Esempio pratico del rischio politico sul prezzo azione

Visto la situazione canadese il mio dubbio è cosa potrebbe succedere con le piccole aziende di esplorazione e sviluppo sulla borsa canadese.

Praticamente tutti quelli che ci investono, o che comprano le azioni sulla borsa, lo fanno perché ci si aspetta un compratore asiatico con le tasche piene e il panico da picco.

Anche se i grandi investitori istituzionali e privati rimangono, perché remunerati in altri modi, gli azionisti piccoli hanno comunque un orizzonte di pochi anni, che in ogni caso dipende dal fatto che ci si aspetta di poter comprare una nuova Mercedes più in la. Ma se il si toglie l’effetto babbo natale a questo tipo di investimento, penso che ci sia il rischio che tutti guardano davvero altre zone al mondo. E senza i loro soldi queste aziende non possono mandare avanti i loro progetti.

Guardiamo da vicino l’azienda esploratrice BlackPearl, azienda del gruppo svedese Lundin, listata sia su Toronto che su Stoccolma, e che ho posseduto varie volte, e che ha un grandissimo seguito di piccoli investitori entusiasti:

In settembre 2010 vi erano molti voci virtuali che parlavano di un compratore asiatico, e l’azione in pochissimi mesi ha triplicato il prezzo in borsa (TSX:PXX, OMX:PXXS SDB, andamento quasi uguale). Non solo per le voci, ma anche perché analisti come Macquarie continuavano ad uscire con raccomandazioni di prezzo azionario alle stelle e parole come “outperform”.

Visto il mancato compratore da li in poi è stata discesa decisa, solo ogni tanto interrotta da periodi di tentata ripresa. Come tanti azioni energetici, anche BP ha toccato un minimo in giugno 2012, e da li ha recuperato quasi il 30%. Il che significa che ci troviamo comunque solo ai livelli del settembre 2010, quando si è interrotto lo sviluppo tranquillo lineare dell’azione per fare quel massimo ora considerato assurdo, di 8,5 CAD, in primavera 2011.

Blackpearl rimane un’azienda molto ben gestita senza debito a lungo termine, che potrebbe aumentare la produzione 8 volte per il 2022 a ca 100.000 barili al giorno, tenendosi riserve per altri 20 anni se fosse possibile produrli linearmente.

 Grafico dall’ultima presentazione di ottobre.

Quindi un produttore per il dopo 2040. Posseggono Working Interest da 65% a 88% in 18 aree di Onion Lake in Saskatchewan, heavy oil convenzionale. Poi WI 100% di Mooney, sempre heavy oil convenzionale in Alberta. E alla fine il futuro dell’azienda, il progetto oil sands da Blackrod, per il quale hanno cercato permessi per poter produrre 80.000 barili al giorno usando tecnologia SAGD (Steam Assisted Gravity Drainage), l’azzurro nel grafico. Al 31 dicembre 2011 BP aveva riserve 2P di 215 mmboe e risorse 2C di 580 mmboe.

Il problema da anni ormai è la mancanza di mercato.  Il prezzo per il petrolio canadese è molto sotto tensione, sempre per il motivo della mancanza di infrastrutture, che potrebbero creargli il mercato. Nel 2011, concluso con un EPS di $0,5 (C$0,6), il differenziale tra WTI E WCS (Western Canadian Select) era di 17 dollari, ma quest’anno è addirittura sopra i 20 dollari. E l’EPS che ancora nel Q1 stava a 0,1 dollari, per il Q2 era di $0.

Comunque, se anche quest’anno arriva la sorpresa di un EPS finale molto più alto di quelli annunciati nei vari Q1, 2 e 3, per esempio di 0,4, con un prezzo dell’azione di oggi di ca 3,6 ci dà un P/E di 9, che va molto bene.

Rimarrebbe la questione finanziamento dello sviluppo di Blackrod. I 400 milioni che mancheranno nel periodo 2013-15 arriveranno tramite vendite di asset non-core, debito a termine, e purtroppo anche emissioni di azioni nuovi. Ma siccome sembra che il governo non approvi le vendite agli asiatici, bisogna forse arrendersi a una brutale diluizone dell’azione.

Se adesso l’enterprise value è di ca 1,1 miliardo, vediamo che il finanziamento in qualsiasi modo costerà ca 30% dell’azienda.

Tra gli indubbiamente tanti fattori a nostra disposizione abbiamo anche i seguenti, sempre impossibili da stimare veramente, ma facili da correggere al volo appena emergono nuove informazioni:

  • la produzione. octuplicata
  • prezzo del petrolio. +40%? Può essere anche +100%, come può succedere che in momenti di crac finanziari siamo ai livelli di oggi.
  • rischio politico. +20% rispetto a oggi? Come si fa a calcolare questo rischio, io non lo so. Ma se lo metto a 0 ieri, e da oggi un 10% e crescente, chissà se per tutto il periodo non posso mettere un rischio di 20%. Dopotutto non penso proprio che il Canada diventerà meno protezionista in futuro.
  • P/E. A posto.
  • Diluizone azionaria ed altro. 30% dell’EV.

=> 8 * 1,4 * 0,8 * 1 * 0,7 = 6,27. Moltiplicato per il prezzo dell’azione oggi di 3,6 CAD abbiamo ca 23 CAD sulla borsa di Toronto fra 10 anni. Se mettevo il rischio politico a 0, come avrei fatto per tutte le aziende canadesi finora, avremmo avuto un moltiplicatore per l’azione di 7,8, e un prezzo fra 10 anni di 28 CAD.

Comunque 6,27 ^(1/10) = 1,20 e quindi abbiamo un rendimento di +20% all’anno in media. Ovviamente non sarà certo uno sviluppo lineare, a qualcuno capiterà di comprare al massimo e poi di vendere in fondo, deluso dell’andamento.

One response to “Esempio pratico del rischio politico sul prezzo azione”

  1. fardiconto says :

    Totalmente OT: sentito della centrale nucleare di Kewaunee in Wisconsin? Chiudono baracca, e si tratta di un impianto che non ha 40 anni. Nessuno la voleva.

    Mi piace

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