Capacità di raffinazione e il prezzo del petrolio

Quando nel dicembre 2005 la produzione di uno dei greggi più ricercati del mondo, il Bonny Light nigeriano, è sceso di quasi 30% su base mensile da gennaio 2006 all’aprile 2009 (-17% su base annua), ha certamente collaborato con la domanda mondiale in forte aumento per far schizzare in alto il prezzo del petrolio, finito a $147, prima di crollare.

Ci si può ben chiedere come mai 6-700 mila barili in meno al giorno possa aumentare il prezzo di 150%, quando il milione e mezzo di greggio libico mancato da febbraio a settembre 2011 ha fatto salire il prezzo da 95 dollari a 108 dollari ca, cioè miseri 13%.

Anche il petrolio libico è di ottima qualità, e avrebbe dovuto mettere il prezzo sotto tensione molto più seriamente di quanto ha fatto.

Entrambe le volta l’Arabia Saudita è riuscita ad aumentare la propria produzione oltre il greggio mancante, ma la qualità non corrisponde affatto a quella dei greggi africani.

Oggi abbiamo anche la minaccia Iran e lo stretto di Hormuz, la Cina che riempie le riserve strategiche, Arabia Saudita e gli altri produttori che a ritmo sostenuto aumentano il consumo interno, esportando sempre meno. IEA che stima il consumo mondiale nel 2012 a 89,9 milioni di barili al giorno, contro gli 88 milioni del 2011 (+2%), un’aumento comunque corretto in giù per colpa della crisi europea che frena anche la crescita cinese. E poi il crescente divario tra vero petrolio e gli altri liquidi, più costosi da produrre, attentati sempre più numerosi alle infrastrutture, la grandissima mancanza di personale qualificato nel settore (solo in Brasile mancano 8 milioni di esperti).

Tanti fattori che nonostante demand destruction nel mondo che conta dovrebbero tenere il prezzo sotto le braccia, e invece ecco il Brent che fa una death cross vera, con sia MM50 che MM200 in discesa, l’8 giugno.

Quindi dobbiamo cercare che cosa è effettivamente cambiato dal 2005 ad oggi, almeno se siamo d’accordo che il lato puro speculativo, cioè le 11-12 volte che ogni barile passa di mano su qualche borsa di materie prime, aumenti il prezzo solo di un paio di percenti, e che OPEC non è più in grado di controllare il prezzo. Fondamentali, quindi. E forse non macro, ma fattori che proprio riguardano il petrolio fisicamente.

Frugando nei dati del Statistical Review of World Energy della BP, finalmente uscito, mi sono guardata per la prima volta devo ammettere, i dati sulla capacità di raffinazione mondiale. Questo perché ultimamente ci siamo abituati a leggere delle chiusure di raffineria dopo raffineria, in Europa e negli Stati Uniti. Una industria con pessimi margini, e quando la gente non compra benzina non possono semplicemente abbassare la produzione, perché le raffinerie non funzionano in quel modo, e invece devono chiudere. Ma questo solo nell’OCSE pare.

A livello mondiale invece la situazione è un’altra:

Quegli 8% di aumento della capacità dal 2005 al 2011 potrebbero non avere nessun effetto, se non per il fatto che si tratta di aumenti praticamente esclusivi ai due paesi con la sete maggiore, Cina con 51% e India con 49%.

Perfettamente in linea con il consumo, e quindi che effetto potrebbe mai avere sul prezzo del petrolio?

È che andando su Oil&Gas Journal, cliccando su Processing – Refining – Capacities, e leggendo i vari articoli li sotto, emerge che tutte le nuove raffinerie e non solo in Chindia, sono capaci di processare brutte qualità di greggio:

Vadinar, India. …able to process extra-heavy feedstock…

Mandan, USA. …Bakken shale…

Motiva, USA. …ranging from relatively light to heavy. It also has the flexibility to switch between primarily producing gasoline and diesel to adapt to varying market conditions…

Cartagena, Spagna. …60,000 b/d of desulfurization…

Nizhnikamsk, Russia. ..upgrade bitumen and vacuum residue into a synthetic crude and a fourth functioning as a traditional hydrocracker yielding light products…

Yanbu, Arabia Saudita in JV con Cina, pronto nel 2014. …process 400,000 barrels of heavy crude oil per day…

E solo in Cina, nel 2011, tre raffinerie: Changling (RFCC), Ningxia, e Quanzhou. Scommetto che sono capacissimi di raffinare greggi pesanti e pieni di zolfo.

Se il mondo ha aggiunto talmente tanta capacità di raffinazione per le qualità più pesanti, allora abbiamo una spiegazione in più perché il Brent stia scivolando in basso. Semplicemente con ogni nuova raffineria la pressione sul Brent diminuisce. Ovviamente questo significa che i prezzi dei greggi pesanti dovrebbero aumentare. Sul sito EIA sono disponibili dati per vari greggi FOB, cioè greggi comprati dagli Stati Uniti, ma prezzati nel porto del paese produttore:

In effetti, dal 2005 ad oggi la differenza tra i due greggi più pesanti e quelli più leggeri è scesa da quasi 55% a ca 15%.

Il dubbio è: quando aumentano di prezzo anche i greggi brutti, diminuiscono i margini per tutte quelle belle nuove raffinerie. Quali sopravvivono? Direi soprattutto quelle che operano in paesi senza mercato libero, dove lo stato può decidere la sorte di un’impresa. Tipo la Cina, con i suoi geniali piani quinquennali. India, non lo so. Certamente hanno costo del lavoro minori, e leggi ambientali circumnavigabili.

9 responses to “Capacità di raffinazione e il prezzo del petrolio”

  1. fausto says :

    Nel mentre perdiamo ufficialmente la raffineria di Roma e pare quella di Falconara; a Gela le cose sono messe male. Qualcuno ha notizie di Porto Marghera, Priolo e Mantova?

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  2. sesto rasi says :

    @anna: bell'articolo, mi fa venire un sacco di domande: 1) si dovrà pubblicare anche un indice di riferimento per gli heavy oils perchè gli attuali Brent e WTI saranno sempre meno rappresentativi? 2) quanto costa (inv cost) e quanti anni opera una raffineria per light oil (es. in €//(b/d))? E riconvertirla perché sia più flessibile, se si può fare? E una per heavy oil? Sto cercando di fare il parallelo su come imposterei il problema per una centrale termoelettrica, confrontando gas e carbone (sbaglio?).

    3) Il ravvicinare i prezzi in funzione della qualità potrebbe avere effetti sulla stima delle riserve (vi leggo sempre parlare di picchi di esplorazione e di produzione, a me però il picco sembrerebbe una quantità non fisica, ma correlata a quanto vuoi pagare la materia prima)?
    4),5),..e tante altre.

    @fausto: sia a priolo che a marghera sono stato negli ultimi tre mesi. Non tira una bell'aria.
    Quella di Priolo poi, di fatto è ormai detenuta in quota maggioritaria dai russi (lukoil) Di Mantova so che sono in difficoltà, non solo quanto a mercato. Ci sono indagini giudiziarie piuttosto pesanti su attività pregresse.

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  3. oronero says :

    1. Una volta c'erano tantissimo prezzi per i vari petroli su EIA, ma l'hanno tolto. E poi in tempo quasi reale li trovavo su upstreamonline. Non ci sono più. Terrificante questa totale opacità. Della necessità per altri benchmark ne ho già parlato.
    2. È possibilissimo riconvertire raffinerie, ma gli unici che lo fanno sono i cinesi. Ci vogliono semplicemente tantissimi soldi, e pocchissima economia di mercato. E/O pocchissima democrazia, ma con tecno-Monti siamo sulla buona strada.
    3. Le risorse conosciute vengono promosse a riserve quando ci sono le tecnologie e l'economicità per estrarli. Le riserve quindi continueranno a crescere, perché non è certo ferma la ricerca! Il picco riguarda la velocità di estrazione, e non come pensano tutti i neoliberali, il momento in cui abbiamo estratto esattamente la metà del petrolio esistente, e quindi molto in la nel tempo. Tante persone purtroppo si immaginano peak oil graficamente come una specia di distribuzione normale. Colpa di Hubbert… Noi estraeremo sempre petrolio, anche quando costerà così tanto che sarà un bene di lusso, del tutto scorrelato al PIL. È molto di moda in questi giorni sparlare del EROEI, visto il prezzo del gas, che negli US sta abbassando tanto il costo dell'energia necessaria per estrarre il petrolio, ma resta il fatto che prima o poi ci sarà un tetto anche per quello.

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  4. sesto rasi says :

    thanks a lot! e… se mi dovessi consigliare un link dove trovare le principali info tecno-economiche relative ad una raffineria (intendo: tipologie principali, costi di investimento in funzione della taglia, O&M costs, vita operativa)? Qualcosa di accuratezza budgetaria, non di più. Si trova molto sugli andamenti di mercato, i miei report preferiti sono quelli dell'energy charter:

    http://www.encharter.org/index.php?id=218

    però non ho mai trovato molto su come sono fatte le raffinerie (o meglio, su cosa costano in funzione di tipo e capacità)

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  5. Paolo B. says :

    A proposito dello shale gas è molto interessante l'articolo http://aspoitalia.blogspot.it/2012/05/lo-shale-gas-visto-dalla-russia.html. Una buffonata americana in sostanza.
    E a proposito del petrolio, è vero che si continuerà ad estrarlo ancora per decenni, ma sei d'accordo che come bene di lusso se ne estrarrà molto di meno, ovvero per un mercato di nicchia per soli ricconi.
    Diciamo che il picco è un evento solo per le masse, no?

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  6. medo says :

    AHAHAHHA HAHH HAH AHAH HAAHHAHAH A

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  7. medo says :

    Scaroni ci fa pure lo sconto nel week-end, quindi il petrolio è eterno ed il carburante pure. Oppure no?

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  8. Giorgio Ansan says :

    Ma non è la Fiat che vuole fare sconti sul carburante a chi compra un'automobile? Devono proprio essere alla disperazione.

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