Osservatorio Canada 22 ottobre 2012

  • Investitori con interessi per più di $2 mila miliardi di dollari in Canada hanno cominciato a fare pressione sul governo perché migliori la legislazione ambientale. Motivo: se per la produzione di petrolio heavy e da sabbie oggi si usa tutta l’acqua disponibile, domani loro vedranno grosse perdite quando la produzione sarà ristretta per mancanza delle risorse ausiliarie. In più vorrebbero convincere COSIA (canadian oil sands innovation alliance) di produrre questi petroli non emettendo più CO2 degli produttori del… convenzionale. Entrambi gli obiettivi sono lodevoli e necessari a lungo termine, a breve termine potrebbero penalizzare l’andamento di azioni petroliferi canadesi, già sotto stress per il mancato accordo sulla pipeline Keystone XL, e il differenziale sul prezzo WTI.
  • Allo stesso tempo il Canada sta vivendo un ondata di protezionismo. La malesiana Petronas che ha qualche difficoltà a sviluppare risorse nazionali in declino, vorrebbe comprarsi anche l’altra metà della canadese Progress Energy Resources, produttore di LNG, al prezzo di $5,3 miliardi. Quando la notizia è stata annunciata fine giugno l’azione ha fatto un salto di 110% sulla borsa di Toronto, toccando quasi C$23. Chiusura venerdi dava C$21,67. Ora però il governo canadese ha capito, un po’ in ritardo sul resto del mondo, che l’Asia sta cercando di comprarsi il resto del pianeta per quanto riguarda le materie prime che servono per produrre tutte quelle deliziose cosette di plastica che vanno esportati da noi. E quindi si sono avvalsi di una legge del 1985 che può bloccare un affare se non è di “net benefit” al paese. Quindi un affare che ha aggiunto i 100% a un’azienda canadese non sarebbe di net benefit? Vedremo a apertura Toronto cosa ne pensano gli azionisti.
  • Il problema è che allo stesso tempo si attende il amichevole takeover della Nexen da parte di CNOOC. Un affare di $15 miliardi. L’11 novembre avremo la decisione. Ma visto che si tratta di cinesi – e stiamo pure vivendo un crescente razzismo verso quel paese –  il deal non ha neanche il supporto pubblico di cui godeva quello malesiano.
  • Canada ha bisogno di centinaia di milioni di dollari d’investimento per sviluppare il settore petrolifero. Che ora potrebbero indirizzarsi altrove, Kurdistan?, Africa? in attesa che il clima per gli investimenti canadesi migliorino. È vero che sia Kurdistan che Africa presentano rischi politici enormi, ma si tratta pur sempre di convenzionale, e non di sabbie.

Citazione del giorno, Christian Paradis, ministro per l’industria canadese: “We are pragmatic and welcome foreign investment”.

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