Siccità e implicazioni per l’etanolo

150 anni di erosioni del suolo non gioca al favore degli Stati Uniti che sta vivendo una delle peggiori siccità che si possano ricordare. L’ultimo stadio dell’erosione è la desertificazione, e il processo a questo punto non è reversibile perché non basta più lasciar riposare il terreno. Il clima sempre più secco non permette all’erba sui campi in riposo di decadere, per ricostruire il suolo, invece ossida.

ZeroHedge con una straordinaria capriola riesce a spiegare che l’aumento significativo del prezzo del granoturco è del tutto entro la norma. Invece dei soliti 55 dollari di variazione stagionale abbiamo 75 dollari. Only 75 dollars…e in realtà si tratterebbe solo di un lungo atteso ritorno alla media – l’amatissimo mean reversal. Il granoturco al servizio del trading. Ma poi si prosegue spiegando ai lettori che è probabile che i prezzi aumentino ancora e che potrebbe valere la pena comprare dei contratti long.

Sempre da ZH ho preso il grafico preparato da GS:

Si vede come le variazioni annuali sono molto più estreme dagli anni ’80 in poi rispetto ai primi due decenni di dati, 1950 – 1970. Si vede anche che la perdita di raccolta negli anni cattivi è ca il doppio del guadagno negli anni buoni. L’anno di raccolta peggiore è il ’88, anno di siccità, preceduto e seguito da due anni di alluvioni pesanti. Terreni erosi sono anche molto meno resistenti all’acqua. Prima perché non riescono a assorbirne abbastanza, e secondo perché meno terra c’è, meno resiste all’acqua che si porta via sempre più terra. Un classico feedback positivo.

Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di alimentari al mondo, ma quest’anno è probabile che la raccolta sarà disastrosa. Tanti agricoltori americani dovranno scegliere tra indebitarsi e vendere. Anche i ranch di carne bovina non reggono quando gli animali non trovano niente da mangiare e il fieno ormai è a 200 dollari la tonnellata. Gli allevatori sono costretti a vendere gli animali con mesi di anticipo perdendo fino a 400 dollari per animale.

L’ente americana per l’agricoltura ha dichiarato la più grande zona di disastro ambientale della storia, con almeno 60% degli US esposta a siccità estrema, ecco la mappa della USDA:

Ma questo è uno dei casi dove si possono anche usare prove anedottali. Sui commenti all’articolo thinkprogress alcuni commentatori parlano di come la siccità riguardi anche tutto il nordest, e che quindi l’entità della catastrofe sia ben più grande di quanto dichiarato dall’USDA.

La scarsissima raccolta di granoturco ha anche implicazioni molto oltre l’alimentazione. Se in dicembre 2011 la produzione di etanolo, in americano “other liquids”, era di 32 milioni di barili, cioè il 17% del cosiddetto petrolio prodotto nazionalmente.

Il boom dell’etanolo ha già portato a proteste in Messico, chiamate le tortilla riots. Molti osservatori della primavera araba sono convinti che la scintilla non era la mancanza di democrazia, ma semplice mancanza di pane quotidiano. Anche in Siria le proteste hanno cominciato solo quando anni di siccità hanno reso più visibili le disuguaglianze tra le due religioni.

Sarà interessante a vedere se anche questa volta il mercato occidentale per prodotti petroliferi è più forte rispetto al mercato arabo alimentare. Gli Stati Uniti non vorranno rinunciare alla rivoluzionaria crescita della produzione petrolifera, che senza l’etanolo sinceramente non è roba fantastica, ma non si possono neanche permettere una regione MENA in fiamme.

Ovviamente per noi occidentali non-produttori non è un grandissimo problema. Il prezzo della benzina rimarrà alto, ma il cibo si prende dai scaffali pieni nel supermercato. Compriamoci un po’ di carestia nel terzo mondo.

One response to “Siccità e implicazioni per l’etanolo”

  1. fardiconto says :

    Aggiungo che negli Usa l'apparato biocarburanti sta per trovarsi di fronte un altro casino, e grosso: le erbacce resistenti al glifosato. Le fantastiche colture ogm introdotte dal '96 pare siano giunte al capolinea. Sul terreno restano suoli devastati ed infestazioni inaffrontabili. La soluzione proposta dalle grandi aziende pare essere quella di passare ad una sostanza chimica alternativa: l'agente arancio….

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