ENI prepara il paese per l’innevitabile (green refinery)

ENI è perfettamente consapevole della fine del petrolio facile, e come gruppo più importante dell’Italia è nel loro interesse lavorare sulla competitività futura del paese. Pare che bastino 100 milioni di € per trasformare la raffineria a Porto Marghera, da tempo minacciata di chiusura, in una green refinery, che consentirebbe alla regione di non perdere migliaia di posti di lavoro.

Anzi, direi che più il PIL sarà composto dal settore “energia”, più saremo costretti a impiegare persone per riciclare, ripulire, raffinare, coltivare per il solo scopo di produrre energia.

Cioè la relazione PIL/benessere nazionale non più basato sull’energia che spinge la crescita, ma sulla decrescita, speriamo non troppo zoppicante, dove la società ogni anno è costretta a investire più soldi nella produzione di energia, nella speranza di preservare una briciola di competitività sul mercato globale. Chi esce dall’era carbonica con più campi da mais ha vinto.

La conversione di Marghera inizierà nel secondo trimestre 2013, e la produzione di biocarburanti inizierà in gennaio 2014. Visto che la nuova green refinery a Porto Torres doveva costare 1,2 miliardi, penso che presto vedremo nuove cifre per il completamento del progetto a Venezia.

Ovviamente nella vecchia nuova raffineria non ci si occuperà di raffinazione ma di upgrading e ecofining. Il nuovo paradigma ha bisogno di parole nuove ancora prive di preconcetti. Semplicemente verrà usata la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) per produrre un cosiddetto bio-olio. Questo bio-olio potrà poi essere usato direttamente come olio combustibile, o raffinato in benzina e diesel per autotrazione.

Il progetto è fortemente voluto dall’Italia, all’interno del progetto europeo 20-20-20 di ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica partendo dai livelli del 1990, di aumentare il consumo di energia rinnovabile al 20%, e di aumentare l’efficienza energetica dell’UE di 20%, tutto questo entro il 2020.

Ma da dove arriverà tutto il materiale organico per produrre questi biocarburanti? Il mais, al quale ho accennato sopra, ha un EROEI di 1, quindi non lo possiamo produrre su suolo nazionale se vogliamo abbassare emissioni di CO2 localmente, e nazionalmente abbassare il consumo di petrolio fossile.

Una soluzione è ovviamente la produzione di mais tramite forza muscolare. Ma non abbiamo più lo stock di animali capaci di lavorare nell’agricoltura.

Quello che c’era fino alla grande guerra era il risultato di millenni di allevamento. Oggi gli animali impiegato nell’agricoltura si contano su una mano, e i cavalli e buoi esistenti oggi non sono certo adatti, gli uni allevati solo per scopi ricreativi, e gli altri per alimentazione umana. Rimangono i muscoli umani, opzione ancora troppo indigesta.

Quindi l’input delle green refineries in Europa, e in Italia, deve per forza essere frazioni organici dei rifiuti urbani e scarti dall’agricoltura.
Bisognerebbe fare un paio di calcoli.

7 responses to “ENI prepara il paese per l’innevitabile (green refinery)”

  1. Luca Vecchiato says :

    Detto da uno che alla raffineria di Venezia ci ha lavorato: quello della bioraffineria è un progetto alla Marchionne, si poteva chiamarlo “Raffineria Italia”. Si promettono un po' di investimenti per fare la transesterificazione dell'olio grezzo e intanto si chiudono gli impianti tradizionali. Come tagliare 100-200 posti di lavoro tra gli applausi generali…

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  2. medo says :

    Il delta del Po e la costa veneta alla lunga diventeranno come un po' come quello del Niger: si brucerà tutto il possibile per ottenere KWh di elettricità e mantenere in vita il minimo. Il problema è che di “scarti” da bruciare ne hai finchè tengono i consumi… Tra vent'anni quali scarti si avranno con consumi diminuiti dell'80% e le plastiche che andranno cercate scavando nelle discariche? Mah…

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  3. Anonimo says :

    Mais se ne potra' fare solo in pianura padana solo nei campi che non hanno bisogno di pompe per il sollevamento di acqua, perche' se mettere nel trattore gasolio per fare andare le turbine costerà di piu' di quello che ci tiro fuori siamo belle che fritti.
    Inoltre gia' ora siamo importatori netti (negli allevamenti di maiali usiamo tonnellate e tonnellate di mais) e tra un po' gli stati uniti lo manderanno di qui a che prezzo?

    Di contro la demenza dei nostri burocrati/governati sovvenziona i nostri agricoltori per realizzare impianti di biogas (o meglio importare tecnologia dalla germania un po' quello che era successo con i pannelli solari, saturato il mercato tedesco hanno imposto anche a noi di fare la stessa cosa)
    Tali impianti sono sostenibili se diamo da mangiare bene ai batteri … e i modelli di business che queste multinazionali offrono agli agricoltori sono proprio di buttarci dentro mais che cosi' l'investimento diventa sostenibile (ovviamente ai prezzi di 6 mesi fa).
    Ma quando gasolio e fertilizzanti alle stelle renderanno il mais troppo caro il castello di carte crolla x loro e per tutti.
    La coperta è troppo corta …

    carlo

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  4. medo says :

    Visti i precedenti di ENI in altri paesi tipo Nigeria, Libia, Angola, chi offre di più? Beh dicevo che io il futuro che preparano questi signori io non lo auguro a nessuno. La chiamano “GREEN” refinery! Ricordiamoci dei nomi di chi lavora in ENI oggi… Stampiamoli da qualche parte. Un giorno in nostri nipoti andranno con le pietre a cercarli, preghiamo perchè vadano ad erigere monumenti invece che ad aprire il loro cranio.

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  5. medo says :

    La città di Mantova deve già oggi usare pozzi fino a 2200 metri di profondità per dare acqua ai suoi cittadini. Pensare a come irrigare il mais nei prossimi trent'anni mi dà le vertigini: sopravvivveranno solo le coltivazioni di mais “per allagamento”, in Piemonte ed in alcune aree dell'Emilia mi pare si faccia ancora (dipende dalla struttura chimico-fisica del suolo oltre che dalla disponibilità di acqua da fiumi e canali).

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  6. Anonimo says :

    L'intervento sulla raffineria di Porto Marghera prevede l'impiego di olio di palma da Malesia e Indonesia per produrre diesel, l'unico carburante di cui sta aumentando la domanda (tranne che negli USA). Qui da noi il mais è già “sequestrato” da impianti bio-gas e allevamenti. Probabilmente non basterebbe a produrre le quantità di diesel desiderate da Eni. Ovviamente anche in questo caso non c'è proprio nulla da applaudire, anzi.
    Mirco

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  7. Anonimo says :

    Poichè non è solo il petrolio a diventare scarso sul pianeta, ma anche l'acqua e poichè con la decrescita scarseggeranno anche i rifiuti, il programma mi sembra, come minimo, demenziale.
    Leo

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