Petrolio difficile nell’Artico e Gazprom

Anche se i petroliferi non potranno mai ammettere che i loro pesanti investimenti nell’artico degli ultimi anni dipendono dalle previsioni sul riscaldamento globale, è indubbiamente così.

Il feedback positivo  che ho descritto nel post precendente ha permesso ai grandi petroliferi di muoversi a nord più in fretta di quanto si pensava. E già l’anno prossimo Gazprom comincerà a produrre petrolio off-shore nel lago di Pechora a sud di Novaya Semlya. Una zona mostruosa per chi ci deve lavorare, coperta di ghiaccio per 250 giorni all’anno, venti di 40m/s e onde di 12 m di altezza. La temperatura media è di -4°C e per ben 230 giorni le temperature sono sotto zero. Devi essere nato in Siberia per lavorarci.

La piattaforma è stata creata ad hoc per la Gazprom da Sevmash Production Association, meglio nota per i sottomarini nucleari che per strutture civili.

Dalla piattaforma partiranno 40  pozzi inclinati:

Per gli ingegneri russi è stata una importante esperienza creare la prima piattaforma artica tutta russa, per di più la prima vera piattaforma artica resistente al ghiaccio al mondo. E non sarà certo l’ultima da uscire dai cantieri della Sevmash. Un progetto di 2 miliardi di dollari non si fa per i 530 milioni di barili che contiene Prirazlomnoye, con una stima di produzione di picco di 130mila barili al giorno, in un ambiente dove capex e operazione e stipendi costano il doppio che altrove.

Il petrolio partirà con tanker fino a una piattaforma sopra Murmansk a 1100 km di distanza, e da li andranno a Rotterdam.


Murmansk è anche l’unico porto abbastanza grande da poter ospitare strutture di salvataggio di gente e ambiente. In una crisi qualsiasi, forse causata da maltempo, è molto difficile che i soccorsi arrivino in tempo, se mai. Una pozzo rotto a fine stagione potrebbe tranquillamente continuare a emettere petrolio per tutti i 250 giorni che la zona rimane sotto ghiaccio, effettivamente rovinando tutto l’ecosistema.

Le tempeste artiche sono molto severe e nel dicembre 2011 si è ribaltata una piattaforma galleggiante mentre veniva rimorchiata. Sulla piattaforma, contro ogni regolamento, si trovavano 67 persone, di cui 53 sono morte. Nella acque artiche non è minimamente possibile sopravvivere per più di qualche minuto.

Infatti, l’operazione di Prirazlomnoye potrebbe ritardare parecchio, perché la Gazprom non ha ancora provveduto a creare un oil spill response plan, senza il quale le trivellazioni non possono incominciare. Un piano del genere potrebbe anche richiedere più di un anno di discussioni.

E se vogliamo essere sinceri, non ci sarà mai un oil spill response plan per l’Artico che possa salvare l’ecosistema se un giorno ci troviamo davanti un’altro Deepwater Horizon.

One response to “Petrolio difficile nell’Artico e Gazprom”

  1. Pinnettu says :

    Progetti esplicativi della reale situazione dell'industria petrolifera.
    Ci si arrampica sugli specchi per tenere in piedi la produzione. E' palese che se ci fosse abbondanza di greggio facile e a basso costo, nessuno andrebbe a complicarsi la vita in tale maniera.

    Inevitabilmente il prezzo del greggio continuerà a salire e con esso i derivati. Tantopiù che la domanda globale, chiusa la parentesi 2008-2009, ha ripreso tranquillamente a macinare nuovi record. Il 2012 si chiuderà verossimilmente con un nuovo record storico. Le ultime stime sono pari a 88,8 milioni di b/g……quasi 0,7 milioni in più dell'anno precedente. Il tutto nonostante la crisi dell'area OCSE.
    Ma del resto sul pianeta ci sono 70 milioni di abitanti in più rispetto al 20011. Per quanto la maggior parte siano poveri in canna, anche quasti si aggiungono ai consumi globali.

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