Grafici Esportazione Opec agosto 2012

NOTA: Aggiornato dopo che Medo e Pinnettu gentilmente mi hanno fatto notare di aver pasticciato i dati.

Il mio post del 5 marzo 2011 sull’esportazione OPEC era da aggiornare. Sono passati 18 mesi, vedremo se reggono le esportazioni di petrolio. La definizione di petrolio è quella di JODI.

In ogni grafico vengono tracciati la produzione, l’esportazione, l’esportazione come percentuale della produzione, e poi anche la media mobile della percentuale a 24 periodi, cioè 2 anni. Così dovrebbe emergere un trend più stabile. I dati si fermano ad agosto 2012.

L’ordinata delle percentuali (dx) va da 0 a 100, mentre l’ordinata per la produzione petrolifera (sx) è stata tagliata in modo da evitare che le varie linee si sovrappongono.

Arabia Saudita:

La produzione saudita è a livelli da record da più di un’anno.

Per quanto riguarda le esportazioni abbiamo la media mobile che da gennaio 2011 è positiva, indicando che la percentuale esportazione su produzione è salita da 70% a 75% ca. Non hanno raggiunto per ora i livelli pre-crisi di 80% ca.

La flessione nella produzione causata dal crac finanziario è stata quindi più che compensata da questi 14 mesi di superproduzione. Ma solo lato produzione. Lato esportazione, invece, numeri reali, le esigenze energetiche degli sauditi stessi hanno impediti che si salisse ai livelli pre-crisi.

Ecuador:
Ammirevole costanza da ormai 7 anni, con esportazioni sempre intorno ai 70% della produzione. Il paese è il produttore più piccolo dell’OPEC, ma ciononostante il settore petrolifero è responsabile per il 50% degli introiti da export e di 1/3 degli introiti fiscali.  Esportano una quota fissa in Cina per accedere a prestiti agevolati da loro per poter costruire nuovi impianti idroelettrici.

Emirati Arabi:
Anche gli Emirati hanno ripreso la produzione pre-crisi, andande anche a superarla con un nuovo record di 2,8 milioni di barili al giorno in luglio.
Per ora le esportazioni non sono quelli massimi della primavera 2008, quando la percentuale esportazioni su produzione stava ancora intorno ai 95%, trend lineare in vigore da almeno il 2002, ma interrotto in novembre 2009, quando la mancata produzione ha portato la percentuale a 90%.

Iran:
Dati parzialmente mancanti per gli ultimi mesi, ma secondo la IEA agosto ha prodotto solo 2,83 milioni e settembre 2,63. Quindi una discesa abbastanza rapida dal dato di maggio di 3,7mln.

Le esportazioni ora sarebbero intorno ai 880mila,  quindi addirittura 1mln sotto l’ultimo dato JODI.
Iran esporta ca il 50% della produzione, ma il paese in questo momento soffre di una inflazione probabilmente a livelli di iperinflazione. Dopo l’inizio delle sanzioni nel 2010 la valuta locale, il rial, è sempre diventato più debole. Poi, questa primavera l’esclusione dal sistema SWIFT ha dato il colpo di grazia. A parte la corea del nord potrebbe essere il paese più miserabile del pianeta. Ovviamente l’UE si dimostra un bravo cagnolino e ha anche lei imposto un’embargo dal primo luglio quest’anno.

Iraq:
Nel 2011 l’Iraq era riuscita a tornare ai livelli pre-invasione americana del 2003. Ci hanno messo 8 anni. I dati per il 2012 sembrano indicare che si potrebbe arrivare ai livelli di prima della guerra del golfo. Gran parte della ripresa è dovuta agli sviluppi nello Kurdistan, forse finalmente vicina a una legislazione che li tuteli rispetto al governo in Baghdad. Esportazioni comunque sempre allo stesso livello, ca 80%.

Kuwait:
La produzione annuale è rimasta quasi uguale tra il 2005 e il 2011. I 500mila barili persi durante la crisi sono stati recuperati e il 2012 sarà un anno da record. Anche la media mobile per l’esportazione è il salita. È l’industria più importante del paese, e rappresenta il 75% del PIL.

Libia:
Dati parzialmente mancanti. Ovviamente la guerra del 2011 ha ridotto moltissimo la produzione, ma sembra che siano sulla strada della ripresa. Un fortissimo rimbalzo è avvenuto negli ultimi mesi, nonostante il nuovo governo stia cercando di capirci qualcosa dopo gli anni di totale opacità Gheddafica.

Nigeria:
Nonostante le variazioni nella produzione riescono sempre a esportare intorno ai 95%, perché la popolazione non ha accesso né a elettricità e figuriamoci a carburanti fossili. Si va a legna.

Il record di produzione è stato nel settembre del 2010. Il paese è il produttore africano più grande, ma è tormentato da continue violenze. La capacità produttiva è probabilmente sopra i 3 milioni, ma strutture e staff petrolifero vengono spesso attaccato da gruppi locali che vogliono una fetta della ricchezza per se. Anche le pipeline sono sotto assedio, perché impossibile controllarle e viene facili rubare petrolio bucandole. I problemi di sicurezza sono in aumento e nel 2011 sono stati trivellati solo 3 pozzi di esplorazione in tutto.

Qatar:
La produzione non si è più ripresa dopo la crisi finanziaria. Ora è sempre intorno ai 700mila barili, e ovviamente l’esportazione ne ha risentito.

Come percentuale sulla produzione c’è una leggera flessione.

Il giacimento swing del paese, l’offshore Al Shaheen, avrebbe dovuto produrre sopra i 500mila barili al giorno, ma l’operatore Maerso Oil ha deciso di tenerlo su un plateau di 300mila per un periodo prolungato. Usando le solite tecnologie innovative che esistevano già 50 anni fa, ma economicamente fattibili solo ora.

Venezuela:
Esportazioni in forte declino fino a febbraio 2011 ca, da li in poi vediamo una ripresa, anche come percentuale sulla produzione, che invece è rimasta piatta.

Dell’esportazione ben metà va agli Stati Uniti, in settembre 965mila barili al giorno. Gran parte del resto va agli paesi soci del Petrocaribe, paesi come Nicaragua e Cuba che senza questo salvagente inventato da Chavez non avrebbero potuto consumare ai livelli attuali.

Algeria:
Il trend negativo dell’Algeria è intatto. È da maggio 2006 che la produzione diminuisce. Con questo anche l’esportazione, che ormai è intorno ai 60% della produzione. In lenta ma inesorabile discesa dai livelli massimi ai quasi 70%.

Angola:
I picchi di produzione ed esportazione dell’estate 2008 non sono più stati raggiunti. La ripresa quest’anno sembra di essersi fermata a un livello leggermente più basso.
Ma esportano comunque tutto quello che producono. E in un tentativo lodevole di non far sparire tutti gli introiti in corruzione hanno messo in piedi un fondo sovrano di 5 miliardi di dollari. Il fondo riceverà flussi equivalenti alla vendita di 100.000 barili al giorno.

TOTALE OPEC:
Sommando tutti i paesi vediamo che la produzione non arriva ai massimi pre-crisi, nonostante alcuni record ultimamente, come quello saudita.
Il picco di produzione durante la scorsa primavera ha fermato la discesa della media mobile della percentuale intorno ai 75%, non lontano dai 78% dell’estate 2006.

Ma in numeri siamo lontani dal picco. Febbraio 2008, 26 milioni esportati ogni giorno. Gennaio 2012, 23,5 milioni al giorno.

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