Che differenza fa l’aumento di produzione?

Il prezzo del petrolio sta scendendo rapidamente ormai dall’inizio di aprile.

Il Brent ha fatto un vero death cross l’8 giugno, cioè una media mobile a 50 periodi (in questo caso giorni) che scende sotto la MM200, dove però anche la MM200 è in discesa. L’ultimo incrocio del 29 settembre era un death cross falso visto che la MM200 stava ancora salendo:

C’era da aspettarselo dopo che l’indice più dipendente dal petrolio, il TSX Composite di Toronto, aveva effettuato un death cross il 15 maggio:

L’ultima volta che avveniva con questa forza la discesa sulla borsa di Toronto è durata altri 6 mesi. In ogni caso, il death cross su Toronto è avvenuto tantissimi mesi dopo la stessa formazione su altri indici. Ai tempi lo SP500 aveva crossato in dicembre 2007, e il FTSEMIB ci voleva in recessione già in agosto 2007.

Ovviamente anche il WTI, dal 11 giugno:

Il WTI tra l’altro è pericolosamente vicino al livello 75$, dove la PEMEX, la NOC messicana ha hedgato la propria produzione. 800mila barili dei ca 2,9 milioni al giorno sono protetti contro una caduta del WTI sotto i 75 dollari. Anche il Quatar ha fatto la stessa cosa con il 25% della produzione nazionale, ovvero ca 400mila barili, ma il livello del hedge è rimasto incomunicato. Cioè è un segreto di stato.

Esercizio di numeri: 800.000 barili venduti a diciamo 70 dollari, sono 5 dollari x 800.000 x 30 giorni = 120 milioni di dollari, meno quei 2% di commissioni, in questo caso comunque nel contesto irrisori 2,4 milioni. Al mese. Una bella perdita per la banca che ha scommesso che la PEMEX avesse torto.

Resta a chiarire il perché il petrolio non regge nonostante la IEA continui a stimare la domanda a livelli record. Di solito la prima cosa che si guarda è l’Arabia Saudita. In questi giorni pare stia mettendocela tutta per sostituire il petrolio che andrà a mancare con l’embargo criminale contro l’Iran.

Infatti sta producendo a livelli da record storico:

Come si vede i numeri JODI per la produzione totale corrispondono a quelli EIA per produzione di greggio + lease condensate. È molto particolare che i numeri non corrispondano perfettamente visto che in entrambi i casi è la Saudi Aramco che li ha comunicato alle due agenzie. Se aggiungiamo anche tutti gli altri liquidi che la EIA include nella categoria petrolio, viene fuori che l’AS sta producendo 11,5 milioni di barili al giorno. In ogni caso il pattern è quasi uguale.

Da gennaio 2009 ca (EIA) o agosto 2010 (JODI)  l’AS si sta notevolmente sforzando per aumentare la produzione. Chissà quanti miliardi di dollari per trivellare quei sicuramente centinaia di pozzi nuovi. Non come a novembre 2002 quando da un mese all’altro hanno semplicemente aperto i rubinetti per compensare il petrolio dell’Iraq. Notevole previdenza, visto che il paese è stato attaccato in marzo 2003.

Comunque. Un piccolo sbalzo insù è avvenuto con la primavera araba e la necessità di sostituire il petrolio libico. L’embargo non è neanche iniziato ancora, e i dati JODI sono indietro di 2 mesi, quindi dobbiamo aspettare per vedere quanto riuscirà l’AS ad aumentare la produzione questa volta, ma scommetto che non è più alto di oggi.

Dai dati però si può vedere un trend. Che l’AS produce 6% in più di greggio oggi che in marzo 2006, ma ne esporta meno.

Per me non c’è molta correlazione tra la produzione saudita e la caduta del prezzo. Anche perché dopo varie ore che guardo questi grafici ho notato che quando l’AS in settembre 2008 ha chiuso il rubinetto su ca 1,5 milioni di barili, la ripresa sul Brent e sul WTI è stato, ma di ca 15 dollari in pochi giorni, dopodiché il prezzo ha continuato il viaggio verso sud, perdendo più di 70$ dal punto di ripresa. Quando finalmente ha preso a salire in marzo 2009, l’AS aveva già aumentato la produzione da ca 2 mesi.

Semmai c’è praticamente una correlazione positiva tra produzione saudita e prezzo. E allora i motivi per la discesa sono altri. Che i dati sulla domanda mondiale non sono corretti? Forse qualcuno si è finalmente accorto che se USA e Europa non consumano, allora Cina e India non producono. Tanto dal PIL cinese di 8% bisogna togliere l’inflazione di 6. Restano 2% di PIL. Simili esercizi si possono sicuramente fare per tanti paesi. Alla fine i PIL negativi OCSE non verranno che cancellati dai PIL positivi degli emergenti. Chissà se siamo arrivati all’anno zero.

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6 responses to “Che differenza fa l’aumento di produzione?”

  1. Livio Pezzato says :

    Seguo sempre con interesse il suo blog.
    Ha letto le posizioni espresse recentemente da Maugeri su prezzo del petrolio e shale gas : http://www.infonodo.org/node/33026
    e http://www.infonodo.org/node/32924 ?

    saluti

    ario

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    • oronero says :

      mmm il signore ha scoperto l’America…ovvero il non convenzionale.
      Peccato che ogni anno la produzione di convenzionale diminuisce.
      Peccato che ci vorranno parecchi altri anni per sviluppare il midstream in america, cioè le infrastrutture necessarie per portare il petrolio in giro.
      Ha ragione sulla riconversione e i posti di lavoro in Italia, ma non è certo novità, piuttosto scaremongering per farsi dare un nuovo lavoro in Italia per quando Harvard non lo vuole più.

      Il prezzo crollerà certamente, ma mai in nessun modo per lo shale americano.

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  2. Pinnettu says :

    Analizzando i dati più in generale e senza limitarsi alla produzione saudita, non è forse difficile comprendere il calo del prezzo.

    Prendendo come riferimento i dati EIA (Energy Information Administration) abbiamo avuto un 2011 in cui la domanda si è attestata a 87,9 milioni di b/g contro una produzione che si è fermata a 87 milioni di b/g (temporaneo blocco della produzione libica). Sul mercato mancava la bellezza di quasi un milione di b/g e i prezzi sono infatti saliti.

    Nei primi mesi del 2012 la domanda è vista in salita fino a 88,7 milioni di b/g, ma contemporaneamente la produzione nei primi mesi dell’anno è schizzata a circa 88,8 milioni.

    In soldoni, la produzione ha ripreso a star dietro alla domanda, ergo i prezzi vanno giù.
    Magari durerà solo per quest’anno, ma ora è così.

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  3. Giorgio Ansan says :

    Ho chiesto a Jeff Rubin che cosa ne pensa delle previsioni di Maugeri. Vediamo cosa risponde.

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  4. medo says :

    Doppia recessione (su quasi due continenti) > crollo prezzo commodities … Mi pare tutto normale.

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    • Pinnettu says :

      No Medo, a questo giro non sono d’accordo. Quantomeno per il petrolio. Il greggio degli ultimi tempi sopra gli 80$, trovava giustificazione esclusivamente nel fatto che nel 2011 si è creato un gap di quasi 1 milione di barili/giorno fra domanda e offerta. La causa è stata ovviamente il blocco della produzione libica. Lentamente il greggio libico è tornato sul mercato e la produzioe si è rimessa al passo con la domanda. Domanda che tralaltro continua a crescere anche nel 2012.

      Direi che che a questo passaggio il calo del prezzo si spiega semplicemente con i fondamentali. Non esisteva nessuna giustificazione plausibile a prezzi ampiamente e continuativamente superiori a 80$.

      Più avanti sarà una altra storia.

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