Sparisce il ghiaccio, e poi?

Una delle buzz word più importanti dell’estate piu caldo che si ricorda, ormai quasi finito, è Artico. Lo scioglimento dei ghiacci, che cambierà il clima ma che renderà anche l’artico navigabile ed esplorabile è ormai conoscenza mainstream. Giornali e blog quest’estate erano pieni di articoli come quello ritagliato ieri dal Corriere – Persi 70 mila chilometri quadrati, l’Artico ai minimi, di Giovanni Caprara.

Il tutto si basa sulle previsioni della Japan Aerospace Exploration Agency che traccia l’estensione del ghiaccio artico.

Stiamo per vincere un record pazzesco. Come si vede dal grafico non abbiamo ancora i dati per settembre, ma già quelli per agosto erano molto al di sotto del record precedente del 2007. In poche parole, parecchie settimane prima della fine del periodo di scioglimento siamo già ai minimi storici.  Per chi si interessa più ai trend che al singolo anno i giapponesi hanno disegnato linee anche per le medie dei tre decenni precedenti.

  Non solo l’estensione del ghiaccio è ai minimi, anche il suo volume. Da PIOMAS:

Il grafico PIOMAS l’ho rubato da skepticalscience, dove c’è anche questo  che dimostra che il ghiaccio artico è un ormai classico hockey stick. L’estensione ha sempre visto variazioni forti, ma quello che succede ora è totalmente fuori dalle deviazioni standard accettabili.

Il condizionatore del pianeta ha vissuto un riscaldamento molto più pronunciato del resto del pianeta, in un processo che ha pure un feedback positivo. Un decennio fa si pensava che l’Artico potrebbe essere libero da ghiaccio tra due secoli, ora si parla di 25 anni.

Uno dei fattori scientifici dietro si chiama effetto albedo, ecco il wiki.  Semplificando: una superficie scura, cioè il mare scoperto, assorbe più calore di quanto ne rifletteva quella chiara, cioè il ghiaccio. L’ambiente locale si scalda sempre di più in un circolo vizioso.

Questo estate abbiamo avuto un primo assaggio di come cambierà il clima in Europa quando non ci sarà più il ghiaccio. Italia andrà verso una parziale desertificazione, dove si potrebbero salvare solo le zone montagnose. Nel nord dell’Europa invece avremo estati sempre più freddi e piovosi. Questo ultimo era di gran lunga il peggiore che mi possa ricordare, anche se sono dieci anni che si avvertono i peggioramenti. Gli inverni rigidi e le estati soleggiate della mia infanzia a Stoccolma non ci sono più. Un inverno a Milano ormai si può scambiare con uno della capitale svedese, per freddo e umidità.

La domanda è per il futuro.
È difficile a livello globale predire come cambieranno le singole zone. In realtà è solo nell’artico stesso che si ha qualche certezza. Lo scioglimento dei ghiacci renderà navigabile e esplorabile una zona che si crede contenga 400 miliardi di barili di petrolio equivalente. Sono già decenni che IOC e NOC sono presenti nell’Artico, pronti a estendere esplorazioni e operazioni oltre i 100 giorni estivi, appena sarà possibile. L’anno prossimo Gazprom inaugurerà la prima piattaforma puramente artica (cioè sopra il sessantaseiesimo) per l’off-shore petrolifera nel giacimento Prirazlomnoye, dopo più di 25 anni di esplorazione e sviluppo. 

In Italia invece dovrà cambiare radicalmente l’agricoltura. Non possiamo ogni due anni vivere situazioni di emergenza nazionale annunciata dalla Coldiretti. Un po’ ci lavorerà il mercato a cambiare le varianti di cereali in uso, per pura mancanza di acqua. Per esempio si dovrebbe tornare indietro sul grano. Le varianti di grano che si coltivano oggi sono molto più assetate di quelle autoctone di 100 anni fa.

Potremmo, anzi dovremmo assolutamente, liberalizzare la canapa, ottima pianta con pochi bisogni idrici, dai quali produrremo tutti i tessili di cui abbiamo bisogno, ma anche medicine e cosmetici. Le estese coltivazioni di mais, mangime per mucche in allevamenti, che posso osservare nell “mia” campagna piemontese, hanno svuotato per esempio lo Scrivia e sono da sostituire con qualsiasi prodotto agricolo per umani che usa la metà dell’acqua. Ricordiamoci che l’Italia in realtà non ha materie prime finibili, e che il paese dovrà scommettere su quelle rinnovabili.

2 responses to “Sparisce il ghiaccio, e poi?”

  1. Medo says :

    Bravissima su tutto, ma il meccanismo climatico in atto con lo scioglimento dell'Artico è complesso. Non è che “senza ghiaccio” al Polo Nord l'Italia diventa un deserto punto e basta. Il fatto quasi certo è che la discesa più rapida ed in quantità maggiori di correnti fredde e poco saline nelle correnti ascendenti atlantiche ha avuto l'effetto di blocco parziale sulla Gulf Stream e questo ha garantito e garantisce siccità a tutta l'Europa centro-meridionale (Francia, Spagna, Italia e la parte adriatica dei Balcani). In caso di scioglimento totale e duraturo della calotta polare artica, paradossalmente la Gulf Stream potrebbe riprendere il suo corso e dopo un paio di decenni di grande siccità centro-europea potrebbe tornare l'acqua copiosa (e la neve), mentre per la Scozia, la Scandinavia e la Germani potrebbe iniziare un periodo particolarmente arido. L'anticiclone delle Azzorre, che garantisce un clima “umano” al Mediterraneo e gli impedisce di diventare un Golfo Persico attorniato da semi-deserti, è in grado di esistere e di funzionare allo stesso modo anche senza la calotta artica… Il problema di fondo è che senza calotta artica la temperatura media degli oceani potrà salire molto ed in breve tempo e tutte le volte che è accaduto questo la temperatura media del pianeta è aumentata, aumentando gli eventi climatici estremi e questo è un circolo vizioso evidentemente problematico per gli umani. La carne bovina che dipende da soia e mais potrebbe scomparire a breve (20 anni?) in Europa, quasi messa al bando… In Francia se ne consuma già la metà pro-capite rispetto a 30 anni fa, fra 30 anni potrebbe essere scomparsa la filiera bovina da carne…

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  2. fardiconto says :

    Intanto in Italia sarà bene fare una cosetta semplice: dedicarsi agli autunno vernini, e ridurre l'impiego di colture estive.

    Sento spesso raccontare che le varietà odierne sono “assetate”: sarà vero per il mais, ma non certo per orzo e grano. Questi due signori vegetano in inverno, e della siccità estiva non glie ne importa nulla. Anzi: ne hanno bisogno per maturare bene. Anche quest'anno non hanno avuto problemi di sorta.

    Una altro articolo da premiare è l'alberatura: dalle mie parti le querce ed i noccioli stanno cominciando a regalare la solita pioggia di roba. Le piante grosse la siccità non la hanno nemmeno notata. A chi è venuto in mente di dare granaglie ai maiali?

    L'agricoltura può farcela, a patto di lasciar perdere questa sciocchezza della monocoltura ogm a mais; anzi, lasciamo perdere anche buona parte del mais normale. Non c'è più abbastanza acqua nel sottosuolo. Già, dimenticavo: vallo a dire agli americani che devono dimezzare la massa delle loro auto….

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