Archive | luglio 2012

L’Osservatorio 31 luglio 2012

Notizie interessanti raccolti in questi giorni:

  • Il rallentamento dell’economia reale ha messo pressione sul prezzo del ferro. Per Alphaville il prezzo spot è sceso sotto i 120 dollari/tonnellata, il livello critico dove tanti produttori, soprattutto cinesi pare, sono costretti a smettere di produrre ferro per costruire i loro stadi olimpici vuoti, città vuote, e ferrovie senza viaggiatori. Se le voci in rete sono vere, negli prossimi anni ci saranno tanti nuovi produttori di ferro in Africa, che produrranno a 30-40 dollari, o a 60-80 dollari. Dipende chi si ascolta. In ogni caso sembra che i minatori andranno incontro a un periodo di sovraofferta.
  • La siccità è arrivata ora anche in Asia. La stagione dei monsoon presenta 22% meno pioggia del normale. Zerohedge specula che l’unica cosa che impedisce alla Peoples Bank of China di stampare da matti è il timore di annegare il mercato di soldi nuovi proprio mentre va a mancare gli alimentari, il che porterebbe a un’inflazione CPI insostenibile per gran parte della popolazione, e quindi manifestazioni violenti.
  • La siccità in Cina aiuta però gli agricoltori di soia americani, che riescono a vendergli la loro soia a qualsiasi prezzo.
  • Il 2011 ha regalato a noi europei la siccità peggiore degli ultimi 100 anni, ma nonè che siamo messi molto meglio quest’anno. Anche il nostro mais sta appassendo. La regione che spanna dall’Italia attraverso la regione del Mar Nero fino a Ucraina è responsabile di 16% della raccolta mondiale, ma soffre ora di temperature 5 gradi sopra il normale.
  • La Russia che due anni fa ha vietato l’esportazione per colpa della siccità potrebbe rifarlo anche quest’anno. La stima della raccolta è stata corretta in giù di quasi 10%. Un duro colpo per la lotta contro l’inflazione, ora data a 3,6% ma stimata a 8% se la situazione peggiora.
  • E la Grecia è pleite, al verde, panka, flat broke. Per l’ennesima volta negli ultimi 2 (3?) anni. Sono sull’orlo del baratro, secondo il giornale svedese. Il ministro per le finanze Saikouras frigna che non hanno ricevuto il pagamento di sostegno atteso e che ora non hanno più soldi in cassa. Vorranno emettere obbligazioni a breve termine per riuscire con il roll-over del debito il 20 agosto di 3,2 miliardi di euro.
  • Europa ha raggiunto una media di 11,2% di disoccupazione. Con una stima di 12% per il 2013. In Spagna e in Grecia quella giovanile è a 50%. Direi che un’altissima disoccupazione, alti prezzi alimentari e petrolio di nuovo in salita ha una buona possibilità di tenere sotto controllo l’inflazione. Anzi, di rinforzare la deflazione, che almeno prolunga il periodo in cui comprare oro.
  • Da thinkprogress la notiziona che uno studio finanziato dai sfamosi fratelli Koch ha trovato che il riscaldamento globale è un fatto vero, grave, e tutto colpa dell’anidride carbonica emessa nell’atmosfera dai noi poveri esseri umani. Come dire, quando il diavolo invecchia.

Prezzo dell’oro

Il ricente risveglio della paura per il Grexit, lo Spailout, e il Quitaly è riuscito a provocare qualche piccola reazione sull’oro. Quello che ci interessa vivendo in Italia è il prezzo dell’oro al kilo in euro, ora a 42,355.

Nell’ultimo mese è salito di 2000 euro al kilo. Nonostante questo il prezzo si trova sempre ben dentro l’intervallo dell’ultimo anno, i massimi e minimi entrambi di settembre 2011 di 44 mila e 37 mila.

Quindi nell’ultimo mese abbiamo visto un piccolissimo segnale d’allarme in un momento di grande crisi. Nei media già si parla di rifiuto dell’oro come bene rifugio, ma in realtà ci troviamo in un ambiente di forte deflazione. La quantità di soldi in giro è sempre meno e gli italiano vendono talment tanto oro che addirittura mio figlio mi ha chiesto perché ci sono talmente tanti negozi “compro oro”.

E poi non bisogna dimenticare che mentre i governi degli Stati Uniti, Granbretagna e Svizzera tengono bollenti le stampanti delle zecche digitali, la stessa cosa non vale per la zona euro.

Per esempio lo stesso grafico per l’oro in dollari ha uno sviluppo molto più debole ultimamente:

In nessuno dei casi il prezzo segnala una crisi immediata, piuttosto che potrebbe essere un buon momento per comprare altro oro. I periodi lunghi senza grandi movimenti nell’ultimo decennio precedevano forti rialzi.

Rendimenti sempre più insostenibili per Spagna e Grecia

L’ultima volta che ho postato un grafico dell’andamento degli yield delle varie obbligazioni di stato era in ottobre. Durante l’autunno il mercato obbligazionario era molto volatile, e per esempio il decennale italiano è andato sopra i 7% varie volte tra ottobre e novembre.

Dopodiché il primo LTRO  è riuscito a calmare per un mese la situazione, soltanto che ci è voluta la notizia anche di un secondo LTRO. L’effetto stava sbiadendo in fretta e ogni tanto ci vuole un miliardino per tenere i mercati sotto le braccia.

Ora però tutte le misure sembrano esauste e le obbligazioni sono di nuovo in subbuglio. Per incominciare con la Grecia, li troviamo tutti i rendimenti più alti rispetto a ottobre, tranne quello a 1 anno. Si vede che ancora i mercati si fidano delle promesse di Draghi. La corsa al rallentatore del treno greco continua verso il dirupo. Sembrerebbe che non riceveranno il terzo pacchetto bailout.

Il punto dolente invece è la Spagna “too big to fail too big to bail”. Questa settimana i rendimenti per quasi tutte le lunghezze si sono trovate sopra i 7%, anche se ora si sono un po’ calmati. La colpa erano delle voci che oltre ai 100 miliardi già ricevuti, la Spagna avrebbe bisogno di altri 300 miliardi per salvare le banche. Come se bastassero. Ovviamente gli spagnoli danno la colpa alla ECB che inspiegabilmente, anche se si potrebbe trattare di un veto tedesco, ha smesso di comprare obbligazioni dei paesi in crisi qualche mese fa. Quindi questi 300 miliardi, richiesti sotto la minaccia di applicare haircuts al debito, coprirebbero i bisogni spagnoli per ca un anno. Già in ottobre il roll-over del debito vale 28 miliardi.

Si vede che ancora in autunno la Spagna non era particolarmente sul radar, mentre ora la vicinanza a livelli di rendimento che taglierebbero fuori la Spagna dai mercati fa ballare tutti con piccoli passi vicino all’uscita di sicurezza. La curva non è ancora invertita, solo abbastanza piatta.

I rendimenti italiani sono ancora a livelli sotto quelli dell’autunno 2011, tranno per il decennale.

A breve termine abbiamo la sicurezza di vivere in un paese senza bolla immobiliare, con privati tra i meno indebitati al mondo, e una distribuzione della ricchezza tra le migliori del mondo. A pesare sulle obbligazioni è il debito nazionale, ormai sui 123% del PIL, ma sono vecchi peccati. Che potranno solo peggiorare con le attuali politiche.

La Germania invece ha continuato il suo incredibile viaggio all’incontrario.

Ormai dobbiamo pagare per prestare soldi ai tedeschi, lo yield per il 2 anni è negativo, e anche gli altri hanno rendimenti così bassi che dopo tasse e inflazione ci hai pagato per aver parcheggiato i tuoi soldi nel D-Mark.

Post del venerdi pomeriggio

Un po’ di colla per quelle piccole crepe.

Raffinerie etanolo, cominciano a chuidere?

Come scritto nel post sulla siccità il prezzo dell’etanolo è altissimo sotto la minaccia che il 60% della raccolta è andata male. Soltanto pochi mesi fa si credeva fermamente in una raccolta record e la newsletter finanziaria di una grande banca svedese, nella buona tradizione di indovinare il futuro senza capirci niente, prevedeva prezzi più che mogi.

Gli agricoltori americani avevano seminato il 5% più di granoturco quest’anno rispetto al 2011. 96,4 milioni di acres, o 39 milioni di ettari, più del doppio dell’intera superficie agricola italiana.

Poi la siccità, e entro la fine di giugno il crollo delle raccolte. La stima è di un 12% in meno di raccolta rispetto a un anno normale, dove solo il 40% è di  qualità buona. Tutto sommato sarà il terzo anno di fila con scarsa offerta di granoturco sul mercato.

Nel 2005 il carburante fossile MTBE è stato vietato in 25 stati degli Stati Uniti.  Il composto organico veniva usato per aumentare il numero di ottano della benzina. Ma è estremamente inquinante, e quando i politici hanno visto un’occasione per vietarlo guadagnando pure il voto agricoltura il gioco era fatto. Il MTBE poteva essere sostituito dall’etanolo. Lo stesso anno ha cominciato la corsa al prezzo del mais.

In asia invece c’è un uso sempre maggiore di MTBE, visto la mancanza di sussidi per l’etanolo.

C’erano parecchi voci dissenti che avvisavano che i prezzi alimentari sarebbero saliti troppo. Subito tacciuti dai neoliberali convinti che il mercato regola tutto, anche la quantità di sole, acqua e terreno fertile.

E infatti acqua e terreno fertile non risciuvano a tenere il passo con l’aumento di domanda. La raccolta è determinata dal più limitativo dei tre fattori. Quest’anno è la mancanza di acqua. L’anno prossimo forse manca il sole. E fra non poco mancherà terreno fertile, e quello per sempre.

Mentre negli Stati Uniti nessuno si preoccupa se il granoturco per uso alimentare aumenti di prezzo, questo non è il caso per le raffinerie. Secondo il Ethanol Industry Overview ci sono 209 raffinerie che trasformano amido di mais in bioetanolo.

Ora, la domanda per benzina scende ogni anno. E il prezzo del granoturco è in un trend di salita, ormai con correlazione al greggio altissima.

Può succedere così se leghi un alimento direttamente al petrolio.
Secondo la EIA, la produzione di etanolo è il più basso da due anni. E nel processo stanno creando numeri rossi alle raffinerie, quando i costi di produzione sono più alti del prezzo dell’etanolo sul mercato.

Quanti di quei 209 raffinerie verranno chiuse? L’etanolo è ormai una parte integrale nella produzione di petrolio nel paese, e ha pure vinto un nome più chic: Altri liquidi. Valero ha già fermato due, in attesa che il mercato migliori.

Tragico sviluppo per i bimbi di Fukushima

A un anno dal disastro nucleare non ci possono essere più dubbi sul pericolo degli impianti nucleari. I bimbi di Fukushima hanno un futuro molto diverso da quello programmato geneticamente. Uno studio condotto su 38.000 bambini dimostra come il 36% di loro hanno noduli o cisti sulla tiroide, ghiandola responsabile per il metabolismo.

Per fortuna il governo giapponese ha deciso che sono tumori benigni. Meno male che abbiamo i governi così in gamba da capire senza biopsia se un tumore è benigno o no.

Uno studio condotto in Giappone 11 anni fa ha dimostrato che i bimbi di solito avevano una incidenza di 0% per noduli, e 0,8% per cisti.

Dati ufficiali per Chernobyl parlano di 1,74% di noduli nei bambini da 5 a 10 anni dopo l’incidente. O i dati per Chernobyl sono totalmente taroccati, o i bimbi di Fukushima hanno subito dosi di radiazioni molto più alti. O forse, una combinazione dei due.

Secondo il governo giapponese le radiazioni da Fukushima erano 7 volte minori quelli di Chernobyl. Se invece assumiamo che tutti dicono la verità, significa che più dell’intensità delle radiazioni conta il tempo/clima/vento al momento dell’esplosione. Nel caso di Chernobyl le radiazioni in pochissimo tempo sono state rilevate in Svezia, forse in Fukushima è tutto caduto nel raggio di pochi chilometri.

Senza vento che porta tutto nell’atmosfera per disperdere le radiazioni su una regione vasta, non c’è abbastanza tempo per evacuare una zona in pericolo. Per ovvi motivi non sappiamo quasi niente sulla reazione dell’organismo quando grosse quantità di radiazioni vengono assunte insieme a lattuga e latte.

La famosa background radiation che ognuno di noi si becca ogni giorno, sempre usata dai pro-nucleare come argomento della non-pericolosità, non è assolutamente paragonabile a quello che succede nel caso di un’esplosione.

Siccità e implicazioni per l’etanolo

150 anni di erosioni del suolo non gioca al favore degli Stati Uniti che sta vivendo una delle peggiori siccità che si possano ricordare. L’ultimo stadio dell’erosione è la desertificazione, e il processo a questo punto non è reversibile perché non basta più lasciar riposare il terreno. Il clima sempre più secco non permette all’erba sui campi in riposo di decadere, per ricostruire il suolo, invece ossida.

ZeroHedge con una straordinaria capriola riesce a spiegare che l’aumento significativo del prezzo del granoturco è del tutto entro la norma. Invece dei soliti 55 dollari di variazione stagionale abbiamo 75 dollari. Only 75 dollars…e in realtà si tratterebbe solo di un lungo atteso ritorno alla media – l’amatissimo mean reversal. Il granoturco al servizio del trading. Ma poi si prosegue spiegando ai lettori che è probabile che i prezzi aumentino ancora e che potrebbe valere la pena comprare dei contratti long.

Sempre da ZH ho preso il grafico preparato da GS:

Si vede come le variazioni annuali sono molto più estreme dagli anni ’80 in poi rispetto ai primi due decenni di dati, 1950 – 1970. Si vede anche che la perdita di raccolta negli anni cattivi è ca il doppio del guadagno negli anni buoni. L’anno di raccolta peggiore è il ’88, anno di siccità, preceduto e seguito da due anni di alluvioni pesanti. Terreni erosi sono anche molto meno resistenti all’acqua. Prima perché non riescono a assorbirne abbastanza, e secondo perché meno terra c’è, meno resiste all’acqua che si porta via sempre più terra. Un classico feedback positivo.

Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di alimentari al mondo, ma quest’anno è probabile che la raccolta sarà disastrosa. Tanti agricoltori americani dovranno scegliere tra indebitarsi e vendere. Anche i ranch di carne bovina non reggono quando gli animali non trovano niente da mangiare e il fieno ormai è a 200 dollari la tonnellata. Gli allevatori sono costretti a vendere gli animali con mesi di anticipo perdendo fino a 400 dollari per animale.

L’ente americana per l’agricoltura ha dichiarato la più grande zona di disastro ambientale della storia, con almeno 60% degli US esposta a siccità estrema, ecco la mappa della USDA:

Ma questo è uno dei casi dove si possono anche usare prove anedottali. Sui commenti all’articolo thinkprogress alcuni commentatori parlano di come la siccità riguardi anche tutto il nordest, e che quindi l’entità della catastrofe sia ben più grande di quanto dichiarato dall’USDA.

La scarsissima raccolta di granoturco ha anche implicazioni molto oltre l’alimentazione. Se in dicembre 2011 la produzione di etanolo, in americano “other liquids”, era di 32 milioni di barili, cioè il 17% del cosiddetto petrolio prodotto nazionalmente.

Il boom dell’etanolo ha già portato a proteste in Messico, chiamate le tortilla riots. Molti osservatori della primavera araba sono convinti che la scintilla non era la mancanza di democrazia, ma semplice mancanza di pane quotidiano. Anche in Siria le proteste hanno cominciato solo quando anni di siccità hanno reso più visibili le disuguaglianze tra le due religioni.

Sarà interessante a vedere se anche questa volta il mercato occidentale per prodotti petroliferi è più forte rispetto al mercato arabo alimentare. Gli Stati Uniti non vorranno rinunciare alla rivoluzionaria crescita della produzione petrolifera, che senza l’etanolo sinceramente non è roba fantastica, ma non si possono neanche permettere una regione MENA in fiamme.

Ovviamente per noi occidentali non-produttori non è un grandissimo problema. Il prezzo della benzina rimarrà alto, ma il cibo si prende dai scaffali pieni nel supermercato. Compriamoci un po’ di carestia nel terzo mondo.

Possibile apertura mercato del gas russo

Curiosa la storia che gira da ca 4 giorni sui giornali online, da Ria Novosti a Reuters, che la Novatek, il più grande produttore indipendente di gas russo, sta cercando di liberarsi dal divieto di esportare gas.

Dalla Russia solo Gazprom può esportare gas. Per assicurarsi che nessun’altra impresa tenti di esportare calorie, la Gazprom usa i suoi migliori doti manageriali, cioè l’esercito privato che lei e la gemella Transneft che controlla le pipeline, hanno il permesso di tenere.

Ma ora la Novatek pare abbia firmato un accordo con la EnBW, una delle utility più importanti in Germania con 20.000 dipendenti, di fornire quasi 2 miliardi di metri cubi di gas fossile all’anno, equivalenti a 21 miliardi di Kwh all’anno. Un deal di 6 miliardi di euro. La EnBW ancora non vuole svelare il partner russo.

Esattamente come faranno a portare il gas dalla Russia alla Germania non si sa ancora. Secondo Reuters, una opzione potrebbe essere tramite il veicolo di trading della Novatek, basata in Svizzera. In questo modo Novatek non avrà bisogno di esportare loro fisicamente il gas, invece farà trading con gas Gazprom.

Evidentemente il mercato russo sta stretto a questa azienda che negli ultimi anni si è allargata molto, comprando altre aziende, e aumentando nel 2011 la produzione di gas del  27% per arrivare a 47 miliardi di metri cubi. Se loro ci riescono, seguiranno altri. Non è mai possiblie concedere un privilegio a un solo giocatore.

Per quanto riguarda la Germania, dopo aver rinunciato al nucleare l’anno scorso, era evidente come sarebbe diventata sempre più dipendente dalla Russia.

Reboot

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beijos

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