Esempio pratico progetto efficienza energetica scala industriale

Essenziali

Cercando un vero progetto di efficienza energetica mi sono imbattuta in Holmen, una cartiera svedese che all’anno produce quasi 800mila tonnellate di carta per giornali e gli anacronistici elenchi telefonici. Il progetto è descritto in svedese sul sito della ABB.

Una produzione di carta che finora ha richiesto 433 GWh di energia prodotta, o l’equivalente della domanda di 22.000 villette svedesi. Una piccola città. E quando tutti i sistemi sono pronti alla messa in opera nel 2013 si risparmierà il 30%, ovvero 130GWh annuali o l’equivalente di un paesino di 6500 case.

Adesso facciamo finta che Holmen produce in Italia, con il prezzo per l’elettricità il doppio rispetto alla Svezia. In Italia secondo eurostat l’industria nel 2011 pagava 0,17 euro pro KWh, che sono 22,1 milioni di euro per 130GWh.

22 milioni di euro sono un risparmio notevole, rispetto ai 74 milioni che l’azienda dovrebbe pagare senza i miglioramenti. E valgono certamente l’attesa, che però non è neanche così lunga. Il progetto ha visto il taglio del nastro nel 2008, e ora nel 2012 si vedono già i primi risultati.

L’investimento totale è di 500 milioni di corone svedesi. Diciamo 55 milioni di euro. L’ente per l’energia ha contribuito con 4 milioni. Da paragonare ai 30 milioni stanziati a 52 aziende italiane. Ovviamente un progetto di questa stanza include enti governativi, università e aziende sviluppatrici di sistemi industriali come ABB.

Se dal 2008 al 2012 il progetto è solo un costo al ritmo di 6% l’anno, arriviamo alla fine del 2012 con 73 milioni di euro di debiti. Ma da li in poi il conto economico sarà più leggero di quei 22 milioni di costi energetici. Già nel primo semestre del 2016 si va in pari.

E per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica possiamo per esempio mettere 1 kWh elettricità = 0,5 kg di CO2 se assumiamo il 100% di elettricità da gas naturale.

130.000.000 kWh * 0,5 kg = 65.000 tonnellate CO2 di emissioni in meno, o il 14% delle emissioni della produzione di carta in Italia.

Facile. Se la banca ti da i soldi e non devi avere paura che l’anno prossimo ti aumentano le bollette e le tasse del 2% mentre vendi il 10% in meno e devi licenziare per pagare gli interessi. Ma queste povere aziende avranno pure il diritto di lavorare più o meno nello stesso contesto economico di anno in anno? In Italia se ho capito bene non avvengono neanche investimenti per 5 milioni di euro nell’ambito dell’efficienza energetica vera, figuriamoci 55 milioni. Siete i benvenuti a dirmi che non ho capito bene.

8 responses to “Esempio pratico progetto efficienza energetica scala industriale”

  1. questionedienergia says :

    Anna, hai capito benissimo: l'industriale italiano ha una paura bestiale di chiudere domani. E comunque, anche ad impianti efficientissimi (in Italia i settori energivori come la carta lo sono abbastanza), con l'energia a 0.17€/kWh non vai lontano, se questa è il tuo costo di produzione principale, con cui ti confronti coi concorrenti. Doveroso sottolineare che un risparmio sull'energia va tutto sul margine, per cui se l'energia è il 70% dei tuoi costi e vai sul mercato col 5% di margine, una riduzione costi energetici del 10% significa aumentare il tuo margine di più del doppio.
    Le cartiere italiane sono mediamente più piccole di quelle scandinave (che spesso producono anche la polpa di carta dalla cellulosa, mentre le italiane la comprano); restano comunque a forte intensità energetica.
    Non a caso io quest'anno ho lavorato su efficienza energetica indovina dove? Negli impianti di bonifica che, mercato o no, hanno funzionamento obbligato e garantito, anzi: finisse anche l'attività industriale nel sito (mica poi impossibile, visto che soprattutto c'è petrolchimico e raffinerie), la bonifica DOVREBBE proseguire per anni ancora.
    Infine,l'EE in Italia non è molto sovvenzionata (i certificati bianchi sono poca cosa e si portano dietro un mare di burocrazia), perchè il principio (terribile) è sempre stato che si tratta di tecnologie mature. Meglio drenare 7G€/anno dai contribuenti per un fotovoltaico la cui influenza resta risibile, e che sono andati in buona parte nelle tasche dei fondi di investimento internazionali.potenza delle lobbies

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  2. Anna Ryden says :

    Staremo a vedere!

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  3. medo says :

    “Nel 2020 la produzione USA supererà quella saudita”
    AHAHAH sarà un mondo stupendo e pensate quando, nel 2135, l'Italia produrrà tanto gas naturale quanto la Russia, ovvero più o meno ZERO barili al giorno.

    Detto questo.

    Oggi ho scoperto che il caffè biologico dell'artigiano torrefattore francese locale è imbustato in un pacchetto GEFCO, una azienda belga a 1100 km da qui (il caffè viene anche da più lontano, ma in nave è più sostenibile). Chiedo al venditore come mai questa scelta, mi dice che le tre aziende che c'erano nella regione (775000 abitanti) hanno chiuso e che il miglior prezzo più vicino era a 1100 km, in Belgio, un altro paese e che altre aziende locali di poco più care erano “oberate” di lavoro e non prendevano più ordini. Invece “le etichette sono stampate in Germania, in Francia costano troppo e quasi tutte le aziende che conosco passano per certi tipografi che stampano in linea in Germania…”. Ennesime dimostrazioni del dove andremo a finire, risparmio o efficienza o meno. Discorsi messi in pratica troppo tardi, troppo poco. Per tenere il prezzo basso, siamo finiti all'altro capo del mondo: non si potrà mai più rilocalizzare quasi nulla. Ovviamente.

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  4. questionedienergia says :

    medo, credo che abbia prevalso in maniera folle il concetto per il quale la mela non è importante (cioè non ha gran valore): il valore è trovarla in ogni stagione, imballata in comodo polistirolo, a non più di 5km da qualunque punto in cui io sia. La stessa follia per la quale di 1 litro e mezzo d'acqua si paga la plastica della bottiglia (circa 10g di petrolio), le macchine per farla e riempirla, il gasolio del camion che l'ha portata all'esselunga dietro casa. Io personalmente bevo acqua di rubinetto (e la gaso di co2 in casa) e cerco di consumare frutta coerentemente con le stagioni in cui il mio emisfero la produce (con un po' di buon senso, dato che le banane mi piacciono). Ma effettivamente non so quanto si possa tornare ad una localizzazione totale. C'è anche un discorso simile alo smettere di fumare: è più facile se tronchi del tutto che non se continui a fumare, diciamo, due sigarette al giorno: così ci ricaschi alla prima tensione. E il punto è che un minimo di sfruttamento di questa capacità di attingere a servizi lontani ci starebbe, anche con beneficio economico ed energetico. Un minimo però, non un utilizzo imbecille.

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  5. Paolo says :

    Pinnettu, non sei più tu se dai retta a quegli articoli mistificatori…

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  6. Pinnettu says :

    No no….ho semplicemente riportato l'articolo per curiosità, senza aggiungere nulla.

    E comunque la parte inverossimile, non è tanto il sorpasso nella produzione da parte dgli USA nei confronti dell'Arabia Saudita (a conti fatti non ci vuole neppure molto, gli USA viaggiano attorno a1 10,8 milioni di b/g e l'Arabia Saudita vicino agli 11,5), ad esser inverossimile è la previsione riguardo la capacità degli USA di diventare un esportatore netto.

    Qua siamo vicini alla fantascienza!

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  7. Anna Ryden says :

    Si USA e Russia e AS sono più o meno allo stesso livello. Ed è certamente potente l'aumento di cui sono stati capaci gli US.
    Ma bisogna sempre leggere tra le righe quando si ha a che fare con la IEA, e concentrarsi sulle poche cose che l'amico Fatih dice direttamente, e cioè che non sanno abbastanza in realtà. Detto questo, prima o poi gli US diventerà un vero formaggio svizzero con buchi per trivelle anche nel giardino della signora Gina, quindi per un sacco di tempo andranno avanti a produrre tanto petrolio.

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