Letture estive, Hunger Games

Ispirata dai cartelloni per il film “Hunger Games” che avevo visto in giro per Milano qualche mesetto fa, quando ho visto il libro nella libreria dell’aeroporto di Stoccolma, ho pensato che leggerlo potrebbe essere un ottimo modo per tenermi à jour con la cultura giovanile, che mi sta comunque entrando in casa a un ritmo crescente. È presto, ma meglio prepararsi in tempo.

Ed è stata decisamente una sorpresa piacevole, che spiega quell’enorme successo che libro (uscito nel 2008) e film hanno avuto negli Stati Uniti. Ci sono anche due sequel, da comprare per chi effettivamente ha già un teenager da tenere tranquillo per altre due notti di fila.

Il successo dovrebbe dipendere anche dal fatto che il libro funziona perfettamente nelle mani di un adulto interessato al genere fantascienza. Come già detto in un post precedente, la fantascienza funziona quando lo scrittore, qua Suzanne Collins, prende dei trend presenti oggi, e li estrapola nel futuro, estremizzandoli.

In questo caso si tratta del sottogenere post-apocalisse, ma non veniamo mai a sapere quanti secoli sono passati dalle guerre per le risorse che hanno distrutto la terra. C’è un breve riferimento alle inondazioni, a siccità, uragani, insomma tutti gli eventi di tempo estremo che già oggi colpiscono gli Stati Uniti in maniera crescente. Fa allora parte del sottosottogenere di post-apocalisse che parla del mondo dopo disastri ambientali e la fine delle risorse abbondanti, a differenza delle altre generi, post-nucleare, post-pandemia, e post-alieni.

Sono alcuni anni in cui questo sottosottogenere sta prendendo piede, e ora il pubblico statunitense, e quindi mondiale, è ben preparato da Hollywood a un mondo di scarse risorse.

Nell’oggi del libro una giovano ragazza del Distretto 12, quella dei minieri, racconta tutto in prima persona. Le miniere sono sempre più profonde e sempre più pericolose, e suo padre è uno dei tanti che è morto in un’esplosione. Lei con grande ingegno e coraggio impara a cacciare le prede che ci sono nella foresta intorno al distretto, un crimine in realtà punito con la morte, per aiutare madre e sorella a sopravvivere.

Infatti il trend principale del libro, presente oggi in tutto il vecchio occidente, è che sempre meno persone posseggono una parte sempre più grande delle poche risorse rimaste. Tutti i distretti sono governati e svuotati da Capitol, la capitale di Panem, la nazione ricostruita sulle macerie dei vecchi Stati Uniti. Per convincere i distretti a non ritentare la ribellione viene ogni anno tenuta una reality show chiamata Hunger Games, dove da ogni distretto un maschio e una femmina tra i 12 e i 18 devono lottare fino alla morte. Ovviamente gli adolescenti privilegiati di Capitol sono esenti.

Direi che i Hunger Games in quella forma di televisione estrema è l’ultima tappa che ci manca per quanto riguarda i reality, il nostro secondo trend. Bambini che si accoltellano in diretta televisiva.

Il terzo trend evidente è come lo sviluppo delle tecnologie non si ferma mai. Solo che gli avanzamenti tecnologici sono distribuiti ancora più inequamente di oggi. Nei distretti la gente è costretta ad andare in piazza a guardare la reality sullo grande schermo, mentre a Capitol ci sono medicine futuriste, tecnologie per il controllo del tempo, mutazioni e altre meraviglie riservate al Wallersteineriano centro. Il vecchio problema di scala. Possiamo fare tutto, ma le cose più costose saranno sempre riservate a un numero molto ristretto. Quante persone abbiamo mandato sulla luna?

Le periferie producono materie prime sottopagate, forniscono lavoro sottopagato, e lottano per un posto al sole. Ma solo perché esiste la minaccia della distruzione totale, destino del ribellioso distretto 13.

Le periferie nella nostra realtà oggi fanno tutto quello, ma non tanto sotto la minaccia diretta della distruzione, anche se la bomba statunitense è sempre sottintesa in ogni discussione. Per ora bastano la fame, l’ignoranza, la religione, secoli di cultura, e controlli dei media per tenere in piedi le nostre relazioni centro-periferia. Rassicurantemente mimetizzati da Carrefour e H&M. I bambini schiavizzati non li vediamo.

Potrebbe rassicurare qualcuno sapere che ci sarà sempre un posto al sole, bisogna solo capire come rimanere tra quelli fortunati.

Su youtube ci sono tutti i trailer ufficiali del film che non ho ancora visto, e anche qualche clip rubato, come questo dei tracker jacker, le vespe killer mutate:

Enjoy.

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