Infatti il picco ancora non c’è. Analisi tecnica

In settembre 2011 ho scritto che da un punto di vista dell’analisi tecnica, utile strumento per cercare pattern e trend nei dati, in aprile 2011 non avevamo ancora visto il picco della produzione di petrolio convenzionale.

Se guardiamo quindi la produzione secondo un punto di vista del chartista, ad aprile 2011 non eravamo ancora in peak oil. Mancano i dati degli ultimi quattro mesi, per sapere se l’inizio della nuova recessione abbia rotto o no il canale in giù.

Andando a ripescarmi lo stesso grafico con i dati per gli ultimi mesi del 2011 mi sono data ragione per tutte le volte che ho detto che recessione e demand destruction occidentale non importano un fico secco quando Chindia sta ancora crescendo.  Canale rialzista della produzione ininterrotta:

E addirittura un terzo tentativo di rompere la resistenza intorno a 74milioni di barili al giorno.

Ricordiamoci però che una produzione in aumento richiede prezzi del petrolio alti. Se il prezzo scende diventano antieconomici tanti progetti, che vengono fermati. O anche no,visto che tutto il mondo ha imparato dalla crisi del 2008. Le prossime volte il prezzo non scenderà tanto, e ci metterà molto meno a risalire. Meno volatilità sia in produzione che sul prezzo. Ma sembra che ci troviamo un una specie di equilibrio un pochino precario.

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15 responses to “Infatti il picco ancora non c’è. Analisi tecnica”

  1. Paolo B. says :

    Sarebbe interessante incrociare i grafici temporali sulla produzione di ogni tipo di greggio con quelli relativi ai vari EROEI. Anna, visto che sei una maniaca dei numeri(in senso buono) perché non ti cimenti in questo esercizio?

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  2. climber15 says :

    Il problema è che i costi alti dell’energia non consentono all’economia di esprimere gli utili di una volta.Ddi conseguenza anche il servizio del debito risulta compromesso a tutti i livelli (stati/aziende/persone).

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  3. Pinnettu says :

    Mi sembra pure di notare che la produzione è riuscita a riaguantare la domanda.
    I primi mesi del 2012 vedono la produzione totale attorno a 88,8 milioni di b/g (ampiamente superiore agli 86,5 del 2010 che continua ad essere citato come anno del picco !?!?) a fronte di una domanda stimata per il 2012 pari appunto a 88,8 milioni.

    Quanto al convenzionale, anche qua nessuna traccia di picco alle spalle. Siamo a circa 75,5 milioni contro i 73,6 del 2005. Ben 2 milioni in più, nonostante si continui a citare il 2005 come anno del picco convenzionale.

    Alcuni dati interessanti:

    – USA, in pieno post picco, hanno portato la loro produzione da 8,3 milioni del 2006 agli attuali 10,5 scalzando addirittura la Russia e diventando il secondo produttore mondiale.

    – Russia. Tutti la davano per spaciata ma negli ultimi otto anni hanno aumentato la produzione di ben 1 milione arrivando a 10,3 milioni di b/g

    – Arabia Saudita. Nonostante Gawar e tutto il resto, ha una produzione attorno agli 11,5 milioni di barili. A un passo dai famosi 12 milioni che hanno sempre promesso.

    – Irak. La produzione continua a salire. Lentamente ma sale. Ora stà attorno a 2,5 milioni di b/g. Anche qua nessuno ci credeva.

    Orbene. Riformuliamo brevemente il concetto principe che stà alla base del collocamento temporale del picco.

    Data una certa URR (Ultimately Recoverable Resource) il picco dovrebbe presentarsi più o meno nel momento in cui metà della URR è stata estrata.
    Fino ad ora i picchisti hanno sempre parlato di una URR attorno ai 2800 miliardi di barili. Considerando che nel 2010 si sarebbe arrivati a circa 1400 miliardi di barili estratti, per logica il collocamnto del picco doveva cadere in quell’anno (più o meno) e nel 2005 per il solo convenzionale.

    La mia curiosità è: e se la URR fosse sbagliata.

    Le riserve globali di greggio sono stimate attorno ai 9800 miliardi di barili.
    Di questi, dicevamo, 1400 li abbiamo già bruciati. Secondo i picchisti, di effetivamente estraibili, ce ne sarebbero dovuti essere solo altri 1400 miliardi (URR 2800).
    E se invece fossero di più. Se la URR fosse per esempio di 3500 miliardi (stime che tral’atro esistono) la produzione continuerebbe a crescere per almeno un altro decennio e si parlerebbe di picco attorno al 2025.

    Qual’è l’esatta consistenza dell’URR. I picchisti devono rivedere le loro stime alla luce dell’aumento della produzione? Oppure questo è l’ultimo fuoco di paglia della produzioe?

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  4. sinbad says :

    4 considerazioni

    a) il 2005 l’abbiamo lasciato alle spalle (direi una bella impresa tecnologia ….un po’ meno dal punto di vista ambientale…)
    b) nel 2005 il prezzo era intorno ai 50…con alle spalle già una salita ragguardevole. In sette anni fino al 2012 una bella rampa, anche considerando il valore attuale e il crash del 2008 (che di fatto non ha cambiato un certo trend lineare)
    c) ad oggi, mi sembra di poter dire che, intorno ai 95-100 dollari i dati macroeconomici soffrono
    d) innegabile l’imcremento della quota parte di “tight oil”

    Messaggio: per ora, i soldi e la tecnologia hanno avuto la vinta sulla Natura.

    Comunque direi di attendere il bottom del prezzo (adesso il wti è a 86) per farsi un’idea più precisa sul picco.
    Questa è una bella occasione.

    ciao
    sinbad

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  5. medo says :

    Ma il picco mondiale della produzione SPOT (giornaliera)… Non è che sia tanto significativo. La produzione mondiale annuale disponibile PER ABITANTE ha piccato quando? 95 indicatori petroliferi su 100 hanno avuto il loro picco nel passato. E comunque già oggi quanto petrolio convenzionale in più servirebbe SOLO per ripagare i 39 564 800 000 000 (39564 miliardi di dollari) di debito pubblico mondiale? Servirebbero 395 miliardi di barili di greggio a 100 $, è il massimo stimato esistente in tutta la zona artica. E non una goccia ne è stata (e ben poca ne sarà) estratta.

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  6. Pinnettu says :

    Certo Medo.
    Le mie considerazioni esulano naturalmente da discorsi ambientali, disponibilità pro capite, costo, EROEI, ecc…

    Parlo di produzione tout court e basta.

    Occhi però che i dati che ho riportato non sono spike di produzione giornaliera, bensi i dati su base annua, o comunque della media degli ultimi 4-5 mesi.

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    • Paolo B. says :

      Ma i comportamenti di tanti governi è di dannarsi a cercare combustibili fossili ovunque e a qualsiasi costo. E questo depone a favore di una paura fottuta di non avere più greggio in quantità sufficiente per sostenere lo schifoso BAU. Picco alle nostre spalle o dietro l’angolo? Del resto Pentagono, Tedeschi e Britannici parlano già apertamente sui documenti di penuria petrolifera entro il 2015.
      Ed è questo l’anno a cui dovremmo fare riferimento per un cambiamento drastico del nostro stile di vita, evento di cui la grande finanza mafiosa ci sta già dando i primi assaggi con l’imposizione delle varie austerity…

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  7. Libero says :

    Leggendo Orlov Rubin Martenson Turiel e altri si ha la sensazione che la produzione di petrolio e gas non convenzionale sia ancora possibile unicamente perchè questa operazione riesce ancora ad avere il supporto del sistema finanziario e valutario americano dietro il quale però non c’è niente nessuna richezza reale ma solo debiti e appropriazione di richezza altrui. Quando il gioco finirà, prima o poi, il picco si manifesterà molto bruscamente.

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    • medo says :

      Ma non è una sensazione, è esattamente in quel modo che funziona. Voglio dire: l’Arabia Saudita potrà davvero esportare ancora vent’anni, se siamo disposti a pagare un litro di benzina 12 Euro ed un salame 300 Euro… Oppure: ovvio che ‘è molto scisto anche in Europa, ma dalle riserve se ne tira fuori poco perchè un conto è quanto scisto bituminoso ho, a che profondità quanta acqua ed energia prendo e dove per lavorarlo, e un conto è quant’è il ratio del petrolio estraibile. In Estonia c’è una vastissima area di estrazione di shale oil, sono tutti contenti? Certo: è l’area amministrativa più povera d’Europa ed uno dei luoghi più inquinati del mondo (col Golfo di Finlandia, poco sopra, che non ha più un pesce non contaminato da metalli pesanti). Avremo ancora a petrolio, a costo di morire letteralmente per cavarlo fuori, per raffinarlo, per pagare il carburante che ne ricaveremo… Ne vale la pena?

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      • sinbad says :

        No…ma la Storia porta a pensare che l’uomo non opererà secondo criteri di lungimiranza (penso, per esempio, agli studi di Jared Diamond).

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      • Pinnettu says :

        No certo, non ne vale la pena, ma stai pur certo che ci agrapperemmo al BAU con le unghie e con i denti e proveremmo a tirar fuori greggio dalle profondite degli abissi, costi quello che costi.

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  8. medo says :

    OPS la volatilità dell’EuroSTOXX è entrata oggi nel pattern della crisi finanziaria mondiale del 2008… A giugno vedremo Grecia e Spagna fallire assieme? Solo alla Francia costerà qualcosa come 220 miliardi di Euro e ci sono 36 aziende nazionali importantissime che stanno già oggi preparando tagli per 45000 impieghi da sopprimere entro l’anno. In caso di fallimento Spagna e Grecia, ti saluto ordine pubblico per molti molti mesi…

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    • Pinnettu says :

      E che dire dei dati italiani? Disoccupazione salita al 10,2% e interessi sul debito a 10 anni a un pelo dal 6%

      Davvero mi chiedo come si possa anche solo lontanamente pensare di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 con un simile salasso di interesi sul debito.

      A quando un’altra manovra da…..diciamo 20 miliardi?

      Il paese è cotto!!

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  9. fausto says :

    A quanto pare ci stiamo avvitando nella parte conclusiva della seconda parabola; il primo giro sull’otto volante si concluse con lo schianto dell’inizio del 2009. Ancora una volta abbiamo speso quattrini per comprare attrezzature per estrarre risorse aventi scadente ritorno energetico. E ancora una volta andiamo in bancarotta, avendo confuso energia netta e lorda. Brent spot proprio ora sotto i 100 dollari, Wti a poco più di 80. Ci faremo un terzo giro di giostra? O non c’è più margine?

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  10. marco says :

    Faremo ancora infiniti giri di giostra, ma stavolta a scapito soprattutto dei cosiddetti Paesi in via di sviluppo che ormai sono sviluppatelli ed hanno i nostri consumi ma senza avere quel poco di infrastrutture decenti che ci siamo dati quando potevamo (preziosissimo ad esempio l’idroelettrico).

    Loro poi sono demograficamente in crescita e noi no,ogni giorno che passa abbiamo meno braccia per il lavoro che non c’è ma anche meno bocche da sfamare.

    Vedo male insomma soprattutto l’africa e l’asia extra cina/taiwan/singapore.

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