Mais mortale

A pagina 15 sul Sole24 hanno cercato di nascondere la notiziona che evidentemente non può ancora essere diffusa tramite Corriere, dove della notizia non c’è traccia, almeno nella versione albero morto.

L’articolo “Studio francese: OGM tossici” sarebbe da mettere in prima pagina. Dopo tanti anni di propaganda pro-OGM, dove chi ha voluto applicare il principio della cautela veniva accusato di communismo,  finalmente qualcuno ha deciso di fare uno studio a lungo termine, guardando tutto il ciclo di vita delle cavie, invece dei soliti 90 giorni. 

Il microbiologo Gilles Seralini ha studiato l’effetto del mais modificato per essere resistente all’erbicida Roundup, e ha scoperto che dopo poco più di un anno  i topi cominciavano a soffrire di patologie gravissime.

La ricerca dell’università di Caen è stata pubblicata su “Food and chemical toxicology”.

L’incidenza dei tumori è di 2 a 5 volte superiore il gruppo topi alimentati con mais non transgenico.

L’articolo di Francesca Cerati dice però che si tratta di un risultato shock. Decisamente esagerato, visto che siamo in milioni che stiamo aspettando e sperando che questa notizia non arrivi troppo tardi. O forse dovremmo esultare? Un’ulteriore vincita per il darwinismo.

Il problema è, e anche questa può essere considerata notizia solo dalla giornalista stessa, che l’Unione Europea considera valide le ricerche di breve durata, che nel caso dei topi copre solo il 12% del loro ciclo di vita.

Cosa possono mai essere 3 mesi, se i tumori arrivano a 13 mesi?

Le ricerche tossicologiche devono essere fatte con endpoint principali. In questo caso qualsiasi occorenza di tumore.

Ma ben consapevoli di questo tutti i laboratori di biochimica assoldati dall’industria alimentare e/o interessi politici, hanno sempre fermato le ricerche a 90 giorni.

Allora possiamo anche dire che se applicati gli stessi criteri a Ilva e a tutti gli altri siti contaminati, sono validi tumori nell’essere umano solo se appaiano entro il 12% dell’aspettativa di vita, cioè entro i 9 anni di vita. Chiunque si ammali dai dieci anni in poi, cavoli suoi.

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11 responses to “Mais mortale”

  1. Nuke The Whales says :

    se hanno fermato le ricerche a 90 giorni è per due motivi , uno per risparmiare, l'altro è che evidentemente si “immaginava” un aumento statistico dell'incidenza di patologie.
    adesso c'è un problema , basterà un paio di anni al massimo per ripetere gli studi , e se una altro team di ricercatori confermerà il problema ne vedremo delle belle (probabilmente queste ricerche sono già in corso)

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  2. Mattia Paoli says :

    Notizia mezza bufala, adatta solo a fare il titolone sui giornali… lo spiega bene Mazzetta…
    http://mazzetta.wordpress.com/2012/09/22/gli-ogm-e-la-comunicazione-tossica/

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  3. Anna Ryden says :

    Non so chi sia Mazzetta, leggendo il post però non viene fuori niente. Non spiega un bel niente. Non ha letto lo studio scientifico e non conosce i numeri che vengono presentati. E non conoscendo la persona non posso essere sicura che sarebbe capace lui stesso di interpretare i numeri.

    Il fatto importantissimo che viene fuori è che le ricerche finora fatte sono tutte false, perché senza endpoint principali. Si conta sempre sul fatto che nessuno tra politici e elettorato sappia cosa siano gli endpoint.

    Questa ricerca invece è valida. Ma tu sei libero di mangiare la carne di mucche non-biologiche, alimentati con mangime velenosi.

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  4. Mattia Paoli says :

    Tutte le ricerche fatte finore sono false mi sembra un'affermazione abbastanza azzardata. Diciamo che finchè le ricerche non diranno che gli OGM fanno male, per “voi” tutte le ricerche saranno false o non rappresentative perché fatte in un periodo troppo ridotto di tempo…

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  5. Anna Ryden says :

    Ripeto, tutte le ricerche tossicologiche vanno fatte con endpoint principali, altrimenti sono false. Questo è un fatto.

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  6. Anonimo says :

    è un pò di giorni che sono in dubbio se scrivere o no… sinceramente non capisco il significato di questa frase: “tutte le ricerche tossicologiche vanno fatte con endpoint principali, altrimenti sono false”
    saluti

    Antonio

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  7. Anna Ryden says :

    Se fai una ricerca su un'alimento nuovo, o una sostanza nuova da introdurre nei nostri alimenti processati, fa molto comodo ai laboratori, che vengono finanziati molto spesso in parte proprio da chi guadagna dell'introduzione del nuovo alimento o quello che è, di fermarsi prima che le cavie presentino sintomi. L'ho già spiegato nel post che fermare una ricerca dopo tre mesi di vita della cavia, invece di proseguirla per tutto il ciclo, che in caso di un topo è di 24 mesi, quindi fattibilissimo, a mio avviso viene fatto a proposito. Gli endpoint sono la morte in caso di nessun sintomo, o una malattia. Dire dopo tre mesi, “guarda ragazzi, che bello, non è successo niente, il mais è perfettamente legit” è una presa in giro totale. Se non da denuncia.

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  8. Anonimo says :

    Sulla sperimentazione animale esistono protocolli (in questo caso, rispetto alle indicazione dell'OCSE) di diversa durata in base al tipo di analisi che si ha intenzione di fare. Non si decide arbitrariamente di fermarsi a 90 giorni per comodità, ma semplicemente perchè innumerevoli altri studi (sull'attività di proteine in vivo) hanno mostrato che evidenziare gli effetti di tossicità questo periodo è sufficiente.

    Visto che c'è il dubbio che una sola proteina in più trasformi una pianta OGM (il mais non è mai esistito in natura, ma lo ha creato l'uomo) in una super OGM pericolosa, posso capire la necessità di uno studio con endpoint più tardivi. A questo punto però, o il lavoro viene fatto bene, con una linea di cavie che non sia “naturalmente” soggetta a tumori in tarda età, o non si creano casi mediatici ad hoc (con esclusiva blindata, libro e documentario allegato). Altrimenti, i dubbi più che legittimi che si possono avere sulla questione non verrano mai chiariti.
    Buona serata,

    Antonio

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  9. Anonimo says :

    Salve, chiudo il mio piccolo intervento giusto citando due articoli:
    http://tinyurl.com/95soty5
    (review del 2011 che prende in considerazione 12 studi da 90 giorni a 2 anni e 12 multigenerazionali, su diversi OGM)
    In questa review è molto bella una frase degli autori nelle conclusioni:
    “The observations of major flaws in some papers highlight the
    urgent need to improve the reviewing process before publication
    of papers addressing this subject. This would avoid spreading confusion
    in the general press, which may not be able to judge the real
    scientific quality of publications.”

    Infine, vi metto il link del commento di Nature sulla situazione:
    http://tinyurl.com/8mwe7c6

    Buona domenica,

    Antonio

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  10. arques says :

    Salve,

    qualche giorno è uscito il nuovo numero della rivista “Food and Chemical Toxicology” con diverse lettere all'editore e commenti che attaccano e possibilimente smontano il paper sulla tossicità del mais.
    Come al solito, più che la “notiziona” del paper originale, eclatante a d'effetto, penso che questi commenti e smentite saranno “nascoste” dalle varie testate giornalistiche )effettivamente, a parte Le Scienze, non ho trovato altri riferimenti…).
    Buona serata,

    Antonio

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  11. Anna Ryden says :

    A me sembra perfettamente normale che un giornale come ilsole24 pubblichi un'articolo su un paper importante, e non le lettere all'editore di varie persone variamente incavolati perché colpiti nell'orgoglio professionale.

    Ho letto il primo link, e mi da pienamente ragione. Gli autori trovano che tutti gli studi lunghi fatti non sono sufficientemente precisi, e quindi perfettamente scartabili anche se tutti trovano “statistically significant differences” e cose carine come “a decrease in the percentage of T cells in spleen and lymph nodes”.

    Mentre quelli brevi invece sono fatti ad arte, e quindi rimane la regola del “90 giorni bastano”, tutti gli animali sono sani e felici e quindi la roba è sicura da mangiare.

    E ripeto: fino a dicembre 2011 non esistevano studi fatti a lungo termine che reggono uno confronto scientifico – e se lo regge i risultati sono comunque ignorabili – lo dicono gli autori stessi del paper che mi hai fatto leggere.

    Chissà quanti laboratori dovrebbero chiudere bottega da un giorno all'altro se per esempio la UE dovesse vietare la coltivazione di OGM dentro i confini. Migliaia di camici bianchi disoccupati. E solo perché la gente mangerebbe la roba che ha sempre mangiato!

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