Energy Efficiency Report conferma mancanza di credito

Sono stata oggi al politecnico.
Che nostalgia trovarsi in un ambiente universitario. Bei tempi.
Comunque, io ero li per metterci le mani sulla versione cartacea di questo:

Energy Efficiency Report del politecnico di Milano. 180 pp.

Il convegno per la presentazione dell’Energy Efficiency Report, redatto dalla School of Management del Politecnico di Milano era molto ben organizzato, strapieno di persone che evidentemente avevano già partecipato alla versione precedente. Ho deciso che eravamo in almeno 25 file x almeno 18 sedie, più tanti studenti lungo le pareti che non avevano trovato posto a sedere.
Infatti, con la mia postura non-vichinga non ci sono riuscita ad arrivare al tipo che distribuiva i caffé nel break. Prossima volta, termos.

L’anno scorso (io non c’ero) si è parlato di efficienza energetica nell’edilizia, ma questa volta si trattava di convenienza economica di investimenti nelle principali tecnologie per fare efficienza energetica in impresa. Esattamente quello che ho ripreso nel mio post sul esempio pratico.

Si avrebbe dovuto parlare anche della SEN, ma ogni volta che veniva menzionato da un moderatore, o all’interno di una domanda, la reazione dell’interlocutore, qualsiasi interlocutore, è stato, “ah già, il SEN”.

Solo Giovanni Lispi di Sorgenia si è espresso sul SEN. In negativo. Dicendo che manca totalmente una incentivazione forte sull’efficienza energetica nel SEN, e che per di più non parla del primo passo estremamente importante, e cioè di incentivare in tutti i modi gli audit energetici.

I problemi sono esattamente quanto descritto da me, e cioè che il governo non ha soldi da distribuire, abbiamo visto il numero 30 milioni da distribuire su 50 aziende; le banche non prestano; le aziende non osano prelevare dai loro utili perché non sanno quanti trimestri ancora avranno introiti abbastanza alti da non dover usare i risparmi.

Entrano le ESCO, le Energy Service Companies, che ormai ci sono di tutte le taglie. Ma soprattutto, hanno sottolineato sia Sandai di Enel Green Power che Quaini di Edison, lo sono le grandi aziende fornitrici di energia.

Entrambe queste aziende sono pronto a finanziare, o almeno così è sembrato, l’investimento necessario, praticamente diventando banca. E quello che perde la banca, lo vincono loro. A differenza della banca però intervengono solo se si è sicuri del livello di efficienza da raggiungere.Ma l’expertise ce l’hanno in-house, ed è solo nel loro interesse fare degli audit di altissima precisione.

Parentesi mia: ho spesso pensato che, quando non funzionano più alcune strutture in una società, questi vengono per forza sostituiti da altre strutture che svolgono lo stesso ruolo, se noi la gente ne abbiamo davvero bisogno. Come “Chi l’ha visto” effettivamente trova un sacco di persone che la polizia ormai non si mette neanche a cercare, così le utility diventano banche. Chiusa parentesi.

Molti sono i grafici interessanti, tra cui uno che dimostra che almeno le grandi aziende in Italia il gas lo pagano relativamente poco:

In Danimarca le aziende con consumo sopra i 10 GWh annuali pagano il doppio rispetto alle aziende italiane. Anche in Germania e Svezia i prezzi sono alti.

Come spesso avviene sono anche qua le piccole aziende che portano il peso del prezzo del gas. Quelli con consumi pari a 0,25Gwh annuali lo pagano il 30% più dei grandi.

Una tabella interessante è quella dell’incidenza della bolletta energetica sul margine operativo lordo pre- e in crisi.

 In questi casi la media di 34%, su da 24%, non è molto interessante, perché la variazione è troppo grande.

Prendiamo i prodotti per l’ediliza per esempio. In pieno finale del boom dell’edilizia nel 2007, meglio conosciuto come bolla immobiliare, esattamente quella che Bankitalia ogni tanto smentisce, la voce energia incideva per il 63% sul mol. Nel 2010, era di 220%.

Questo dovrebbe indicarci un settore nella più grande crisi. Perché in fondo tra il 2007 e il 2010 i prezzi energetici non sono saliti così tanto. Sono i margini che si sono ridotti per un settore peggio che stagnante.

Un settore che non risente dalla crisi, perché non ne possiamo fare a meno, e forse addirittura potrebbero guadagnarci, è quello alimentare. E infatti la quota energia sul mol è rimasto praticamente uguale, da 26 a 27%. Più cioccolato per tutti.

6 responses to “Energy Efficiency Report conferma mancanza di credito”

  1. N.O.I. - Nuova Officina Italiana says :

    Che l'incidenza del costo energetico sui MOL sia aumentato è unicamente causato dalla riduzione dei MOL e non del costo energetico. Vedi, ad esempio, che nel settore alimentare l'incidenza è rimasta uguale. Quindi, la tua intuizione credo sia valida. Rispetto alle ESCo, non sono solo le grandi industrie energetiche ad impegnarsi per l'efficienza energetica: i certificati bianchi fanno gola anche ai piccoli fornitori di energia. Invece, sembra che circoli fra passera Clini e Catania un decreto che finanzi con 400 milioni di euro la messa in efficienza domestica e delle PMI, e altri 200 milioni per l'efficienza energetica delle strutture pubbliche.
    Rispetto a questa posizione, non servono denari pubblici per mettere in efficienza energetica gli edifici, ma politiche fiscali e patrimoniali specifiche che rendano sconveniente non essere efficienti. Il costo del gas nei Paesi nordici è una strada. Ma potrebbero implementarsene altre. Ci lavoreremo. E ci scriveremo.
    Grazie

    Mi piace

  2. Anna Ryden says :

    Quando dici “politiche fiscali etc” intendi tassare condomini esistenti che per qualche motivo non hanno ristrutturato, o parli solo di edilizia nuova? Può benissimo darsi che i condomini in una palazzina in periferia di Milano capiscano perfettamente l'economia dietro un rifacimento energetico, senza avere la minima possibilità di mettere in piedi il progetto, per mancanza di soldi. Allora si che servono denari pubblici. Spero che non intendi tassarli per punirli dell'alto livello di indebitamento che hanno già.

    Mi piace

  3. questionedienergia says :

    queste iniziative dell'energy strategy group sono sempre molto interessanti ed il report davvero utile, in particolare a me dà sempre forti indicazioni su dove un consulente energetico si deve trovars pronto a lavorare…si vede però che non sei una congressista, io di caffè sono riuscito a scroccarne due (e due brioches…)

    Comunque è emerso qual è il primo problema: la finanza. Bertelè, terribile come al solito, ha puntualizzato: “ma se le banche non danno soldi e i soggetti non ne hanno, come si fa?” e il buon Chiesa gli ha risposto che la “terza via” sarebbe stata resa nota dopo.
    La terza via poi è emersa come la ESCO che finanzia col suo capitale, cosa francamente ridicola: le ESCO degne di nota si dividono in due: le costole di gruppi pieni di soldi (es. Edison ed Enel) che esistono perchè il gruppo non può dire di non occuparsi di usi finali.
    L'intervento della raccomandata antipaticissima di Enel Sì/Green Power è stato davvero irritante, mentre le competenze di Edison in tema di EE le conosco di persona (si avvalgono di esterni per non fare figure di palta)…
    Gli altri, cioè quelli che vogliono davvero fare le ESCO, in pratica vivono di debiti con le banche, altro che terza via.

    Ma all'ultimo intervento, quello del bancario, gli avrei tirato un lacrimogeno: “beh ma siccome ste ESCO magari falliscono noi rischiamo tanto…dovremmo poter avere degli strumenti per vendere il credito” cioè hai capito? i derivati nell'efficienza energetica, magari da rifilare ai correntisti, perchè no? “Ma vai a lavorare”, ho pensato…

    Mi piace

  4. Anna Ryden says :

    C'era uno con la barba dietro di me che continuava a sbuffare queste cose che dici tu…

    Mi piace

  5. ultimomiglio says :

    in questo momento ho la barba ma non ero io, che ho tenuto un comportamento contegnoso…
    mi è piaciuto invece l'intervento di Di Santo, di solito tipico lobbista, che invece ha richiamato tutti a smetterla di piangere disgrazia e a rimbiccarsi le maniche senza una volta tanto fare i furbi…(che Di Saoto sia tipo sveglio comunque non l'ho mai minimamente messo in dubbio)

    Mi piace

  6. N.O.I. - Nuova Officina Italiana says :

    Una proposta alla tua pertinente sollecitazione è possibile rintracciarla nel post IL DIRITTO ALL'ABITAZIONE. Ad ogni modo, quando fra 5 anni il costo energetico sarà aumentato riapetto a quello attuale, e il reddito procapite diminuito, diverrà urgente la ristrutturazione edilizia. Pensare di farlo cond enaro pubblico è uno spreco. Pensare che lo Stato debba farti pagare meno tasse se rinnovi e ti metti in efficienza è plausibile. Nello scritto viene proposto di non pagare tasse o pagarle in forma molto ridotta se si effettua la messa in efficienza. Credo che fra IRPEF e IMU saltino verso lo Stato dai 2.000 e passa euro (non so… non pago queste tasse). 2.000 euro mi sembrano una cifra considerevole da non pagare allo Stato e far deviare in ammortamento dell'investimento di messa in efficienza. Non intendiamo far pagare di più, ma far pagare molto meno se investono. L'investimento mette in moto l'economia, ed allarga la base imponibile da dove recuperare il mancato gettito patrimoniale.
    Grazie Anna

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: