già da 20 anni ammoniscono sul pericolo Giappone. Inascoltati. Ma l’incidente ferroviario più lento della storia arriverà comunque prima o poi.

Rodrigue ha distinto varie fasi durante la creazione e successivo scoppio della bolla, e la caduta di Coyote possiamo definire resa o capitolazione. Le ricerche di Rodrigue si basano su dati economici di 500 anni, e graficamente la psicologia dietro la bolla si presenta così:

Anatomia di una bolla
Anatomia di una bolla
  1. Fase furtiva. Chi capisce i nuovi fondamentali cominciano a muovere lentamente i soldi. Sono i fund manager più famosi come Kyle Bass, Hugh Hendry, e il mio personaggio preferito, Marc Faber. I prezzi aumentano, ma talmente lento che il pubblico non si accorge.
  2. Consapevolezza. Arrivano i soldi istituzionali e cioè i tuoi fondi pensione. I prezzi accelerano un poco, e ci sono anche uno o più periodi di discesa quando i primissimi investitori vendono per cominciare a realizzare qualche guadagno. La “bear trap” è la trappola degli orsi. Sembra una inversione del trend, ma dopo poco tempo si riprende la salita. Alla fine della fase arrivano i media.
  3. Mania. Grazie all’attenzione dei media chi ci investe è sempre meno sofisticato e addirittura incapace di analizzare da solo il mercato. In questa fase i flussi di soldi dal pubblico è talmente forte che nessuno si accorge che i primi investitori lentamente cominciano a ritirarsi. E chi ha investito all’inizio della fase entusiasmante facilmente continua a metterci soldi, anche ipotecando la casa se necessario a sostenere questa opportunità di una vita. A un certo punto esperti e media cominciano a parlare di “nuovi fondamentali” e “questa volta è diverso“. Questa ultima espressione è poi diventata un famoso libro su come appunto, anche questa volta, niente è diverso. Le bolle scoppiano inesorabilmente.
  4. Sgonfiamento. Proprio in cima a quello che dovrebbe essere i nuovi fondamentali arriva un trigger, e la comunità investitrice capisce che la situazione è cambiata. Tutti i grandi cercano di uscire insieme e la porta è davvero troppo stretta. I prezzi crollano molto più velocemente di quanto aumentavano. Chi resta sono gli ultimi arrivati, che hanno investito in cima e che non possono accettare di aver perso i risparmi di una vita. A un certo punto l’asset è sceso talmente tanto che sembra sicuro rientrarci, e per qualche mese i prezzi tornarno a salire. Il cosiddetto “bull trap“. Ma poi la discesa riprende perché il prezzo deve tornare ai veri fondamentali. E quando tutti questi hanno perso la speranza, uscendo dall’asset, deprimendo il prezzo addirittura sotto il trend lineare, allora rientrano le smart money per una nuova fase furtiva. In inglese: rinse, repeat.

E da qua torniamo al caffè. Mi rendo conto che il discorso “bolla” non è perfettamente adatto a una materia come il tropicale caffè, perché molto più difficile da comprare e vendere rispetto a azioni in un certo settore, come quello IT, scoppiato nel 2000-2001. Ma il caffè è perfetto per illustrare il concetto, e non escludo comunque che solo un decennio fa non esisteva il trading casalingo di materie prime, mentre ora si. Quantificare il numero di contratti in mano a casalinghi per me è impossibile.

Grafico settimanale per facilitare la visione:

Bolla del caffè
La bolla del caffè

La linea arancione è il trend lineare al quale il caffè è appena tornato, nonostante i lugubri previsioni sul futuro della pianta. La linea blu è il mio tentativo di tagliare la testa al toro. Entro le due linee vedo un oscillazione normale, quello che è successo da luglio 2010 ad aprile 2011 è bolla.

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2 responses to “L’anatomia di una bolla”

  1. ultimomiglio says :

    Will Coyote è mostruosamente simpatico perchè in fondo sa anche lui che riprenderà da capo a farci divertire: per cui non sopravvive a sè stesso lamentandosi di cosa avrebbe potuto essere se fosse andato tutto secondo i suoi progetti…come un adulto che potesse tornare bambino tante volte quante fallisce!
    Bellissima sintesi quel grafico:subito scaricato e stampato. Sarebbe interessante studiare come si sovrappongono tante bolle di singolo settore a formare il mercato complessivo: non sarebbe una semplice combinazione lineare random, ma immagino forti correlazioni: gli effetti prociclici derivano dal fatto che una bolla mette da parte i soldi per spendere anche in altre (e quindi poi magari cascano tutte assieme), ma quelli anticiclici potrebbero derivare dal fatto che se tutti spendono in un posto gli altri vengono sottovalutati (e quando va male tutti si rifugiano altrove).

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  1. Il Brent e il ritorno alla media | OSSERVAMONDO - 5 maggio 2015

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