Uno primo sguardo sulla demografia italiana

I post sull’obesità presente e futura del popolo americano ma non solo, visto che l’Italia è il paese più obeso dell’Europa, mi ha fatto riflettere sulla piramide demografica italiana, e le cose che si possono indovinare sul futuro guardando questi interessanti dati. Dati scaricabili da Istat, situazione al 1 gennaio 2011.

Eccoci qua la piramide, o meglio vaso cinese demografico, maschi in blu e femmine in rosso, anno per anno:


La prima cosa che salta nell’occhio è l’indentazione della popolazione che va dai 65 ai 68 anni. Evidentemente dal 1942 al 1945 si faceva un po’ più fatica a rimanere incinte del solito. Grande boom di nascite nel 1946-47-48, creando una perfetta continuazione della parete del vaso come sarebbe stato se la guerra non avesse interrotto le nascite.

Dopo quel boom che è durato tre anni, ci sono stati quattro anni di rallentamento delle nascite. Forse le persone che avrebbero dovuto diventare genitori in quel periodo, cioè i 25enni nati intorno al 1925 avevano dovuto rallentare i progetti di vita per colpa della guerra, fino a quando, raggiunto i 30, erano riusciti a finire studi, trovare lavoro, mettere insieme i soldi per la casa. Infatti nel 1953 è incominciata un lineare aumento delle nascite, che si è interrotto nel 1964. Da li al 1974 un lento rallentamento delle nascite, poi seguito da un rallentamento forte. Più o meno dal 1985 abbiamo una situazione stabile dal punto di vista nascite, in parte grazie all’immigrazione. Io per esempio, immigrata, ho 0,6 figli italiani più della media delle donne italiane, sui 1,4.

Per facilitare la lettura ho aggregato i dati in fasce d’età di 5 anni.

Sono ca 16 milioni di persone con più di 60 anni che hanno diritto a qualche tipo di pensione di vecchiaia o di anzianità. Il concetto della pensione è stato introdotto in Italia più di cento anni fa come previdenza sociale per gli operai che erano troppo vecchi per lavorare. Ovviamente l’età pensionabile è stato deciso basandosi sull’aspettativa di vita. Cento anni fa era improbabile che un’operaio vivesse più di 60 anni, e quelli pochi che sopravvivevano avevano diritto alla pensione, versata da tutti gli altri che non raggiungevano il nastro. Poi sappiamo com’è andato con l’aspettativa di vita, che ha tolto ogni relazione normale tra pensioni e numero di pensionabili. Lentamente vedremo tornare quella relazione tra età pensionabile e aspettativa di vita, anche se nessun ministro ammetterà mai che di quello si tratta.

In ogni caso, queste persone avranno ancora una pensione, anche se è probabile che i più giovani in questa fascia d’età non hanno ancora visto la fine ai tagli. Ancora peggio andrà per le due fasce d’età immediatamente dopo. I quasi 8 milioni di 50-59enni, un gruppo che oggi è molto forte economicamente. Hanno fatto carriera, comprato casa, seconda casa, casette come investimento da affittare, i figli 25enni stanno uscendo dall’uni dove hanno studiato storia del cinema e scienze della comunicazione.

Questo gruppo, anche se non avrà molta pensione, posseggono case e probabilmente ancora molte obbligazioni italiane e anche azioni in borsa. Per riuscire a mantenere il tenore di vita, ovvero keep up with the joneses, questi saranno costretti a vendere le case già oggi inaffittabili, vendere le obbligazioni e vendere le azioni. Anche per mantenere i figli trentenni esperti di comunicazione e cinema. Un intera generazione che non ha mai visto altro che crescita sarà quindi responsabile di buona parte del bear market secolare che attende gli italiani.

Poi cos’abbiamo, i 40-49enni, 9,7 milioni. Con molta più fatica rispetto al gruppo più anziano qualche tipo di carriera si è fatta. Si gode della seconda casa comprata dai genitori nella fascia dei 70-80enni. L’affitto di qualche casa comprata negli anni settanta, sempre dai 70-80enni, ora diventa necessaria per pagare casa di riposo e badante invece della vacanza in montagna. I bimbi stanno dalle elementari fino al liceo, quindi almeno li qualche sollievo economico c’è quando non bisogna più pagare fior di baby-sitter. Che a Milano chiedono 10€ all’ora. Questo gruppo ha il grandissimo vantaggio che i genitori, avendo vissuto la guerra, erano ardui risparmiatori durante il boom economico e che i figli non hanno ancora scelto la loro strada.

Il gruppo dei 25-39enni per me è un mistero, 12,3 milioni di persone. Come possono sopravvivere con genitori che saranno costretti a vendere tutto per sopravvivere loro stessi, e avendo scelto percorsi di studi idealizzati perché bisogna realizzarsi. Hanno comprato casa facendo mutui trentennali, dovranno fare altri mutui per mandare i figli all’università, ed è improbabile che faranno mai carriera. Lasciamoli in pace.

Poi i giovani, con la vita davanti. Non hanno ancora figli, non hanno ancora debiti. La maggior parte non è ancora all’università. Liberi di provarci, di viaggiare, di andare in uno dei pochi paesi con più possibilità se hanno studiato qualcosa di utilizzabile. Più si è giovane oggi, più possibilità si ha per non commettere gli stessi errori della generazione persa dei 25-39enni.

E già che ci siamo, faccio anche  una previsione su un mestiere da non scegliere assolutamente. Basta guardare il vaso cinese per capire che verranno chiuse centinaia di scuole e sicuramente anche alcune università. Se non università intere, almeno i dipartimenti con meno studenti. O introdurre rette che rispecchiano il vero costo del posto all’uni, che è la stessa cosa di chiudere. Le persone che studiavano all’uni dal 1990 al 2010 erano 15,5 milioni. Quelli che oggi hanno da 0 a 19 anni, gli studenti del prossimo ventennio, sono 11 milioni, o una diminuzione di quasi 30%. Che dovrà per forza rispecchiarsi in un ridimensionamento del mondo universitario.

17 responses to “Uno primo sguardo sulla demografia italiana”

  1. andreaX says :

    A me risulta che il popolo più obeso di Europa non siano gli italiani ma gli inglesi, per il resto il tuo raginamento mi sembra ineccepibile.
    La mappa dell'obesità in italia è disomogenea, è più diffusa al sud che al nord, colpisce più le donne degli uomini.
    Tornando alla questione delle pensioni io ho 44 anni, come posso pensare di lavorare fino a 66 anni, o di più, in un settore come il mio (informatico) in continua evoluzione?.
    Non mi ci vedo proprio canuto, ingobbito e col bastone a combattere dietro un pc del futuro con chissà quale sistema operativo o quant'altro installati. Dovrò fare qualcos'altro, ma cosa?.

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  2. sesto rasi says :

    Anna, analisi molto acuta, che però forse dimostra quanto capire l'Italia sia difficile: si vede che sei qui da molto (scrivi bene, conosci quel che succede e lo analizzi sempre in modo non banale), ma la mia impressione è che tu sia molto a fuoco sulla classe sociale che hai frequentato in Italia: cultura e professionalità medio alte e redditi almeno medi. Ne faccio parte anch'io e infatti mi riconosco nelle tue previsioni.
    Ma ad esempio dalla nascita in Italia ho fatto molte cose anche popolari, frequentando gente diversa, per la quale ho l'impressione si metterà anche peggio. Se non ricordo male l'Italia resta la Nazione meno scolarizzata e meno laureata d'Europa.

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  3. oronero says :

    Combatto il mio cinismo innato non scrivendo di interi ceti sociali destinati a sparire…darwinismo. I loro parenti rimasti nella valle, legati al terreno, li conosco bene, non laureati, non viaggiati (massimo fino al prossimo Leroy Merlin) se la caveranno benissimo.

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  4. fausto says :

    Per la scuola vedo luci ed ombre: sarà anche vero che i ragazzi sono di meno, ma è altrettanto vero che sono meno i candidati all'insegnamento! Il problema dello squilibrio tra insegnanti e studenti si è prodotto quando le nascite calavano, dato che gli insegnanti appartenevano alla generazione precedente, più numerosa. Ora a livello di demografia le nascite sono più stabili, e quindi c'è equilibrio tra gli adulti destinati a restare al lavoro e gli studenti in arrivo. Il problema è far uscire dalla scuola l'ondata dei nati negli anni '60.

    E' questo il motivo per cui la Gelmini, poco prima di andarsene dal ministero che occupava, si era azzardata a promette molte assunzioni nella scuola. Sapeva bene che gli insegnanti figli del baby boom, molto numerosi, stanno lasciando il posto proprio a partire da ora……

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  5. sesto rasi says :

    tanto cinico quanto te se non di più, ma il punto è che il vaso cinese ne è pieno in ogni segmento (e forse in % più tra i giovani, temo): sparissero anche darwinianamente, non lo faranno nè in poco tempo nè senza farsi sentire!

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  6. oronero says :

    Hai ragione, sono gli inglesi, con ca 22 % della popolazione obesa.
    Ma purtroppo per quanto riguarda il sovrappeso infantile sembra che sia in testa l'Italia: http://www.independent.co.uk/life-style/health-and-families/health-news/child-obesity-swells-as-italy-forgets-eating-habits-2347203.html

    36% dei bimbi. E si sa, se lo sei da bimbo, è molto difficile diventare un adulto normopeso.

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  7. Marco says :

    Totalmente d'accordo.
    Approfitto nel ricordarti che alcuni dipartimenti universitari già hanno chiuso per mancanza d'iscritti.

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  8. Paolo B. says :

    Questa riforma sulle pensioni è come il settore dell'informatica in continua evoluzione, non sarà certo l'ultima. Ma se andremo verso riforme peggiorative ho molti dubbi. Anche l'orizzonte politico europeo è in continua evoluzione e potrebbe essere che molte caste servili alla grande finanza nei vari paesi spariscano (come potrebbe succedere alla nostra surclassata dall'M5S alle amministrative).
    E senza le caste le politiche liberiste volute dalle banche non possono essere imposte ai popoli. L'Italia e la Grecia sono due laboratori politico/popolari in questo senso, la Francia di Hollande è tutta da vedere. Senza dimenticare la crescita dei movimenti ostili alla dittatura della finanza.
    Saranno anni molto interessanti i prossimi…

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  9. andreaX says :

    Lo ero anche io, è allucinante: tre genitori su quattro di un bambino obeso negano l'evidenza.

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  10. Francesca Stasi says :

    C'è tutto un mondo che preme sull'Italia e sull'Europa… Forse possono cambiare i numeri e le percentuali su cui state ragionando?

    Aspetto con una certa curiosità la vostra risposta e intanto lascio i miei complimenti per questo blog molto interessante…

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  11. Marco says :

    Francesca, L'immigrazione verso l'Europa è 1) insufficiente a scatenare una forte crescita demografica; 2) destinata a bloccarsi o a scendere fortemente visto la redistribuzione di potere economico.

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  12. Gio_bass says :

    http://www.petrolioegas.it/parliamo-di/parliamo-di-il-picco-del-petrolio-roba-vecchia/

    E di questo cosa ne dite? Siamo tutti un po' più ottimisti?
    gio_bass

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  13. Anonymous says :

    Si, capisco… E scusatemi se abbasso il livello degli interventi ma sono digiuna di molti degli argomenti che vengono affrontati. Ora mi trovo a Barcellona e qui, tra turisti e lavoratori immigrati, c'è gente di tutto il mondo e un metodo di integrazione piuttosto efficace, almeno per quanto riguarda gli immigrati in regola…. Da quello che ho potuto sperimentare in prima persona… Mi domandavo solo se una politica di accoglienza ( gestita razionalmente), invece del sistema di chiusura delle frontiere approntato, pieno peraltro di falle e piuttosto incivile, avrebbe potuto costituire un rimedio o almeno alleviare alcune delle contraddizioni sociali italiane (calo demografico e problema pensionistico in primis)…
    Ad ogni modo, devo ancora leggere molto del blog….

    Grazie per la pronta risposta

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  14. oronero says :

    Un articolo non firmato…giustamente, visto che l'autore non sa neanche come viene definito peak oil. Come del resto tutti i mercatonaivisti.

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  15. Pinnettu says :

    Bah….avesse parlato di collocazione temporale del picco un pò più in la, sarebbe stato interessante discuterne (il picco non è alle spalle e potrebbero esserci ulterioriori significativi margini di crescita della produzione). Parlare invece di concetto superato equivale a sostenere che il petrolio è infinito….una cosa evidentemente impossibile!

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  16. Anonimo says :

    Quoto Anna, i “basici” se la caveranno proporzionalmente meglio. Intendiamoci sarà dura anche per loro, ma lo è sempre stata, loro hanno semplicemente nulla da perdere, perché nulla sono arrivati ad avere nella società italiana che dava solo ai furbi ed ai ben introdotti…

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  17. Anonimo says :

    Che una politica di accoglienza intelligente migliori la situazione è ovvio, ma comunque non fa miracoli, dove la produttività dei moderni processi produttivi e la globalizzazione si sono mangiati definitivamente i posti di lavoro non c'è niente da fare.
    Il problema primo è il lavoro produttivo e quindi non finanziato dallo stato in modo diretto o indiretto (indiretto costa molto ma molto di più), altrimenti avere più nascite vuol dire solo dover mantenere più disoccupati.

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