Peak oil e le compagnie aeree

Cosa succederà ai trasporti aerei quando le compagnie non avranno più nessun margine di guadagno? Una risposta è ovviamente che il traffico aereo privati come lo conosciamo oggi sparirà.

Ho ascoltato l’intervento ASPO “Can we fill the gap” di Charles Schlumberger, il responsabile per trasporti aerei alla banca mondiale. Schlumberger ha un curriculum di tutto rispetto con una lunghissima esperienza nel settore.

Il discorso è del 2010, ma l’ha poi rifatto un poco modificato in altre occasioni. Si sottolinea che Schlumberger parla alla conferenza ASPO come persona privata convinta di uno scenario peak oil, e non nella sua veste di superconsulente.

Una della prime cose che C.S. spiega è che le compagnie aeree non fanno i soldi con te e me in classe bovina, ma solo con le business e first class. Spesso quei biglietti costano anche 10 volte il biglietto normale, mentre lo spazio occupato dalla sedia è massino 2,5 volte più grande.

That’s really the key measurement.

E nel 2010 aspettavano ansiosamente che tornasse il trasporto business come erano abituati. Globalmente ci sono ca 2,5 miliardi di passeggeri, e le compagnie aeree di tutto il mondo contano con una forte crescita del traffico privato, più forte addirittura della crescita del PIL globale. Tutti i modelli per le previsioni, per esempio quelle IATA, vengono fatte senza prendere in considerazione un rallentamento della produzione di petrolio. Molto interessante il grafico Oxford Economics del 2004:

Complessivamente sono più di 29 milioni di posti di lavoro che direttamente o indirettamente dipendono dal traffico aereo. 3.000 miliardi USD di PIL. Il mondo intero è dipendende dal traffico aereo. Non solo turismo, ma il concetto dell’economia globale e Just-In-Time:

Even foreign direct investment is hampered. You will not buy a factory where you cannot fly the same or the next day in. Air transportation has become the key mechanism for the world as we know it today.

If air transportation shrinks, it is clear that our world is shrinking.

(Nota: se il ridimensionamento della globalizzazione ti rende il mondo più piccolo o più grande è questione di punti di vista).

Siccome tutte le economie dipendenti da turismo, e tutte le economie dipendenti da manifattura just-in-time dipendono direttamente dal traffico aereo, una sua diminuzione può accelerare una recessione.

If you have a recession, air transport collapses.

C.S. fa un osservazione interessante. Racconta che nel 1945 un viaggio London-Sydney costava l’equivalente di 95mila dollari, nel 1965 15mila dollari e nel 2009 1500 dollari. Secondo lui potremmo facilmente tornare indietro e pagare le stesse ciffre di 30-40 anni fa. Competizione ed efficienza hanno ridotto moltissimo i costi per le compagnie, ma se tornano su, perché non dovrebbero aumentare il prezzo del biglietto?

Air traffic and high oil prices are not going to disappear. It’s just that from here (USA) to Europe…5000 dollars.

Che prima o poi tornino su è una certezza. Nel frattempo i prezzi continueranno schiacciati mentre le compagnie giochano a sedie musicali (grazie google translate per avermi tradotto “tutto il mare in tempesta” correttamente). Falliranno una dopo l’altra, ovviamente perché già oggi il biglietto dovrebbe costare multipli di oggi.

Già nel 2006 il costo del carburanto aveva superato il costo del lavoro:

Non sono più i sindacati a porre il problema, ma il carburante.

Uno dei modi per estendere la vita del traffico aereo è aumentare l’efficienza energetica degli aerei. Secondo C.S. i produttori di aerei sono però arrivati alla fine delle possibilità con i design di oggi. La nuova vecchissima tecnologia di doppi rotori aperti (open fan, oppure counter rotating open rotor) è molto più efficace, ma la zona di sicurezza intorno renderebbe il motore più grande della fusoliera.

That means you have to completely redesign an aircraft.

Probabilmente è per quello che documenti recenti sugli sviluppi di questi nuovi motori non si trovano in rete.

It takes billions, and it takes decades.

Risorse e tempo. Per quanto riguarda volume, questi aerei ci saranno, ma a quantità molto minori rispetto a oggi, giusto per chi potrà pagare l’equivalente di quei 5000 dollari.

Conclusione: non rimandare quel viaggio.

Immagini dal PDF.

5 responses to “Peak oil e le compagnie aeree”

  1. Paolo B. says :

    Tanti pensano che molti settori di mercato propri dell'era petrolifera spariranno; in realtà scompariranno sì, ma a livello di mercati di massa.
    In parole povere molti aspetti della nostra vita di oggi torneranno ad essere esclusivamente appannaggio dei pochi, ovvero un lusso.
    Per comprarsi un'auto negli anni '50 e oltre, un televisore, una lavatrice, un frigorifero, ecc, bisognava quasi farsi un mutuo. Poi l'economia del petrolio magicamente ha reso disponibili alle masse tante cose utili, e tante inutili, nel contesto della crescita infinita in un mondo a risorse finite.
    Andremo avanti così per diversi anni ancora, tra alti e bassi economici (però via via sempre alti un po' meno alti e bassi sempre un po' più bassi) nell'ambito di un peggioramento costante del nostro tenore di vita 'petrolifero', e il perdurare sulla scena politica di governi servili alla grande finanza non farà altro che amplificare gli effetti negativi di questa decrescita irreversibile del BAU.
    Chi crede ancora alla tanto sbandierata frase 'ritorno della crescita', pura aria fritta per il popolo bue, avrà un bruttissimo risveglio.
    I primi a non crederci sono proprio quei politici, banchieri e tecnici alla Monti che tanto se ne riempiono la bocca. Loro sì che sanno la verità, ma saggiamente(per loro) mica ce la vengono a raccontare…

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  2. andreaX says :

    Si potrebbero “rispolverare” i dirigibili, è vero che sono lenti ma per il trasporto merci vanno bene, anche perchè caricano e scaricano direttamente la dove serve, magari integrandoci dei pannelli solari per azionare un motore elettrico, io non li vedo male.

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  3. sesto rasi says :

    primi di questi due tuoi post non sapevo che la situazione per la navigazione aerea fosse così critica. Non credo nei nuovi modelli di aereo (svilupparli costa tempo e denaro, troppo con queste prospettive); nei buofuel tantomeno (il messico e l'argentina sono enormi, ma povera irlanda, anche lei lasciamola stare…) e poi dubito i biofuel arrivino a breve ad essere competitivi.

    Lancio una gara di fantasia iniziando per primo:

    la smetteremo di pretendere l'uva in gennaio (e gli ananassi in qualunque mese): vedi come sono preveggente, io per abituarmi lo faccio già da tempo, niente frutta dell'emisfero boreale…

    si volerà solo quando veramente necessario, oggi si vola davvero troppo, soprattutto per lavoro: le tecnologie per le video conferenze riceveranno un impulso vitale (oggi sono sistemi costosi e per giunta malfunzionanti)

    anche per le vacanze potrebbe cambiare la mentalità: che ci vado a fare in un villaggio egiziano se tanto ci trovo la pastasciutta ed i camerieri italiani? oggi la risposta è: perchè costa meno che andare a rimini. Quindi in vacanza lontano solo chi, sapendolo davvero apprezzare, ne porta davvero a casa un esperienza peculiare. Settarismo culturale grazie al petrolio? Perchè no.

    etc. etc. c'è da sbizzarrirsi

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  4. andreaX says :

    In italia il problema più che altro è che le merci viaggiano quasi tutte su gomma, se aumenta troppo il prezzo del carburante viaggiare in aereo diventerà un lusso, ma fin qui poco male, la cosa grave sarà l'aumento dei prodotti alimentari e non solo, mi risulta infatti che l'italia non sia autosufficiente come produzione agricola.

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  5. medo says :

    Notizia fresca fresca: ufficialmente Air France ha 272 piloti di troppo già oggi (600 secondo i sindacati), lo comunicherà al governo appena sarà stabilito un calendario di incontri, alla fine delle legislative. INTANTO ci sono già accordi perchè cerchino presto del lavoro in Cina… http://www.lemonde.fr/economie/article/2012/06/12/face-au-sureffectif-en-france-les-pilotes-seraient-incites-a-aller-travailler-en-chine_1717144_3234.html

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