Il futuro dell’economia è l’ecologia

In un vecchio post sulla Grecia chiamato Fisiocrazia/ON di febbraio ho descritto come i greci, che non hanno più accesso stile occidentale a idrocarburi a basso costo, in misura crescente tagliano legna per scaldare le case, come un’angolano qualsiasi.

La situazione greca non è certo migliorata rispetto all’anno scorso, quindi la scomparsa delle foreste greche al ritmo di 10% all’anno dovrebbe addirittura accellerare. Un ritorno alla fisiocrazia, che nel 1700 considerava la terra come l’unico fattore di produzione che generava un surplus.

Dopodiché, per un paio di secoli, l’occidente ha vissuto l’era degli idrocarburi fossili, sviluppando una teoria economica che sostiene che ci siamo liberati dai limiti della superficie terrestre produttiva. Un rigetto della fisiocrazia. In realtà gli occidentali hanno solo spostato le superficie sfruttati e le ore di lavoro extra, in regioni meno forti culturalmente e militarmente.

Dalla rivoluzione industriale in poi, europei e nordamericani hanno vissuto dall’irraggiamento solare immagazzinato nella crosta terrestre in forma di petrolio, carbone e gas. Ormai nessuno nega il fatto che l’era fossile sarà una parentesi breve nella storia umana, ma ci ostiniamo a credere nei biocarburanti come sostituto del fossile.

Cioè partiamo dal presupposto che la tecnomassa, creata in due secoli con gli idrocarburi risultanti da milioni di anni di irraggiamento, possa essere operata da prodotti derivanti dall’agricoltura. Ci rendiamo però subito conto che solo il parco macchine italiano abbia bisogno di un’area agricola il triplo di quello disponibile in Italia oggi. Solo per i biocarburanti. Dobbiamo anche mangiare.

E quindi, che si fa? La biomassa necessaria per le green refinery non sarà certo prodotta su suolo nazionale, ma per esempio in Indonesia, devastando i loro terreni con monoculture Monsanto.

Geniale. Visto che ha funzionato così bene a importare materie prime a bassissimi costi producendo fabbriche, ferrovie, e “cose” per liberare i nostri spazi fisici e temporali, a discapito dei paesi nostri fornitori, continuiamo la disconnessione dei nostri proprio terreni agricoli dall’economia nazionale, usando quelli del terzo e secondo mondo.

Ma a livello planetario abbiamo che la stessa agricoltura alla quale i nostri avi agrari avevano accesso, e della quale dovevano vivere di anno in anno, dipendenti da un anno solo di irraggiamento solare, dovrà riuscire a produrre cibo per 7 miliardi e crescenti anime e 1 miliardo e crescenti macchine. Impossibile non vedere conflitti all’orizzonte.

È decisamente raggiunta l’ora per gli economisti di spolverare la fisiocrazia, e uno ha già cominciato. Aspetto con curiosità a leggere cosa ne tirerà fuori Arnaldo Orlandini di ASPO, che parla della storica incomprensione tra fisiocratici e classici. Tutta colpa di Marx, per dire.

6 responses to “Il futuro dell’economia è l’ecologia”

  1. Medo says :

    Una volta finite le foreste, finisce tutto e in breve se ne partirà quel poco di suolo fertile che per vie più o meno traverse dipende dalla quota di area boschiva. Poi i Greci partiranno anche a piedi verso nuovi luoghi, auguri quando busseranno alle porte di macedoni o bulgari.

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  2. Damiano Mingardi says :

    in questo campo é utile l'esempio fornitoci da haiti e repubblica dominicana. La seconda se non ricordo male ha favorito una politica di importazione di gas, permettendo ai suoi abitanti di non dover disboscare le loro foreste! Niente gas (quasi) gratis = niente più alberi

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  3. medo says :

    La questione dell'isola divisa tra Haiti e Rep. Dominicana è più complessa. Basti pensare che nella seconda esistono da anni tre grandi parchi naturali (rispetto alla superficie del paese), abbastanza ben controllati e con relativamente pochi furbi che vanno a pigliar legna. Haiti non ha mai avuto la libertà, la cultura e l'autodeterminazione per fare la stessa cosa. E' lampante che anche la Rep. Dominicana a termine sarà come Haiti. Tempo fa parlavo con un mio amico benestante che ha dei vicini ridotti a delle amebe, che dipendono dall'aiuto del comune, gente di salute cagionevole, niente soldi per curarsi, si picchiano e litigano spesso ma fanno figli a tutto andare eppure non hanno davvero nulla e non sanno fare nulla, ne' un orto, ne' un minimo lavoretto, nulla. Un giorno il mio amico benestante mi chiese: “ma secondo te quando finirà il petrolio cosa accadrà a me?”. Io gli ho detto; “Bah, guarda i tuoi vicini: è una buona pista”. Tutto il mondo a termine sarà come Haiti è oggi.

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  4. medo says :

    Allucinante differenza, già segnalata da vari ecologisti, della deforestazione da un lato e dall'altro della frontiera… https://maps.google.com/maps?q=repubblica+dominicana&ll=19.022606,-71.745787&spn=0.049741,0.077162&hnear=Dominican+Republic&t=h&z=14

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  5. andreaX says :

    Un semplice calcolo:
    un essere umano per sopravvivere ha bisogno di 2000 calorie al giorno, in un litro di benzina di calorie ce ne sono circa 9000, e con un litro di benzina un utilitaria fa al massiomo 25 Km fuori città, in città invece molti di meno.
    Già questo ci fa capire la differenza tra quanto consuma un essere umano rispetto ad un veicolo, quindi è semplicemente illusorio pensare che per via agricola si possano alimentare le automobili.
    Io poi sapevo che ci voleva un produzione agricola DIECI VOLTE superiore a quella italiana per fornire biocarburanti al parco macchine nazionale.
    Quindi o riduciamo il parco veicoli di un fattore dieci o inventiamo dei veicoli dai consumi super ridotti oppure, più realisticamente, cerchiamo di aumentare le rinnovabili: solare eolico, ecc. ecc. per pio passare alle auto elettriche

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  6. ijk says :

    Avevo fatto i calcoli alla buona ed il risultato era 18 volte l'attuale superficie caltivata in Italia.

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