Il principio di precauzione applicato al mais OGM

Riprendo un mio post vecchio, Come vivere in un mondo che non capiamo, e cerco di dimostrare graficamente il concetto dei quattro quadranti rubati a Taleb.

Il post parlava del disastro nucleare in Giappone, ma è ovviamente applicabile a qualsiasi aspetto della vita dove dovrebbe vigere il principio della precauzione.

Cioè ogni questione, secondo wikipedia, scientificamente controversa. E con questo, ogni questione scientifica, perché non esiste una questione scientifica che non sia controversa. Tu puoi avere ragione, ma c’è sempre qualcuno che ha più ragione di te:  Non muoiono i topi dopo tre mesi. Il ricercatore dei topi sani ha ragione a dire che gli OGM sono innocui. I topi però muoino dopo 13 mesi. Il ricercatore dei topi malati ha più ragione a dire che gli OGM sono pericolosi.

In Europa, intesa come comunità europea, il principio di precauzione è d’obbligo, introdotto come legislazione con il trattato di Maastricht. Ma non serve a niente se i politici non hanno le basi scientifiche per capire le limitazioni delle ricerche fatte.

Comunque, se la conseguenza di un certo comportamento è potenzialmente molto grave e la probabilità che questo succeda abbastanza alta, allora bisogna agire come se l’ipotesi della conseguenza grave sia corretta. Modificando il comportamento.

Per esempio, quello di scegliere i cereali da coltivare sul territorio nazionale. Parliamo un po’ del mais. Faccio ipotesi, perché non ho voglia di fare datamining. È domenica.

Sappiamo che il mais è estremamente assetato. Rispetto al grano che sverna e che ha bisogno di pochissima acqua possiamo mettere la probabilità che il mais prosciuga il vicino fiume al 80%. Questo è un dato aneddotale che dipende solo dalla mia privata osservazione dello Scrivia.

Mettiamo poi che il mais in questione è OGM. Visto che non ne sappiamo in realtà nulla, come spiegatoci da IlSole, perché le ricerche vengono fatte senza i famosi endpoint principali, metto una probabilità che ci nuocino al 50%.

Graficamente si presenta così:

Non vedo proprio nessun motivo, tranne i profitti a breve termine a discapito di introiti regolari a lungo termine, perché una qualsiasi società dovesse scommettere su quel 10% (=0,5*0,2) del “OGM non nocivi e corsi d’acqua integri”. Ma il mondo è pieno di matti.

7 responses to “Il principio di precauzione applicato al mais OGM”

  1. Luca Vecchiato says :

    Ragionamenti giustissimi e conclusioni inappuntabili. Ma andrebbero fatti capire a una classe dirigente che è (letteralmente) drogata di soldi, dopamina e sostanze più prosaiche. Quindi cosa fai quando ti accorgi che l'autista del tuo autobus ha pippato alla grande prima di cominciare la corsa e adesso sta costeggiando un precipizio? io direi che cercarsi il posto più sicuro in caso di caduta è l'unica strategia possibile…

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  2. Mattia Paoli says :

    Considerazioni fatte su dati volutamente “inquinati”…
    Non si fa scienza su dati “annedotali” e la probabilità di nocività è a conti fatti solo una tua opinione ( http://en.wikipedia.org/wiki/Genetically_modified_food_controversies#Present_knowledge_on_GM_food_safety_in_humans )

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  3. Anonimo says :

    Il mais è “assetato”: esperienza personale! Vivo in campagna e ho della terra (poca, ahimé).

    Giorgio Antonello

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  4. Anna Ryden says :

    Cerce di comprarne altra 🙂

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  5. fardiconto says :

    Non so se è tossico o no, ma il mais “scherzoso” al momento soffre qualche altro problemino. Che sarebbe poi la schiera di malerbe ed insetti che hanno imparato a resistere a glifosato, glufosinato e tossina del bacillus. Tra non molto dovremo soffrire non per la diffusione, ma semmai per la parziale scomparsa di alcune di queste cultivar.

    Per l'acqua: ah si, decisamente mettere un po di autunno vernini non guasta mai.

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  6. Damiano Mingardi says :

    io personalmente vedo il principio di precauzione in questo modo:
    in milioni di anni si sono create migliaia di varietà e di specie. si sono create x dei motivi evoluzionistici, sono entrate in un equilibrio perfetto con l'ambiente circostante. e noi ora le vogliamo cambiare, inseriamo nuove caratteristiche a nostro piacimento e per i nostri scopi, perchè dobbiamo produrre sempre di più, perchè dobbiamo arrivare a 9 miliardi di essere umani, poi 12. per poco tra l'altro, visto che non sarebbe sostenibile e porterebbe ad una miriade di instabilità e problemi,guerre carestie,cambio clima, inquinamento ecc.
    ma scusate, dice che dobbiamo farlo per forza? chi dice che dobbiamo essere così presuntuosi da cambiare cose che sono sempre state così, solo perchè abbiamo scoperto il petrolio, che poi è una bolla che durerà quel che durerà (150 anni forse?)? non è forse meglio adattarsi a ciò che c'è cercando per quanto possibile di entrare in quell'equilibrio perfetto che è la natura? magari in modo sostenibile? che centrano gli ogm!!
    può essere che gli ogm non facciano male, ma secondo me non servono.anche perchè comunque fanno gli interessi di pochi (monsanto) e creano dipendenza ai contadini che poi sono costretti a seguire e comprare i prodotti di quella singola azienda, limitando la biodiversità. poi per giunta potrebbero anche far male. a posto siamo, secondo me è assurdo.
    poi ognuno la pensa come crede sia giusto e va rispettato…ma questa è la mia opinione

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  7. fardiconto says :

    In sommo ritardo (mi sveglio sempre quando l'incendio ha già esaurito il combustibile!) segnalo una rassegna di articoli accademici sulla chiacchierata sostanza chimica glifosato e materiale collegato:

    http://www.greenmedinfo.com/toxic-ingredient/roundup-herbicide

    E' roba partigiana, nel senso che evidenzia problemi e non vantaggi. Ma può valere qualcosa: se non altro non si può dire che il problema non viene indagato.

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