L’INPS e gli immigrati

Nel corriere di oggi, edizione albero morto quindi non posso mettere il link, c’è uno dei sempre più frequenti articoli su come gli immigrati cominciano a snobbare l’Italia. Con immigrato intendo qua il genere che arriva per i lavori di un dio minore, anche se non dubito che ci siano anche sempre meno banchieri stranieri a Milano.

Secondo il fondatore dello Sportello dei Diritti sono il 75% in meno in soli quattro anni, gli immigrati che vogliono entrare in Italia. Non riescono neanche a trovare lavoro in nero pare.

Per esempio i marocchini. Da anni il pilastro delle ditte edili della zona semi-urbana/semi-campagnola vicino Milano che frequento quanto posso per evitare che i figli diventino troppo verdi in faccia. L’articolo parla invece dei marocchini trevigiani, ma immagino che il trend sia pressocché uguale in tutto il nord. Il 20% è già andato via.

E il resto si trova intrappolato in Italia e non può andarsene, anche se almeno l’80% non vedrebbe l’ora di tornare nel paese d’origine con un gruzzolo di soldi risparmiati, per mettere su impresa in un paese probabilmente in espansione.

Solo che quel gruzzolo di soldi è stato risparmiato a mo’ di INPS in magari 20 anni di contributi, che non glielo dà indietro. Grazie alla Bossi-Fini che ha voluto proteggere gli italiani. Erano tempi in cui il problema del rimpatrio voluto era ancora lontano e quindi le voci in contrario se c’erano, non sono stati ascoltati. In fondo si poteva leggere come protezione anche degli immigrati stessi. E poi questa legge stava bene a tutti i colori politici, e soprattutto ai colori politici, come nuova nobiltà con pensioni d’oro.

Perché la comunità extracomunitaria ovviamente ha un’aspettativa di vita più breve degli italiani, anche se trapiantati in Italia da decenni. Per gli stessi motivi che ci sono differenze statistiche di salute tra chi è laureato e chi ha la terza media. Più studi, più soldi, meglio ti curi e meglio vivi. E quindi le loro pensioni avrebbero dovuto migliorare la bilancia in favore di una popolazione indigena sempre più vecchia.

Così in Italia ci sono e saranno sempre più persone impossibilitate a tornare a casa, probabilmente senza mezzi per sostenersi, ma con ovviamente gli stessi diritti di sanità e formazione di tutti i residenti. In attesa di quei 20% della pensione che avranno, se fortunati.

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