La Strategia Energetica Nazionale


Ho finalmente trovato il tempo per leggermi il SEN – Strategia Energetica Nazionale, redatto dal RSE (almeno credo), ed estremamente facile da leggere. Purtroppo. Lo stile è davvero troppo sempliciotto per un documento del genere. Ma così almeno siamo sicuri che al senato lo possano capire.
Andiamo invece a vedere i contenuti. Iniziando dalla premessa. 1. “…lo sviluppo senza precedenti di molte regioni del mondo sta esercitando una pressione sempre più forte sugli equilibri ambientali e sui prezzi delle materie prime, tra cui quelle energetiche”.
Per prima cosa bisogna dire che le parole “senza precedenti” sono addirittura un pochino ignorantelli. Praticamente tutto l’occidente, Italia e Svezia inclusi, stanno godendo di esattamente quello sviluppo da due secoli ormai. E una volta spostata la produzione industriale nel terzo mondo, grazie allo svilippo delle ferrovie, autostrade, e trasporti aerei, abbiamo cominciato a fare pressione non più sul nostro nazionale ambiente, ma su quello del terzo mondo. E siamo ancora noi che facciamo pressione sul pianeta, non loro. È razionale dal nostro punto di vista divedere il pianeta in noi sviluppati e loro sviluppandi, perché la strada avanti è quella della difesa. Ma è profondamente ingiusto, e come già detto, ignorantello, farlo sotto il pretesto dell’ambiente.
Recentemente queste regioni hanno cominciato a crescere economicamente, di creare una classe media, e di consumare. E visto che sono loro, brasiliani, africani, cinesi, i proprietari delle materie prime, possiamo solo essergli grati finché ce li vendono ancora. Sono paesi senza tradizioni democratici e senza libero mercato. La pressione sui prezzi delle commodities non andrà mai più via, anzi sarà sempre maggiore.
Un paese come l’Italia, e cioè senza materie prime, ha quindi una sola strategia – quella della difesa. Strategia e difesa. Due belle parole con etimologia militare. La strategia italiana dovrebbe riguardare massicci investimenti nell’energia, ma parallellamente e meno pubblica, ci sarà una Strategia Militare Nazionale, che descrive come difendere tutto questo ben di dio. Perché le infrastrutture energetiche necessarie al paese, non solo pannelli solari, eolico, impianti termoelettrici a carbone del quale non possiamo più fare senza, ma anche eventuali pipeline per il potenziamento del paese come hub del gas per tenere almeno una briciola di potere internazionale, saranno estremamente costose da mantenere, e quindi andranno protette. 
La premessa. 2. “Per l’Italia è prioritario tornare a crescere in maniera sostenibile – dal punto di vista economico e ambientale”. Ed eccoci qua alla crescita sostenibile. Anche pare, dal punto di vista ambientale. Aumentiamo gli alberi? Aumentiamo ancora di più i lupi sull’Apennino? Ricordiamoci che la nostra crescita ha creato enormi disuguaglianze sul pianeta, portando a enormi vantaggi per noi, ma solo aumentando la povertà nel terzo mondo. Abbiamo sbattuto la testa contro il soffitto della crescita. Fino ad ora era possibile che tutto il pianeta crescesse insieme. Ora non lo è più. D’ora in poi, chi cresce lo può fare solo sulle spalle di qualcuno che decresce.Saremo 9 miliardi tra 40 anni.  Italia certamente tornerà a crescere. Per alcuni anni, dopo una pluriennale decrescita, meglio conosciuta come recessione. E mai più raggiungerà i livelli del primo decennio del 2000.
La premessa. 3. “Il settore energetico ha un ruolo fondamentale nella crescita dell’economia del Paese…limitato impatto ambientale…” 
Ovvero la tecnologia verde per risolvere i problemi creati dalla tecnologia. Concentriamo ancora più tecnomassa nel paese, costruendo accanto  quella che inquina troppo. Così si potenzia il PIL. 
E poi anche “pensiamo ad esempio al potenziale della Green economy”.  Quindi la classica strategia del prefisso “verde” o “ambientale” alle discipline classiche, che però da sole non riescono a cambiare coscienza del pasticcio energetico e come uscirci…
Perché premessa 4 lo dice chiaramente: “logiche di sviluppo non controllabili centralmente”, e “in un contesto di libero mercato”.
Esattamente il contrario della strategia in vigore, con forti sussidi ai rinnovabili e con politiche centrali. Sempre più centrali se pensiamo al fatto che il progetto 20-20-20 ci viene imposto dalla comunità europea.
Non penso proprio che controllo centrale e sussidi verranno tolte. E quindi anche la premessa 4 non vale. Perché si tratta della sicurezza nazionale, non della sicurezza energetica nazionale. Vorrei proprio tanto vedere quel documento parallelo.

6 responses to “La Strategia Energetica Nazionale”

  1. ultimomiglio says :

    Anna,
    della SEN mi sono stufato di seguire le varie bozze, mi ristudierò quella definitiva dopo le sei settimane aperte a consultazione che ancora mancano. Ma dubito che rispetto alla versione che ho letto con attenzione (credo di inizio settembre) sia cambiata una cosa: bestialmente BAU e senza nè coraggio nè fantasia,come se dalla crisi attuale ci si sveglierà a breve come da un brutto sogno. Lodevole il tuo sforzo di entrare nelle sfumature della lingua italiana della SEN (complimenti doppi dato che non è la tua lingua madre), ma ne vale la pena?

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  2. Pinnettu says :

    Dubito fortemente che in Italia esista una qualunque “strategia militare” rivolta, diciamo così, alla difesa degli approvigionamenti energetici.
    No perchè…..se lo si stà pensando, di sicuro non lo si stà programmando.

    Come già ho fatto notare altre volte le nostre FF.AA. sono ormai moribonde e impegnate ad immolare le ultime residue capacità operative sull'altare delle missioni internazionali. Missioni dalle quali, peraltro, ci si stà progressivamente ritirando per evidenti motivi di insostenibilità e logorio dei reparti.

    Dal 2008 al 2011 la spesa militare si è ridotta di un miliardo di euro. Un altro miliardo di tagli graverà sui bilanci del biennio 2012/13 e stante le programmazioni pluriennali e i programmi di riduzione, almeno un altro mezzo miliardo verrà meno entro il 2015.
    Bilancio che per quasi il 70% se ne va in stipendi, con appena un insignificante 10% destinato all'addestramento.

    Contestualmente gli organici complessivi scenderanno a 170.000 unità entro il 2015, dai 180.000 attuali e dai 250.000 di quindici anni fà. Entro il 2022 poi, i programmi di riorganizzazione prevedono una ulteriore discesa a 150.000 unità. Non è da escludere che nel fratempo si possa decidere di scendere anche a 140.000.

    In questo contesto l'Esercito, entro il decennio in corso, chiuderà altre due brigate operative pluriarma, passando da 11 a 9 e con buone possibilità di tagliarne anche una terza.
    La Marina vedrà ridotte le unità d'altura da 18 a 14 , sempre entro il decennio.
    L'Aeronautica invece vedrà ridotti i velivoli da combattimento dai 220 circa attuali ai 180 di fine decennio.

    Per il momento si oscilla tra il cercare di salvare il salvabile e lo smantellamneto generale. Niente di più.

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  3. Anna Ryden says :

    Non è assolutamente possibile smantellare la difesa investendo pesantemente in infrastrutture energetiche. È praticamente un invito a cena.

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  4. Anna Ryden says :

    Almeno fanno accenni alla situazione “difficile” (ovviamente i ” sono loro, la parola c'è, ma diminuita) del futuro degli idrocarburi. Non sono così convinta di poter leggere un inno al BAU. Vedremo se reggo fino in fondo a continuare la revisione mia del SEN 🙂

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  5. Pinnettu says :

    Beh… 2,5 miliardi in meno dal 2008 al 2015 su una dotazione finanziaria complessiva che, (nel 2008 appunto) ammontava a circa 19,8 miliardi, il taglio degli organici da 180.000 ai futuri 150.000 e sopratutto un irrisorio 10% dei fondi destinato all'approntamento dei reparti equivale quasi ad uno smantellamento.

    Ma non stupiamoci, forse non abbiamo mai avuto una strategia energetica nazionale e forse neppure si è mai contemplato di avere FF.AA. funzionali a sostenere tale strategia energetica.

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  6. Anonimo says :

    è possibile Anna, è possibile, più noi smantelliamo quel poco di difesa che abbiamo più dovremo fare ricorso alla totale teleguida statunitense, da brava colonia, almeno finchè gli USA non ritireranno le legioni perchè non gli conviene più, come fece l'imperatore Onorio con l'Inghilterra……..

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