Archive | settembre 2012

OpenId

A tutti quelli che oggi firmano Anonymous vorrei consigliare un servizio come quello di pip.verisignlabs.com.  Io ho pochi commentatori, ma su alcuni blog con tanti commentatori gli anonimi divntano difficili da distinguere. Con un openid anonimo, nel senso che neanche io proprietario del blog posso vedere il tuo indirizzo email, sei libero a commentare ovunque mantenendo la stessa identita’. Piu comodo per tutti se sei anonimo ma riconoscibile. Ovviamente puoi crearti un email tipo gattinamortaxyz@qualsiasiprovider.it per crearti l’account pip totalmente anonimo.

se poi vogliamo aumentare ancora il livello di anonimita’, vi consiglio di navigare tramite tunnel. Per esempio Tor. Un pochino lento, ma funziona.

Oro, due ATH in una settimana

Questa settimana l’oro ben due volte ha superato il vecchio all time high di 44.204 €/kg del 3 settembre 2011. Giorno in cui comunque chiuse a 42.994 €/kg.

Il primo nuovo ATH è di ieri, con 44.377 €/kg, e poi oggi abbiamo raggiunto 44.417 €/kg.

Un po’ per QEnfinity.

Un po’ per l’accelerata negli acquisti da parte delle banche centrali, che quest’anno hanno aumentato le riserve di 262 tonnellate, rispetto alle 208 dei primi otto mesi del 2011. Ovviamente non lo fanno perché l’oro sarebbe una risorsa strategica nelle guerre delle valute, vedi QEnfinity, o perché avrebbe un qualche valore intrinseco, no, è semplicemente il grande rispetto di antiche tradizioni che vanno tenute alte. Dopotutto è solo una barbara reliquia.

Un po’ per lo scioperò dei minatori in Sudafrica.

Un po’ perché anche investitori privati continuano a investirci tramite ETF.

E forse anche un po’ per i 10 e rotti lingotti svuotati e riempiti da wolfram (ing. tungsten) trovati da rivenditori serissimi nel distretto delle gioiellerie a Manhattan.

ENI prepara il paese per l’innevitabile (green refinery)

ENI è perfettamente consapevole della fine del petrolio facile, e come gruppo più importante dell’Italia è nel loro interesse lavorare sulla competitività futura del paese. Pare che bastino 100 milioni di € per trasformare la raffineria a Porto Marghera, da tempo minacciata di chiusura, in una green refinery, che consentirebbe alla regione di non perdere migliaia di posti di lavoro.

Anzi, direi che più il PIL sarà composto dal settore “energia”, più saremo costretti a impiegare persone per riciclare, ripulire, raffinare, coltivare per il solo scopo di produrre energia.

Cioè la relazione PIL/benessere nazionale non più basato sull’energia che spinge la crescita, ma sulla decrescita, speriamo non troppo zoppicante, dove la società ogni anno è costretta a investire più soldi nella produzione di energia, nella speranza di preservare una briciola di competitività sul mercato globale. Chi esce dall’era carbonica con più campi da mais ha vinto.

La conversione di Marghera inizierà nel secondo trimestre 2013, e la produzione di biocarburanti inizierà in gennaio 2014. Visto che la nuova green refinery a Porto Torres doveva costare 1,2 miliardi, penso che presto vedremo nuove cifre per il completamento del progetto a Venezia.

Ovviamente nella vecchia nuova raffineria non ci si occuperà di raffinazione ma di upgrading e ecofining. Il nuovo paradigma ha bisogno di parole nuove ancora prive di preconcetti. Semplicemente verrà usata la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU) per produrre un cosiddetto bio-olio. Questo bio-olio potrà poi essere usato direttamente come olio combustibile, o raffinato in benzina e diesel per autotrazione.

Il progetto è fortemente voluto dall’Italia, all’interno del progetto europeo 20-20-20 di ridurre del 20% le emissioni di anidride carbonica partendo dai livelli del 1990, di aumentare il consumo di energia rinnovabile al 20%, e di aumentare l’efficienza energetica dell’UE di 20%, tutto questo entro il 2020.

Ma da dove arriverà tutto il materiale organico per produrre questi biocarburanti? Il mais, al quale ho accennato sopra, ha un EROEI di 1, quindi non lo possiamo produrre su suolo nazionale se vogliamo abbassare emissioni di CO2 localmente, e nazionalmente abbassare il consumo di petrolio fossile.

Una soluzione è ovviamente la produzione di mais tramite forza muscolare. Ma non abbiamo più lo stock di animali capaci di lavorare nell’agricoltura.

Quello che c’era fino alla grande guerra era il risultato di millenni di allevamento. Oggi gli animali impiegato nell’agricoltura si contano su una mano, e i cavalli e buoi esistenti oggi non sono certo adatti, gli uni allevati solo per scopi ricreativi, e gli altri per alimentazione umana. Rimangono i muscoli umani, opzione ancora troppo indigesta.

Quindi l’input delle green refineries in Europa, e in Italia, deve per forza essere frazioni organici dei rifiuti urbani e scarti dall’agricoltura.
Bisognerebbe fare un paio di calcoli.

TA, grafico a richiesta, e candlestick

Visto che Pinnettu voleva un grafico del prezzo del petrolio con una media annuale, sono andata sul sito dell’EIA, e ho scaricato il prezzo giornaliero del Brent e del WTI dal 1986 ad oggi, per farci un grafico.

Eccolo:

Ma secondo me la media annuale è interessante fino a un certo punto. Si vede che durante il 1987 il Brent ha raggiunto il WTI per poi seguirlo in parallelo per più di due decenni, ma che dal 2010 i due hanno invertito quello che finora era verità, e cioè che il WTI doveva costare di più.

Excel però è uno strumento fantastico e con qualche formula si riesce a tirare fuori informazioni più descrittivi dai numeri dati. Calcolando il prezzo di apertura, il prezzo più alto, il prezzo più basso e il prezzo di chiusura per ogni anno ho fatto lo stesso grafico in formato candlestick. L’avrei fatto tramite SaxoTrader che uso da qualche mese, soltanto che il petrolio va indietro solo fino al 2000. Quindi, ci tocca smanettare.

Per chi non legge le candele, si interpretano così: Il corpo della candela viene delimitato da prezzo di apertura e prezzo di chiusura. Se la chiusura è più alta dell’apertura di solito la candela viene disegnata bianca o verde. Nel caso contrario è nera, o rossa. Le code in alto e in basso tracciano il prezzo più alto e quello più basso raggiunto nel periodo della candela.

WTI, candlestick:

Rispetto alla linea della media si possono vedere molte più informazioni. Per esempio il 2000 e il 2003 nel WTI hanno praticamente la stessa media aritmetica, intorno ai 30 dollari. Ma mentre nel 2000 il prezzo entrò a 25, e uscì a 27 (quindi candelina bianca), la media più alta dipende dal lungo periodo passato sopra i trenta. Alla fine nel 2000 i venditori erano più forti dei compratori.

E infatti il 2001 presenta una svogliata candela scura, con il massimo raggiunto di soli 4 dollari sopra il prezzo di apertura, e la chiusura è praticamente ai minimi dell’anno.

Nel 2003 invece si entrò a 32 e si uscì a 32.5, con due code lunghe quasi uguali. Praticamente un “spinning top”, una formazione di indecisione. Non hanno vinto né gli orsi né i tori. Si vede che la ripresa del prezzo nel 2002 era stata troppo decisa e si aveva bisogno di una pausa prima di riprendere.

2004: anno di tori, ma alla fine spinti indietro da chi vendeva.
2005: i compratori si riprendono il terreno perso l’anno precedente.
2006: di nuovo una pausa.
2007: fortissima ripresa con una chiusura quasi al massimo annuale.
2008: apertura ben sopra la chiusura 2007, e poi scalata, scalata, fino al crollo. Chiusura poco sopra il minimo. Candela nerissima, un’oscillazione così ampia non si era mai vista prima. Ancora più stupefacente con le code.
2009 – 2011: ripresa del terreno perso nel 2008. Nel 2011 di nuovo orsi e tori forti uguali.
E infatti, la candela dei primi nove mesi del 2012 è nera. Bisogna ancora aspettare 3 mesi per capire che effetto possa avere QE3. Quei soldi devono andare da qualche parte.

Brent:

Quasi uguale al WTI. Interessante il 2003, dove il corpo della candela è praticamente inesistente, apertura e chiusura si rincontrano. Un doji, spesso segnale di cambio di trend.

Divertente anche il cambio di trend annunciato dal prezzo di capodanno 2008, quando aveva chiuso a 35, per aprire due giorni dopo, il 2 gennaio 2009, a 42 dollari.

E poi resta da vedere se il 2012 rimane un spinning top, o se diventerà addirittura un doji. Potremmo vedere un nuovo cambio di trend.

Il principio di precauzione applicato al mais OGM

Riprendo un mio post vecchio, Come vivere in un mondo che non capiamo, e cerco di dimostrare graficamente il concetto dei quattro quadranti rubati a Taleb.

Il post parlava del disastro nucleare in Giappone, ma è ovviamente applicabile a qualsiasi aspetto della vita dove dovrebbe vigere il principio della precauzione.

Cioè ogni questione, secondo wikipedia, scientificamente controversa. E con questo, ogni questione scientifica, perché non esiste una questione scientifica che non sia controversa. Tu puoi avere ragione, ma c’è sempre qualcuno che ha più ragione di te:  Non muoiono i topi dopo tre mesi. Il ricercatore dei topi sani ha ragione a dire che gli OGM sono innocui. I topi però muoino dopo 13 mesi. Il ricercatore dei topi malati ha più ragione a dire che gli OGM sono pericolosi.

In Europa, intesa come comunità europea, il principio di precauzione è d’obbligo, introdotto come legislazione con il trattato di Maastricht. Ma non serve a niente se i politici non hanno le basi scientifiche per capire le limitazioni delle ricerche fatte.

Comunque, se la conseguenza di un certo comportamento è potenzialmente molto grave e la probabilità che questo succeda abbastanza alta, allora bisogna agire come se l’ipotesi della conseguenza grave sia corretta. Modificando il comportamento.

Per esempio, quello di scegliere i cereali da coltivare sul territorio nazionale. Parliamo un po’ del mais. Faccio ipotesi, perché non ho voglia di fare datamining. È domenica.

Sappiamo che il mais è estremamente assetato. Rispetto al grano che sverna e che ha bisogno di pochissima acqua possiamo mettere la probabilità che il mais prosciuga il vicino fiume al 80%. Questo è un dato aneddotale che dipende solo dalla mia privata osservazione dello Scrivia.

Mettiamo poi che il mais in questione è OGM. Visto che non ne sappiamo in realtà nulla, come spiegatoci da IlSole, perché le ricerche vengono fatte senza i famosi endpoint principali, metto una probabilità che ci nuocino al 50%.

Graficamente si presenta così:

Non vedo proprio nessun motivo, tranne i profitti a breve termine a discapito di introiti regolari a lungo termine, perché una qualsiasi società dovesse scommettere su quel 10% (=0,5*0,2) del “OGM non nocivi e corsi d’acqua integri”. Ma il mondo è pieno di matti.

Immagine del giorno: WTI 22 settembre 2012

Senza interpretazioni. Ma le vostre sono benvenute.

Mais mortale

A pagina 15 sul Sole24 hanno cercato di nascondere la notiziona che evidentemente non può ancora essere diffusa tramite Corriere, dove della notizia non c’è traccia, almeno nella versione albero morto.

L’articolo “Studio francese: OGM tossici” sarebbe da mettere in prima pagina. Dopo tanti anni di propaganda pro-OGM, dove chi ha voluto applicare il principio della cautela veniva accusato di communismo,  finalmente qualcuno ha deciso di fare uno studio a lungo termine, guardando tutto il ciclo di vita delle cavie, invece dei soliti 90 giorni. 

Il microbiologo Gilles Seralini ha studiato l’effetto del mais modificato per essere resistente all’erbicida Roundup, e ha scoperto che dopo poco più di un anno  i topi cominciavano a soffrire di patologie gravissime.

La ricerca dell’università di Caen è stata pubblicata su “Food and chemical toxicology”.

L’incidenza dei tumori è di 2 a 5 volte superiore il gruppo topi alimentati con mais non transgenico.

L’articolo di Francesca Cerati dice però che si tratta di un risultato shock. Decisamente esagerato, visto che siamo in milioni che stiamo aspettando e sperando che questa notizia non arrivi troppo tardi. O forse dovremmo esultare? Un’ulteriore vincita per il darwinismo.

Il problema è, e anche questa può essere considerata notizia solo dalla giornalista stessa, che l’Unione Europea considera valide le ricerche di breve durata, che nel caso dei topi copre solo il 12% del loro ciclo di vita.

Cosa possono mai essere 3 mesi, se i tumori arrivano a 13 mesi?

Le ricerche tossicologiche devono essere fatte con endpoint principali. In questo caso qualsiasi occorenza di tumore.

Ma ben consapevoli di questo tutti i laboratori di biochimica assoldati dall’industria alimentare e/o interessi politici, hanno sempre fermato le ricerche a 90 giorni.

Allora possiamo anche dire che se applicati gli stessi criteri a Ilva e a tutti gli altri siti contaminati, sono validi tumori nell’essere umano solo se appaiano entro il 12% dell’aspettativa di vita, cioè entro i 9 anni di vita. Chiunque si ammali dai dieci anni in poi, cavoli suoi.

Fidati, ma verifica

Video molto interessante su onestà e disonestà, sull’effetto della confessione, il sollievo nella possibilità di cambiare pagina, e la tesi che praticamente tutti noi possiamo razionalizzare un comportamento lievemente disonesto.

Ma che spesso basta un piccolo reminder, cioè essere scoperti e ricordati dell’esistenza della morale, che, anche quando non è nostra, per un po’ di tempo ci riporta sulla strada che meno danneggia altre persone.

Ovviamente il tutto in chiave bancaria, ma l’esempio della matita, e del pasto al ristorante paragonato al piratismo di musica, ha connotazioni per tutta la vita quotidiana.

Per citare Reagan nella sua relazione con l’Unione Sovietica: “Trust, but verify”.  Sembra che possa in effetti migliorare la vita anche a chi viene “verificato”. Solo che bisogna farlo in continuazione.

TA Brent 19 settembre

In effetti il tuffo del Brent degli ultimi giorni è notevole. Siamo già a 108 dollari, un bel -6,7%. E come dice il commentatore Davide del post precedente sul Brent, potrebbe scendere a ca 103 dollari, dove c’è un importante livello fibonacci (50%) che coincide con il rintracciamento 38% se si usa il massimo di marzo invece del massimo della settimana scorsa.

Che strano si direbbe, il QE non dovrebbe tenerlo sotto le braccia?
Vediamo cosa è successo dopo gli altri QE.

QE1:

In una prima fase è sceso 26%, per poi durante i prossimi mesi salire 124% al suo valore massimo in gennaio 2010.

QE2:

Sempre una discesa, anche se più mite, di 6,5%, e poi una salita di 52% fino a aprile 2011. Dopodiché non bastava più la dinamite.

Normalizzato si presenta così (l’idea è di ZH), e aggiungo anche gli ultimi 4 giorni post-QE3:

A questo punto direi che una discesina iniziale post-QE è una cosa dovuta. A cosa sia dovuta rimane da chiarire.

TA Brent 17 settembre 2012

Il mio TA del Brent del 22 agosto era corretta fino a giovedi scorso, quando dopo le nostre chiusure borsa Bernanke ha annunciato QE3, versione Verso l’Infinito e Oltre.

Il top si stava fermando, e senza QE3 penso proprio che avremmo visto il Brent perdere terreno.

Invece venerdi 14 ha chiuso sopra quei 116$ che ha funzionato come resistenza già due volte nell’ultimo mese, e come supporto sia in febbraio che in aprile.

Ora la prima tappa è verso i 120$.

Se il trend attuale continua vedremo anche un golden cross entro due settimane.