L’effetto del Export Land Model sull’Italia

L’esercizio di oggi è di quantificare l’effetto del ELM sull’Italia, cercando di capire per quanti anni l’Italia può ancora importare petrolio. Di petrolio ce ne al mondo, ma ancora non sappiamo se ci sarà sempre un mercato.

Per prima cosa bisogna capire quanto petrolio viene prodotto nel mondo. Includendo anche i recenti “altri liquidi”, quelli per i quali usiamo tanta energia per produrli quanta ne viene fuori. Pazienza, è energia meno pregiata.

Per i miei scopi devo fare una previsione della produzione futura. Dal grafico si vede che la produzione di petrolio vero e proprio è ferma dal 2005.  Visto che ormai anche la IEA è convinta che il plateau di produzione di petrolio convenzionale sia stato raggiunto, stimo=indovino fino al 2015 un aumento di 0,5% all’anno, poi un declino di 1,5% all’anno. Comunque molto meno di per esempio quei 6% di declino annuale dei giacimenti nordatlantici. È pur sempre possibile che arrivino gli unicorni a produrre petrolio pesante e sabbioso al ritmo di un petrolio convenzionale.

Il processing gain pare in lieve aumento sulla produzione di greggio. Dal 1980 ad oggi è raddoppiato, anche se lo sviluppo dal 2004 è rallentato.

Non sapendo quanto si possa migliorare ancora, lo stimo a quel 3% degli ultimi 6-7 anni.

La produzione di natural gas plant liquids sta crescendo, ma purtroppo non riesco a trovare i numeri sulle riserve. Si tratta di gas fossile con una quantità importante di idrocarburi pesanti, frazionabile in alcuni gas diversi e infine benzina. Lascio crescere questa categoria di 2% per ancora un decennio e poi diminuire al ritmo di 1,5%.

Gli “Other liquids” sono cresciuti in media 2,5% dal 2000 ad oggi. Li faccio crescere di 2,5% all’anno, da qua e per sempre, perché sono certa che ne verranno sempre prodotti di più, anche quando non avremo petrolio. Il petrolio finisce, le braccia no.

Il tutto si presenta così:

Totalmente irrealistico, come tutte le stime. Forse l’Africa è davvero la nuovo Arabia. Oppure non lo è e allora il declino di produzione sarà molto più rapido di quanto disegnato da me.

Per capire poi quanto di questo petrolio è esportabile devo detrarre il consumo dei produttori del petrolio. Molti dei produttori stanno ancora aumentando il consumo di petrolio, in parte perché il petrolio viene prodotto in paesi poco industrializzati e stanno giusto incominciando a tagliarsi fette di torta, in parte perché tanti di quei paesi sono poco o per finta democratici, dove l’unico modo per tenere tutti belli tranquilli è garantire alla popolazione energia a basso costo grazie a sostanziose sovvenzioni. Soprattutto i paesi arabi hanno avuto crescite del consumo esponenziali negli ultimi decenni.  Il grafico multiplo rende l’idea, tutto in migliai barili al giorno:

Nel prossimo grafico ho tracciato la produzione mondiale di petrolio, linea blu, contro il petrolio teoreticamente disponibile per l’esportazione tolto il consumo di alcuni grandi produttori. Ho stimato per Arabia Saudita e Russia una crescita del consumo di 2,5% all’anno per un decennio, e poi decrescita di 1% per il resto del periodo. Stati Uniti da subito -1% all’anno, dati EIA fino all 2011:

Ovviamente poi bisogna togliere il consumo del Messico (-1%), Cina (2,5% per 5 anni, poi -1%), Brasile (2,5%, -1%), Canada (-1%), Iran (2,5%, -1%), Iraq (2,5%, -1%), UAE (2,5%, -1%), Venezuela (2,5%, -1%), Kuwait (2,5%, -1%)e Indonesia (2,5%, -1%). Tutti produttori che avranno precedenza sul mercato del petrolio. E vogliamo competere con la Germania? Via anche il consumo della Germania. E poi via il consumo del produttore di materie prime Australia, il consumo del pur sempre forte Giappone, Africa – sempre materie prime sono, India, Corea del Sud, Francia e Granbretagna.

Dopo i consumatori forti rimane questa quantità di petrolio sul mercato:

Italia a questo punto deve solo competere sul mercato petrolifero con: Grecia, Spagna, Polonia, Turchia, Svezia, Norvegia, Finlandia, e altri europei piccoli consumatori o deboli economicamente, Singapore, Taiwan, Hong Kong, Argentina, il resto del Sudamerica, altri paesi orientali e mediorientali etc., insomma tutto il resto del mondo.

Dal 1992 al 2006 questi paesi hanno aumentato stabilmente ma lentamente il consumo di petrolio:

Ma dopo il 2006 come gruppo il consumo si trova su un plateau. Alcuni di questi paesi sono più deboli degli altri e faccio decrescere il consumo di 0,5% all’anno, come gruppo.

Riassumo. La produzione di petrolio aumenta di 0,5% fino al 2015 e poi declina. Arabia Saudita, Cina, India, Russia, Africa e alcuni altri paesi aumentano il consumo di 2,5% per alcuni anni e poi decrescono. Per l’area OCSE ho deciso per una decrescita di 1% da subito. Economie deboli decrescita.

Infine, per l’Italia scometto su una decrescita del 2% all’anno, d’ora in poi.

E allora la quantità di petrolio disponibile sul mercato tracciato contro il consumo dell’Italia, si presenta così:

A giudicare dal grafico è dal 1995 ca che l’Italia un po’ deve lottare per avere quei barili in più. Quali sono i paesi che non se lo sono potuto permettere, lasciando sul mercato i barili pescati dall’Italia?

Con i miei parametri molto miti è solo dal 2024 che mancherà permanentemente un surplus sul mercato delle esportazioni. Ovviamente i guai non iniziano nel 2024, ma molto prima. È probabile che gli Stati Uniti useranno forza per avere il petrolio che manca. E qualsiasi petrolio in più, grazie a shale oil e greggi pesanti canadesi, andrà alla Cina.

L’Italia ha comunque pochissimi anni di finestra per cambiare l’infrastruttura del paese in uno non dipendente dal petrolio. Vorrei vedere un piano del Dipartimento dell’energia, e un altro dell’esercito, e uno delle varie difese civili, e poi certamente i piani d’urto dei comuni. Avanti, mandatemeli!

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19 responses to “L’effetto del Export Land Model sull’Italia”

  1. andreaX says :

    Le variabili in gioco sono davvero tante, troppe, tentare di fare previsioni è veramente una scommessa.
    Io personalmente do dei giudizi in base a quello che vedo con i miei occhi, con la benzina che sfiora i due euro al litro per me è evidente che non si andrà avanti ancora per molto.
    Altro che 2024, se i prezzi dei carburanti continuano a crescere in questa maniera quel poco petrolio che rimarrà per l’italia costerà talmente tanto che potrà essere usato solo per i mezzi di emergenza, per le forze dell’ordine e per l’esercito.
    Quanto a me vedo già adesso che quando prendo il treno per andare al lavoro è sempre più pieno, prima a fatica trovavo posto a sedere adesso invece devo farmi trenta minuti di viaggio in piedi.

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  2. sinbad says :

    Anna, grazie. Se fosse per me ti eleggerei subito a Ministro dell’Energia.

    Rispondo all’ultima domanda che fai: piani strategici sull’energia non ne esistono (o se esistono sono insufficienti e insabbiati/trascurati).
    L’Italia ha una classe dirigente completamente incapace di affrontare questi problemi.
    Ti dirò di più…il piano energetico organico più “pubblico” esistente in Italia l’ha fatta un ….ex comico….(credo che questa la dica lunga su come siamo messi).

    ciao
    sinbad

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  3. Pinnettu says :

    Ottimo lavoro!

    Anche ottimista forse.

    Sarebbe stato interessante avere un “worst e un best case scenario”
    A ben pensarci basterebbe che qualcuno di quei parametri fosse un filino meno conservativo e tutto si deteriorerebbe in tempi decisamente più rapidi.

    Per esempio un rateo di depletion del “conventional” dello 0,5% in più, significherebbe avere, nei primi anni, 350.000 b/g in meno.

    Oppure, se i consumi della Cina fino al 2015 anzichè del 2,5% crescessero del 4% (come è accaduto negli ultimi anni) sparirerebbero altri 600.000 b/g

    E cosi via.

    Ma il dubbio più feroce è:
    “il calo dei consumi previsto dal 2015 anticipa o posticipa la depletion”?

    Perchè se i consumi iniziano a calare ancor prima che sia iniziata la depletion, allora vuol dire che tutto il mondo sarà dentro una devastante crisi economica, se invece i consumi iniziano a calare dopo la depletion, sarà anche peggio, perchè vorrà dire che ci troveremmo di fronte ad una mancanza fisica del prodotto, con prezzi stellari e razionamenti.

    Sembra quasi che non ci sia soluzione e che addiritura sia auspicabile una crisi economica che ci faccia regredire lentamente, piuttosto che trovarci a diffendere all’arma bianca la tanica di benzina appena ritirata con la tessera annonaria!

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    • Libero says :

      Finalmente un pò di pessimismo. Io infatti avrei piacere se Colin Campbell, che ha già compiuto 80 anni, avesse la possibilità di assistere all’inizio della depletion. E comunque prima arriva meglio è per una infinità di ragioni. Speriamo, quindi, che lo stiracchiamento della produzione del convenzionale dovuto alle mirabolanti tecnologie di recupero assistito non vada oltre il 2013.

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  4. Davide says :

    Non ho parole! Articolo stupendo! Complimenti!

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  5. Massimo says :

    Penso che in Italia siamo già al razionamento : parlo di razionamento economico.

    Quando la benzina è vicina a due euro al litro , milioni di persone non possono più comprarlo oppure ne comprano pochissimo.

    In televisione di problemi energetici intesi come picco del petrolio , non se ne parla .

    Altro che convertire il paese ad altre fonti di energia.

    Per me siamo fott….

    Cosa ne pensi , Anne Ryan ???

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    • andreaX says :

      Intanto rispondo io (anche se immagino tu preferisca Anna), tu con altre parole hai espresso lo stesso concetto che volevo esprimere io: il petrolio per molto tempo continuerà ancora ad esserci, ma costerà talmente tanto che ben pochi potranno permetterselo e soprattutto a ben pochi converrà continuarea a comprarlo pur di utilizzarlo.
      Se per assurdo dovesssi spendere mille euro al mese di benzina per andare al lavoro a guadagnarne altrettanti è chiaro che a quel punto al lavoro neanche ci andrei più.
      Quindi si, di fatto siamo già al razionamento, senza bisogno di tessere annonarie come in tempo di guerra, è proprio l’economia che ci spinge a farlo.

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    • medo says :

      Anna Ryden.

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  6. Paolo B. says :

    Ci scontreremo prima con i prezzi del barile insostenibili che con i razionamenti. A mio avviso con la frammentazione idraulica si riuscirà inizialmente a compensare il declino del crude ma i costi di estrazione sempre più elevati si ripercuoteranno inevitabilmente sul prodotto finito. Già oggi noto gli effetti sul traffico urbano, visibilmente diminuito, anche se le accise fiscali sui carburanti per ora sono quelle che stanno impattando principalmente sull’uso dell’auto.
    Se poi, come riferisce Debora Billi suoi suoi blog, nel 2015 potremmo avere carenza di gasolio per autotrazione (proprio per la natura del distillato in questione), allora si potrebbe ‘timidamente’ pensare che il recente aumento delle tasse sui carburanti in Italia vada anche nella direzione di scoraggiare l’uso della quattroruote.

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  7. fabrizio 73 says :

    Parlare di razionamento dei carburanti allo stato attuale è quantomeno fuorviante. Dispiace notare come persone che seguano da anni il discorso petrolifero, e quello energetico più in generale, si facciano abbagliare dal prezzo della benzina come spunto per dire che ciò e dovuto ad un ipotetico calo della produzione.
    AL MOMENTO QUESTO NON E’ VERO.
    La benzina (e il gasolio) li paghiamo tantissimo nella nostra bella Europa ,perchè i governi ci speculano sopra con un mucchio di tasse, ma se andate in giro per il mondo vi accorgerete che altri paesi hanno prezzi assai inferiori ai nostri.
    Cos’è in quei paesi la benzina esce già dai pozzi pronta all’uso??
    Non penso.

    Ipotizzare consumi in ascesa perenne è inoltre un ipotesi di pura fantasia. La Cina non potrà crescere all’infinito così come l’India o altri paesi.

    Per ciò che riguarda le tue previsioni mi fa piacere sapere che avremo almeno altri 10 anni di surplus, così almeno potrò comprare con animo più sereno il motorino a mio figlio quando avrà 14 anni. 😉

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    • medo says :

      Incredibilmente il commento di Fabrizio 73 è esattamente il contrario della verità delle cose per come stanno accadendo. Non vorrei essere nei panni di tuo figlio, mandato in giro col motorino (dove? a fare che?) in un Italia RAZIONATA in rivolta chiassosa o in fallimento silenzioso: il risultato è una povertà morale e materiale senza precedenti.
      Razionati lo siete già oggi, come lo sono i francesi. Qui in Francia costa “meno” il carburante ma invece che 12 stazioni ogni 100 kilometri quadrati come in Italia ne hai neanche 2 e SEMPRE c’è da un paio di anni la coda al distributore. SEMPRE… Siamo solo in attesa della chiusura di altre due raffinerie, poi ti saluto Marsiglia prima e Parigi poi. Roma non sarà diversa, in altri modi e tempi.

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    • oronero says :

      Ma l’articolo l’hai letto? Ma gli altri articoli sul blog li hai letti?
      Nessuno parla di razionamento “allo stato attuale”.
      Nessuno qua parla di un calo ad oggi della produzione.
      Invece si è parlato di chiusura delle raffinerie.
      Si è parlato di sovvenzioni nei paesi produttori e nei paesi senza democrazia, dove energia economica equivale al welfare, come qua la tassazione equivale al welfare.
      Nessuno ha parlato di crescita della Cina, anzi sul blog tante volte abbiamo notato come anche la Cina sbatterà la testa contro il soffitto. Come Europa ha fatto questo decennio.
      Complimenti però dell’animo sereno di fronte al quattordicenne in motorino.

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      • fabrizio 73 says :

        Scusami, proprio perchè leggo il tuo blog, mi è sembrato di capire che TU ponevi la questione se comprare una macchina a diesel o a benzina o sbaglio??? (in un tuo precedente post ovvio).
        Tu, non io, ponevi la questione del futuro del gasolio come carburante.
        Dire che i paesi produttori esporteranno meno petrolio in futuro, non so fino a che punto potrà rappresentare la realtà.
        Ma ci siete mai stati in quei paesi??
        Pensate che Dubai o il Kuwait possano in un futuro vivere solo di turismo???
        O che l’Arabia Saudita viva solo per i turisti che vanno alla mecca???
        La soluzione l’hanno già trovata.Ci vendono i barili al prezzo che vogliono loro.Fine della questione.
        Non penso che gli freghi molto se mio figlio andrà o meno in motorino, a loro frega, che i loro figli girino in macchina, hanno il petrolio, ma poi la macchina se non hanno soldi come se la comprano???
        Vendendo cammelli??
        Dico solo che fare previsioni allo stato attuale è semplicemente impossibile, è come sparare dei numeri a caso e poi tirare il dado.
        Qualche volta ci si azzecca e altre no.

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      • oronero says :

        Certamente, mai detto che non venderanno il petrolio. Anzi, come sottolineato prima, per loro si tratta del proprio welfare vendercelo.
        Il mio punto è che quel “ci” nella tua frase “ci vendono”, non siamo più noi – italiani o svedesi o greci, dopo essere stati in crescita sproporzionata per due secoli, non siamo più noi. Sono altri. E ci sarà da competere per quel petrolio.
        Sono però molto contenta che almeno tu hai capito che quasi nessuno ci azzecca mai nel fare previsioni – anche se è la cosa più divertente – come sottolineo sempre stimare = indovinare. Questo vale soprattutto per gli esperti, perché hanno sempre un’agenda, che è quella dell’azienda o organizzazione per la quale lavorano.

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  8. medo says :

    Ah ma lo sapete che l’aeroporto di Parigi già oggi acquista jet fuel dagli Stati Uniti che non riesce più a produrne abbastanza NONOSTANTE il calo leggero delle ore di volo? Ancora un paio di anni e dopo il razionamento del gasolio i casi sono due:
    – o il barile aumenta ancora e le piccole compagnie aeree continuano a fallire, lasciando il carburante alle grandi (pagate con debito pubblico…)
    – o il barile è stabile ma causa recessione chiudono le raffinerie e ti saluto forniture regolari, ti saluto “opzioni” con cui le compagnie prenotano e comprano a prezzo moderato e regolato il carburante

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  9. sesto rasi says :

    concordo a grandi linee sia col data input che con metodologia ed assunzioni di anna. Quindi? Piani? Difficile, dato che il settore che fisicamente non è riuscito a fare a meno del petrolio è quello dei trasporti, e credo proprio che ancora per molto sarà così. Pensate che fino al 73 le centrali state of the art andavano ad olio combustibile (l’Italia con la sua usuale inerzia ci è andata fino a metà anni ’90);
    ma oggi il power generation di OC non ne usa quasi più. E idem per il termico.
    Questi settori si sono svincolati, ma solo fisicamente: se vai a gas e lo prendi da gasdotto hai un contratto take or pay a lunghissimo termine, dove nel paniere di aggiornamento prezzi il greggio fa la parte del leone.
    Quindi (ancora), se i trasporti dovessero virare su qualche altro vettore energetico, dovrebbe avere un mercato “liquido” (cioè costi di trasporto per energia trasportata trascurabili, un po’ come il petrolio, che infatti non ancora il prezzo a nient’altro).

    L’efficienza energetica (cioè minore consumo a pari servizio/tenore di vita) può fare qualcosa? Purtroppo nei trasporti meno che negli altri settori : i miglioramenti nel rendimento dei motori, nell’aerodinamica, nel peso dei materiali degli ultimi 40anni ce li siamo pappati ingrossando a dismisura la taglia media dei veicoli e dotando ogni componente maggiorenne della famiglia della sua macchinetta.

    Io vedo la restrizione dei comportamenti come destinazione necessaria, peccato che ci siano diversi modi di perseguirla, ad esempi, andando per paradigmi:
    1) comportamento consapevole e fiero nel consumare civilmente, del quale essere orgogliosi e trarre autostima;
    2) guerra senza quartiere, in cui chi è ricco o forte si accaparra il diritto di proseguire i suoi comportamenti; gli altri stringono la cinghia e prima o poi smettono di limitarsi a mugugnare e si incazzano “attivamente”
    3) un regime totalitario prende a sberle tutti quanti e raziona per legge.
    La storia del genere umano mi lascia poco sperare sull’adozione del paradigma 1)

    Mi rendo conto di aver parlato soprattutto del settore del consumo, non di quelli produttivi.
    Ma c’è una forte connessione: spesso il trasporto su gomma è stato scelto politicamente tempo addietro; ma poi, per trasportare cosa? E quante navi esistono per farci avere le arance in agosto?
    Ma poi, anche nel lavoro il fattore comportamento smodato ha il suo influsso:
    intanto si vola troppo per riunioni che potrebbero tenersi in teleconferenza. E quando devi fare uno studio come questo di Anna ci lavori meglio a casa; e anche per coordinarti con gli altri autori, col cliente, coi tuoi consulenti, non ci sarebbe questo gran bisogno di vedersi tutti i giorni.
    Ma spesso in azienda c’è chi ha il gusto di avere i suoi sottoposti a portata di mano… o ancora tanti lavorando da casa diventerebbero larve eternamente pigiamati e con la barba incolta.

    cos’ho concluso?Niente, sono spunti collaterali al greggio di per sè, che la vostra discussione (stimolante) mi ha fornito, ce ne sarebbero molti altri.

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  10. medo says :

    Un disastrino su una piattaformina nel Mare del Nord ed il Brent invece di riprendere la salita come dovrebbe, almeno sul breve termine, continua decisamente la discesa… SIamo già con entrambi i piedi in una nuova recessione deflattiva su commodities?!

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