Biocarburanti a costo capitale sostenibile

Interessante l’articolo Fuel from waste, poised at a milestone del NYT.

Il mais rimane protagonista dei biocarburanti

Il grande problema dei biocarburanti, e in realtà di tutte le nuove tecnologie su energia, materiali, alghe, efficienza e quant’altro è che non abbiamo più il tempo, né forse i materiali a sufficienza, per costruirci le nuove infrastrutture energetiche ed efficienti a una scala dove potrebbe effettivamente fare la differenza a livello globale.

Sono letteralmente decenni che leggiamo di sperimentazioni veramente belli e riusciti, dentro un qualche laboratorio pieno di cervelli. Solo che il risultato riuscito poi non sembra uscire mai dal laboratorio per entrare sul mercato. Né a scala di Chanel 5, né e figuriamoci, a scala globalmente industriale.

A livello di qualche singolo paese, più ricco degli altri, ci saranno implementazioni del nuovo sufficienti a coprire fabbisogni nazionali. Ma saranno le eccezioni fortunati che in questi anni hanno ancora abbastanza da investire per arrivarci prima degli altri. Italia può certamente farcela, se si fa sul serio con l’efficienza energetica.

Quindi con un po’ di acquisito scetticismo leggo che negli Stati Uniti cominciano a esserci impianti di produzione di biocarburanti di scarti agricoli da coprire interi punti percentuali del fabbisogno. Sempre un’inizio.

I progetti redditizi a scala industriale partono con un impianto in Columbus costato 200 milioni, che produrrà 13 milioni di gallons all’anno da quello che l’impresachiama greggio rinnovabile. 

Un’altro impiano, per l’etanolo, in Florida, è costato 130 milioni e produrrà 8 milioni di gallons, appunto 1% della domanda dello stato.

In Iowa vogliono addirittura produrre  25 milioni di gallons di etanolo all’anno. Il progetto dovrebbe costare 261 milioni.

Infine c’è anche la spagnola Abengoa che in Kansas sta costruendo per 350 milioni un impianto che produrrà 25 milioni di gallons.

L’articolo consta che l’input degli impianti è spesso a costo zero, o addirittura negativo, visto che agricoltori e comunità potrebbero anche pagare per liberarsi di questi scarti.

Ovviamente il tutto dipende da prezzi alti per il petrolio, e che il governo statunitense non dia retta a chi vorrebbe l’eliminazione del mandato di mettere anche 15% di etanolo nel carburante.

Come già detto, le tecnologie esistono da tantissimo tempo. Infatti il congresso americano aveva un obiettivo di 500 milioni di gallons di biocarburanti per il 2012. Poi revisionato a…6 milioni. Tecnonaivisti politici che non capiscono l’economia dietro alla raffinazione.

Divertente l’elenco fatto dal NYT di tutti gli impianti biofuel ora sul grande cimitero degli impianti biofuel. Per mancanza di economia dietro. Ogni singola volta si era detto che bastavano un paio d’anni, e poi sarebbe partita la commercializzazione. Ma quest’anno pare proprio ci sia la svolta.

Se guardiamo i progetti citati dall’articolo sembra che tra costo del capitale e output in gallons ci sia una correlazione, cioè dividendo il costo con l’output:

  • Columbus = 15,3
  • Florida=16,25
  • Kansas = 14
  • Iowa=10

Solo in Iowa sono più ottimisti sul costo. Forse perché la POET costruisce la nuova subito accanto a una raffineria esistente e potranno usare qualche infrastruttura e sistemi di fornitura in comune.

Altrimenti possiamo forse assumere che per avere un progetto redditizio ex novo bisogna arrivare a una quota di ca 15 tra costo capitale (dollari) e output (gallon).

Purtroppo non riesco a paragonare Porto Marghera a questi impianti nuovi, perché li si tratta di una conversione che a quanto pare dovrebbe costare solo 100 milioni di euro per un output di 300.000 tonnellate. Dovrebbero corrispondere a ca 100 milioni di gallons, quindi quattro volte le quantità di Iowa e Kansas. 127 milioni di dollari divisi 100 milioni di gallons = 1,27.

2 responses to “Biocarburanti a costo capitale sostenibile”

  1. andreaX says :

    Il problema di fondo sappiamo benissimo tutti quale è: mi risulta che in italia, dati alla mano, tutte le superfici coltivabili non basterebbero a coprire neanche il 10% del fabbisogno nazionale, quindi o rinunciamo alle auto o muoriamo di fame, cosa è meglio?.
    Fintanto che si tratta di scarti agricoli o comunque di una certa frazione della produzione agricola va anche bene, ma è semplicemente illusorio pensare che i biocreburanti possano sostituire in blocco tutto il petroilo fossile.
    Però i biocarburanti possono essere un occasione per rilanciare l'agricoltura.

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  2. Pinnettu says :

    Scusate i miei OT

    Davo uno sguardo agli ultimi due statistical review della BP (2011 e 2012).
    Dai documenti risultano le seguenti proved reserv (incluse canada oil sands e orinoco venezuela belt):

    2009 = 1519 miliardi di barili
    2010 = 1622
    2011 = 1652

    E' sorprendente.
    Tra il 2009 e il 2010 il grande balzo è “giustificato” con una revisione al rialzo delle riserve canadesi e venzuelane di circa 80 miliardi.
    Depurato il conteggio da questo fattore, rimane un aumento di 22 miliardi per il 2010 sul 2009 e di altri 30 miliardi tra il 2011 e il 2012.

    Fanno circa 50 miliardi in più di riserve in due anni. Ora, tenuto conto che nello stesso arco temporale il mondo ha consumato più o meno 62 miliardi di barili, significa che in questi due anni si sono aggiunti la bellezza di circa 110 miliardi di barili nuovi!!

    Cioè è stato scoperto letteralmente un nuovo Kuwait?
    Sbaglio qualcosa io nel conteggio?

    Ora mi domando: la risposta non può essere sempre la solita e cioè, taroccano i dati.
    Cribbio parliamo di 110 miliardi di barili. Potevano taroccarli lasciando le riserve invariate (scopriamo quanto consumiamo) e non darebbe nell'occhio.
    Perchè allora questi numeri?

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