Brent 6 agosto 2012

Il 13 luglio avevo scritto che il Brent potrebbe continuare su per alcune settimane e così è stato. Quel giorno il Brent è entrato a ca 100 dollari per poi uscire sopra i 102 dollari. In questo momento si trova a 108 dollari.


La domanda è che cosa farà ora il petrolio. Probabilmente la ripresa non è ancora finita e potremo vedere ancora prezzi in salita. Poi vedremo se la previsione sul canale 95 – 110 dollari rimane valida. MM200 è ancora in discesa, e così anche MM50.

Tra i motivi per una continua salita c’è la Cina che ha abbassato gli interessi sia in giugno che in luglio nel tentativo di stimolare l’economia.

La coppia EURUSD anche quello in salita dal 23 luglio potrebbe indicare che i mercati si aspettano un easing americano, sempre positivo, se vogliamo, per i prezzi delle materie prime. I dati americani per la disoccupazione sono desolanti nonostante anche l’articolo de IlSole cerca di tirarne fuori qualcosa di postivo. Sono stati magicamente creati 163 mila posti nuovi in luglio ma la disoccupazione è salita a 8,3% da 8,2%. È salito anche a 15% da 14,9% il numero di persone sottoimpiegate, cioè lavoratori part-time, confermando il trend che un numero maggiore di persone si devono dividere un numero di posti di lavoro in contrazione.

Anche in Europa sembra tornato voglia di rischio dopo che nessuno è riuscito a interpretare bene le parole di Draghi. Ora si discute se i mercati hanno reagito sbagliato prima, quando sono scesi, e giusto dopo, quando sono saliti, o il contrario.

3 responses to “Brent 6 agosto 2012”

  1. Pinnettu says :

    Un pò OT…..

    L'Energy Information Administration, ha pubblicato il nuovo stato delle “proved reserv” degli USA.
    Relativamente al crude + condensate si nota (dopo un lungo declino) una inversione di tendenza in positivo sulle riserve.

    In particolare si passa dal minimo di circa 20 miliardi di barili del 2008 ai circa 25 miliardi del 2010. Un aumento del 25%!!!!
    Possibile, considerando che in quegli stessi due anni sono stati estrati quasi 4 miliardi di crude oil?

    Si badi bene che si parla di convenzionale!

    Mi piace

  2. fardiconto says :

    Credo che il fenomeno dipenda dal massivo spostamento delle attività di prospezione in atto. Man mano che il (deludente) shale gas viene abbandonato, le attrezzature vengono riorientate al petrolio difficile (tipo olio in reservoir a bassissima permeabilità o simili).

    Nella pratica suppongo si tratti di risorse a basso ritorno energetico / economico; nel mentre che scoppia la bolla del gas da scisti, ci prepariamo a gonfiare l'ennesima bolla. Siamo come i bambini: ci piacciono tanto le bollicine iridescenti.

    Mi piace

  3. Pinnettu says :

    Possibile, però sul discorso gas alcune cose non quadrano. E' vero che c'è stato un brusco aumento dei prezzi che potrebbero far pensare a possibili problemi sul fronte offerta (vedi discorso sul rapido declino dei giacimenti di shale gas) ma, è altretanto vero che (notizia di oggi) negli USA continuano ad esistere forti pressioni per accelerare l'avvio delle esportazioni di gas (GNL) per dare uno sbocco all'eccesso di produzione.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: