Troppo lardo per la lotta?

L’articolo wikipedia che parla delle proteste greche purtroppo non ci dice molto sulla distribuzione di età, sesso e ceto sociale dei manifestanti. Un riferimento dice “giovani e over 40 con famiglie”, un altro che i manifestanti erano distribuiti su tutte le età e disponibilità economiche.

Se io dovessi indovinare sulla demografia di chi sta cercando di manifestare pacificamente in piazza Syntagma, direi che è più presente la classe media, quella che ha tutto da perdere. Infatti, gli scioperi riguardano:

Greek unions, including those whose members dominate the country’s health, transportation, education, and government jobs began a 48-hour strike…

Journalists and a number of artists also stopped working in solidarity with the protest.

Non una maggioranza di operai quindi.

Se cerchiamo di scrutinare gli atti di vandalismo, quelli che distruggono i centri città a Londra, Madrid, Atene, secondo la polizia sono i cosiddetti “hooded youth”. Ragazzi cresciuti nelle periferie delle città, senza mai aver avuto un vero futuro. Dico ragazzi, perché istintivamente escludo la maggioranza delle ragazze della categoria “hooded youth”.

Ma la parola “youth” cosa comprende? Guardiamo il grafico per il rapporto tra maschi e femmine per cercare la risposta.

La classica curva che appartiene a tutte le società umane mature dove il sesso del feto non decide se effettivamente nascerà. In Italia non avvengono aborti selettivi di femmine, quindi nascono ca 105 maschi per 100 femmine, il modo della natura per assicurare un numero adeguato di maschi adulti.

Perché zoomando, si vede che dopo l’infanzia qualcosa succede nella popolazione maschile:

Fino a 19 anni il rapporto rimane uguale, oscilla intorno ai 1,06. Ma nel decennio che segue, dai 19 ai 29 anni, sparisce un numero spaventoso di giovani uomini. Il rapporto medio in quel decennio è di 1,03. Se il rapporto si fosse mantenuto ai 1,06 gli uomini in quella fascia d’età sarebbero 100.000 in più.

Posso solo indovinare che prima dei 19 la maggiore propensità del maschio al rischio sia in qualche modo controllato dalla famiglia, dalle gite dei scout, e dalla mancanza di soldi per comprarsi la moto. Dopo, via libera a sport estremi, moto e macchine, servizio militare attivo, risse, e anche criminalità organizzata.

Ma cosa succede se questi giovani uomini sono troppo grassi per lavorare, e quindi comprarsi moto, troppo grassi per il servizio militare, troppo grassi per ammazzarsi in piazza, troppo lenti per la criminalità organizzata?

Oggi i maschi nella categoria 8-18 anni sono 3,2 milioni, le femmine 3,1 mln. Dei maschi il 36% sono obesi, cioè 1,1 milioni. Rimangono 2,1 milioni di maschi. Fast forward un decennio. Se manteniamo il rapporto 1,03 per la categoria 19-29 anni andranno a mancare 96mila maschi, ma riducendo i 2,1 milioni di maschi non-obesi, secondo il mio ragionamento di prima.

Rimangono 1,97 milioni di maschi che si divideranno i compiti oggi occupati da 3,6 milioni meno 10% di obesi = ca 3,2 milioni di maschi. Un brutale darwinismo?

Anche se i numeri sono tutti tirati, potremmo veramente vedere un trend del genere. Gran parte della popolazione troppo malata per comportarsi secondo la nostra normale biologia. Il resto in BAU.

Ora, per chi pensa che questo è puro cinismo, mi difendo facendo riferimento alla fantascienza. Chi la legge regolarmente lo sa: una storia sul futuro funziona quando l’autore prende un trend di oggi, perché no l’obesità, e la estrapola in un modo credibile nel futuro, anche estremizzandola. Le storie più interessanti riescono a intrecciare tanti trend diversi senza che questi si contraddicano.

6 responses to “Troppo lardo per la lotta?”

  1. Luca Vecchiato says :

    interpretazione dei numeri originale e congruente, complimenti per la chiarezza. Io ci aggiungo un'annotazione sociologica: attorno a me vedo singoli e famiglie che rapidamente stanno ristrutturando il proprio stile di vita (vacanze più brevi e più vicine, l'auto tenuta per 300mila km invece che per tre anni, i jeans robusti invece dei jeans alla moda, ecc.).
    E' vero che questo è un campione è preso in una zona d'Italia (il Veneto) che si è sempre dimostrata molto pragmatica ma non pensi che questo dia qualche speranza per il futuro?

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  2. sesto rasi says :

    uno spunto per proseguire lo sviluppo del modello: crescita della produttività dei fattori: che a pari compiti servano meno persone che se ne occupano.
    Da mettere in conto assieme alla diminuzione di maschi attivi.

    E poi: può la società accettare di diminuire i compiti da fare? Grossa questione. I decrescitisti dicono di sì; ma io li trovo proprio sempliciotti ( http://ultimomiglio.wordpress.com/2012/01/26/latouche-guru-della-decrescita-ma-mi-faccia-il-piacere)

    Intanto i compiti in cui ci affaccendiamo tutti i giorni hanno tra i risultati proprio di aumentare le conoscenze per essere più produttivi. Una società che si siede non aumenta la sua produttività specifica.

    altro spunto: maschi attivi in diminuzione: avanti signore e signorine, stavolta è proprio il vostro turno!!!

    altro ancora: attenzione che i maschi troppo attivi (in senso giovanile, insomma quelli tra cui è probabile la morte per incidente) non sono quelli che fanno più carriera: la società preferisce quelli un po' più capaci di aspettare, disciplinarsi, obbedire, credere nell'insieme, etc.: i primi a volte diventano ottimi “tecnici”, esecutori di qualcosa.
    Ma tra i decisori e i negoziatori arrivano gli altri, che non sono obesi ma più tranquilli sì. A volte qualche limite fisico ti devia verso maggiore pazienza…

    detto tra modellisti: DOBBIAMO essere cinici, che però non vuol dire dimenticare fattori “umani” quando sono proprio quelli che governano il fenomeno: i modelli ipotizzati sul fantoccio robotico dell'homo oeconomicus puntualmente si inceppano, per quanto stiano cercando di far somigliare noi a lui perchè i modelli funzionino…

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  3. medo says :

    Anna questo post è STUPENDO. Peccato che come al solito la tua teoria non spieghi come mai le sole vere rivolte italiche negli anni della crisi siano accadute in città come Napoli, per via di accumulo di immondizia, vedendo soprattutto le donne di mezza età a fomentare la rivolta (cercati video e foto…). Città per altro col record di obesità nella penisola… Ci sono ragioni culturali, e storiche, che vanno aldilà del meccanicismo dei corpi e delle logiche della scimmia-uomo o del virus-uomo…

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  4. medo says :

    Nel commento di prima non intendevo dire che “come al solito la tua teoria non spiega niente”, ma che le teorie lascian sempre spazio al bizzarro agire culturale dell'uomo… Ecco. Che non riusciamo mai a spiegare in toto.

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  5. oronero says :

    L'avevo capito 🙂

    non pensi ci si rivolta solo da disperati? Gli italiani hanno famiglie che reggono, emotivamente ed economicamente.
    Le signore napoletane hanno tutta la mia simpatia.

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  6. medo says :

    In Italia si assiste a due fenomeni concomitanti: l'aumento (più che raddoppio) dei suicidi, il 90% dei nuovi suicidati sono tutti piccoli imprenditori, ma nessuna rivolta (eccezion fatta per il discorso rifiuti molti mesi fa e costantemente sulla questione TAV). Questo smentisce la tenuta emotiva ed economica di cui parli. Se si è disperati, ma si è stati individualizzati ed individuati (come dicono spesso i francesi marxisti in radio in queste settimane), NON si protesta ma poichè rimasti soli si passa dalla disperazione al suicidio. O nel migliore dei casi dalla disperazione all'omicidio (di un vicino, dei propri figli, della moglie, del datore di lavoro…). Questo è quello che sta accadendo in Italia.

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