Peak Hermés. Post per il venerdì pomeriggio.

Un amico recentemente mi ha chiesto perché non avevo partecipato all’IPO Brunello Cucinelli, visto che “il lusso regge sempre”. Non avevo una risposta buona, tranne che semplicemente non trovo che la moda sia molto interessante da quel punto di vista. E poi non sono mai stata convinta di quella tesi.

Avrei certamente potuto parteciparci come hedge contro i prezzi della lana in aumento – soltanto che è già un anno che la domanda debole dalla Cina, per mancanza di consumatori occidentali, sta correggendo i prezzi. Anche se arrivano notizie sconcertanti sulle temperature in Brasile dubito che la nuova classe media brasiliana abbia voglia di sostituire la domanda per lana del vecchio occidente. Conosco la moda brasiliana. L’India, ovviamente zero lana per motivi ovvii. Russia, manca la gente, e poi con prezzi del petrolio incerti il rublo non è abbastanza forte per sostenere una crescita della domanda.

Comunque, l’IPO BC è andato benone. A differenza di quella Facebook, che solo ultimamente ha ripreso un po’ del terreno perso, perché ora in giugno i fondi azionari che si basano sul totale mercato azionario statunitense sono semplicemente costretti a comprarlo.

Allora mi sono chiesto se è proprio vero che l’unica cosa che potrà reggere la crisi in borsa è il lusso. Inteso come gli articoli che il top 1% considera quotidianità. Per questo ho scaricato da yahoo i dati storici per Hermés, da paragonare a alcuni altri asset class per vedere se la tesi regge.

Ho voluto paragonare Hermés all’oro, al petrolio, al povero FTSEMIB, e a un asset class di stralusso, e cioè l’arte. Come l’oro anche l’arte è considerato un rifugio per tempi incerti. Purtroppo non ho trovato un indice scaricabile gratuitamente, ma sono inciampata su un asset che in realtà mi interessa molto di più. Anche se non consumatrice a quei livelli. Il fine wine index Liv-Ex 100.

Declared the “fine wine industry’s leading benchmark” by Reuters, the Liv-ex Fine Wine 100 Index represents the price movement of 100 of the most sought-after fine wines for which there is a strong secondary market.

Praticamente solo Bordeaux, un po’ di Champagne, e dall’Italia Ornellaia e Sassicaia. Tutti vini con un mercato secondario molto forte, cioè se lo compri oggi, fra 10 anni lo rivendi con guadagno.

Il risultato, normalizzato al luglio 2001:

Hermés ha semplicemente stravinto. Se in luglio 2001 investivo 10.000 euro e oggi rivendo sono un bel 426% di crescita o 52.000 euro in banca.Se guardiamo bene però è evidente come l’azione dall’estate scorso ha cercato di tenere il livello senza ultimamente riuscirci. Il picco in gennaio 2012 era di 545%.

Grande perditore ovviamente il povero FTSEMIB. Nessuna sorpresa li. È una specie di pneumatico da bici che si sgonfia al rallentatore quando i privati italiani per colpa della demografia sono costretti a lentamente liquidare gli investimenti. L’indice principale di Milano ha piccato nel 2007, con i primi sviluppi della crisi finanziaria.

E al quarto posto troviamo il vino, con 183% di crescita in questi 11 anni. Che solo un anno fa ha piccato con 290%, ed era al terzo posto. Sembra proprio che i mariti hanno rinunciato alla bottiglia di Bordeaux fine con almeno sei mesi di anticipo sulla borsa Hermés della moglie. Perfettamente comprensibile. Keep up with the Joneses vale a tutti i livelli, e la borsa Hermés si vede meglio della bottiglia in cassaforte.

Al secondo posto troviamo l’oro con 314%, ma solo un mese fa ci sarebbe stato il petrolio al secondo posto, e un anno fa l’oro era addirittura al quarto posto. L’oro però come unica classe d’investimento non ha un picco visibile, anzi camminando lentamente sta raggiungeno una dopo l’altra delle classi. Perché come vediamo, durante la crisi del 2008 l’oro non ha fatto una piega, se non insù.

Luglio 2008: il petrolio crolla.

Agosto 2008: il Liv-Ex crolla.

Ottobre 2008: le borse Hermés crollano.

Ma l’oro regge. Fa una pausa, poi riprende.

La mia previsione quindi è che fra meno di anno l’oro abbia raggiunto anche Hermés.

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