Compagnie aeree in difficoltà

Nell’ultimo mese un altro paio di compagnie aeree hanno gettato la spugna, lasciando migliaia di passeggeri a terra. Agli inizi di maggio la danese Cimber Sterling, che ha cambiato nome da Cimber Air quando la compagnia ha comprato la Sterling che aveva fatto bancarotta,  ha dovuto chiudere i battenti quando il proprietario, il miliardiaro russo Igor Kolomoyksij non ha più voluto aggiungere capitale.

E due giorni fa la Skyways, sempre scandinava, sempre poprietà di Kolomoyksij, non ce l’ha fatta. Il motivo viene citato come costi troppo alti per il carburante.

Il prezzo medio del carburante per il traffico aereo nel 2011 era addirittura più alto che nel 2008, e anche il 2010 vedeva il kerosene più alto che nel 2007:

Dati: EIA

In febbraio è crollata la compagnia di bandiera ungherese Malev,  con debiti di 550 milioni di euro, costringendo i viaggiatori a volare con la Tyrolean Air tra Budapest e Vienna. Prima ancora, in gennaio, la regionale Spanair, che non riusciva più a pagare il carburante, ha lasciato giù 22.000 passeggeri, con debiti di 300 milioni di euro.

Anche la compagnia più puntuale del mondo (in 15 anni da Linate mi è capitato un ritardo solo) SAS ha raddoppiato le perdite nel primo trimestre 2012, da 50 a 100 milioni di dollari.

Tutte le compagnie del mondo stanno lottando con margini decrescenti. Uno si può veramente chiedere perché un’intera industria ha il permesso di operare per decenni con dei margini che non sarebbero accettabili in nessun’altro settore. Ma aeroporti e compagnie di bandiera sono carichi di prestigio e così la follia continua. Ai politici piacciono progetti di prestigio.

Anche Air France-KLM sta lottando, e l’anno scorso il gruppo ha perso 800 milioni di euro. Ora stanno discutendo quante persone lasciare a casa.

Alla fine una delle poche compagnie solventi, ovviamente la Ryan “aeroporti in culo al mondo” Air, ci avverte che anche loro vedranno scendere i guadagni nel biennio 2012-13, sempre per colpa del carburante. Il biennio vedrà aumenti del costo del 320 milioni di euro, e solo una crescita del 3% del traffico, da paragonare ai 16% nel biennio precedente.

E per chi ora risponde che non è vero che il costo del carburante incide sui guadagni, perché le compagnie si comprano protezione, rimando al post Il fuel hedge non li salva.

4 responses to “Compagnie aeree in difficoltà”

  1. gabbia says :

    Vista la situazione come è possibile che ci siano ancora i voli low cost? Dov'è l'inghippo?

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  2. andreaX says :

    Quando verrà il turno delle grandi compagnie di bandiera tipo air france, alitalia, ecc. ?, a quanto pare piuttosto presto.

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  3. medo says :

    Sovvenzioni dirette. In Francia i dipartimenti (i “consigli generali” si chiamano) pagano ancora milioni a Ryan Air perchè i cittadini possano acquistare i biglietti a “basso prezzo”. Inoltre i voli “low cost” esistono ancora, ma quanti voli? Quanti posti? L'unica vera compagnia a basso costo è Easy Jet. Ad ogni modo da qui al 2016 il trasporto aereo sarà un ricordo.

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  4. medo says :

    Air France sta preparando il documento finale del piano di auto-salvataggio: licenzieranno il 25% del personale su tre anni. Ma nel frattempo sarà passata di là la crisi (la stessa o una nuova, vedi collasso bancario europeo partito dalla Spagna con Bankia) e sarà il 50% ad essere licenziato e la compagnia sarà nazionalizzata.

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