Peak oil nel parlamento svedese

Non riuscite ovviamente a capire cosa dicono nel video ripreso nel parlamento svedese.

http://www.riksdagen.se/sv/Debatter–beslut/Interpellationsdebatter1/Debatt/?did=GZ10355&doctype=ip

Si tratta di un cosiddetto dibattito di interpellanza, interpellationsdebatt, dove il ministro interpellato da un membro del parlamento ha avuto 4 settimane per inventarsi una risposta.

Qua è Per Bolund dei verdi svedesi che chiede al ministro di finanza Anders Borg come se la caverebbe la Svezia in uno scenario di forte contrazione delle forniture di petrolio.

Anders Borg evidentemente non aveva voglia di rispondere, e ha lasciato la risposta alla collega Anita Broden.

Che risponde come ci si aspetterebbe, dopottutto è la prima volta che la questione viene discussa apertamente in parlamento. Quello che discutono indubbiamente dietro porte chiuse non lo possiamo sapere.

Broden insomma risponde che IEA prevede che non ci saranno carenze di combustibili fossili per tanti decenni ancora, e che comunque il pianeta riuscirà ad aumentare la produzione sia di gas che di petrolio tramite le sabbie e lo shale, soprattutto canadese. Un sogno che Aleklett e altri hanno ripetutamente smentito.

Inoltre la Broden non riesce a definire il concetto “flotta trasporti non dipendenti da combustibili fossili”, cioè che tutte le macchine e camion sulle strade svedesi per il 2030 non devono usare combustibili fossili.

Inutile dire che si tratta di parole senza nessun contenuto. Anche se c’è la tecnologia, non ci sono volumi, tempo e risorse per sostituire la flotta di oggi con lo stesso numero di veicoli elettrici.

La definizione di tale flotta ve la do io: Bici, cavallo, navi a vela.

Anita Broden per il resto del dibattito ripete la stessa frase in salse diverse: che dobbiamo ridurre la dipendenza dei fossili, senza mai dire come. Ma come già detto, è il primo passo verso un dibattito aperto.

6 responses to “Peak oil nel parlamento svedese”

  1. fausto says :

    Per la flotta mezzi post peak: qualche treno elettrico combinato a risparmiosi bus. Il cuore della vicenda è che non abbiamo più risorse per costruire nuove, pesanti infrastrutture. Tra poco dovremo scegliere tra pochi km di metro / tram a costo pazzesco o un prosaico impiego dei vecchi, scassati bus arancioni che ci portavano a spasso negli anni '80 e che raggiungevano quasi tutti i cittadini. Che è poi la scelta dei cubani, tanto per dire. Il costo infrastrutturale…..

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  2. climber15 says :

    Forse potevano chiedere a Scaroni che sul Mattino di Pd del 26/5 dice:
    – petrolio ce n'è per prossimi 100 anni,
    – è tutta colpa degli americani che hanno le macchine che fanno 7 con un litro.
    – la benzina costa troppo poco visto che i consumi non calano abbastanza e non si fa niente per farli calare.
    Avvisate il parlamento Svedese che non c'è alcun problema…..

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  3. sesto rasi says :

    …fatevene una ragione, l'uomo quando ha tempo lo lascia passare (quasi) tutto, ama correre e farcela all'ultimo momento (spesso ce la fa, ma mica sempre).
    Perdonate la replica psico-filosofica in un blog di un ' amante dei calcoli frequentato da amanti dei calcoli (io per primo): non tutto si può spiegare a suon di modelli numerici….

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  4. Pinnettu says :

    Mi domandavo se, aldilà delle considerazioni dei cornucopiani, non possa essere interessante riaprire la discussione sulla collocazione temporale del picco. Ormai è evidente che sono “saltate” date come il 2005 per il convenzionale e il 2010 per gli “all liquids”.

    Ormai tutte le discussioni sulla disponibiltà di greggio partono dalla premessa che il picco è alle spalle ma così non è.

    Irak, Russia, Arabia Saudita e perfino gli USA, stanno contribuendo alla crescita della produzione in maniera sostenuta e contro tutte le aspettative dei picchisti.

    E se fosse tutto traslato in avanti di almeno un decennio?

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  5. Libero says :

    Sembrerebbe che il picco sia procastinato dagli USA che producono petrolio non convenzionale a spese di tutto il resto del mondo profittando del fatto che il resto del mondo continua ad accettare in cambio di beni quella carta straccia chiamata dollaro.
    http://crashoil.blogspot.it/2012/05/importando-energia-exportando-miseria.html#comment-form

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  6. Paolo B. says :

    Eppure la temperatura della febbre di trovare petrolio ovunque e a ogni costo aumenta continuamente. Picco non avvenuto(forse) ma comportamenti da post picco sempre più evidenti? Diciamo che il picco del convenzionale è sicuramente alle nostre spalle e che il non convenzionale per ora ci sta salvando il culo (si fa per dire), ma a quali costi economici e soprattutto ambientali?

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