La fine del Brent

Anche il 2011 si somma agli anni post-2001 che la produzione di petrolio nel mare del nord diminuisce. Secondo un articolo di FT per il Granbretagna si tratta di -18% nell’ultimo anno, 3 volte tanto il solito declino della produzione. La colpa sarebbe degli aumenti delle imposte alle compagnie di esplorazione e produzione da 20% a 32%.

Quindi la geologia detta un declino di 6% all’anno per il mare del nord, mentre un’aumento delle imposte di 60% peggiora il declino di 200%: tanti progetti di esplorazione di giacimenti difficili sono stati messi nel freezer. Uno si chiede se in attesa di rimozione delle imposte (estremamente improbabile), o in attesa di 200$ al barile, che renderebbe anche questi progetti fattibili.

La zona è molto matura e il numero di pozzi esplorativi è praticamente fermo dal 2000. L’unica speranza rimane la zona West of Shetland che è relativamente poco esplorata.

Ho tirato giù un po’ di dati EIA per i tre produttori importanti del mare del nord, Danimarca, Norvegia e Granbretagna:

Consumo più esportazione supera la produzione totale sin dagli anni ’80, perché la zona deve comunque importare alcuni prodotti petroliferi. Ma il punto è che la produzione nel mare del nord ha abbondantemente superato il plateau. Mancano in realtà alcuni dati. Per la produzione per il 2011 ho preso quello degli 11 mesi gennaio-febbraio estrapolando dicembre. Per la zona viene fuori un -10%, complessivamente meno grave di quei -18% per la Granbretagna dell’articolo del Financial Times.

Poi ho fatto anche una stima delle esportazioni per il 2010 e 2011, prendendo la media 1984-2009 di 68% sulla produzione.

Year-on-year il cambiamento della produzione si presenta così:

Il 2011 è la mia stima che si basa sui primi undici mesi del 2011. Non dovrebbe essere sbagliatissima.

Situazione simile lato esportazioni:

Stranamente i dati EIA si fermano al 2009. Quindi 2010 e 2011 sono stime che si basano sulle esportazioni storiche di 68% all’anno. Se avessi basata la stima solo sull’ultimo decennio la situazione sarebbe ancora più grave, visto che la media è di tre punti più alta, 71%.

Con un piccolo esercizio di economia lineare totalmente irrealistica, ho creato il grafico fino al 2020:

Diminuzione consumo 0,05% all’anno, declino produzione da 6% nel 2012 fino a 9% nel 2020 (sempre la media del decennio precedente), e esportazione sempre fermo a 68% sulla produzione.

Già nel 2014 il consumo supera l’esportazione, con ripercussioni pesantissimi sulla bilancia commerciale. Nel 2019 il consumo supera anche la produzione e il mare del nord a tutti gli effetti non è più produttore netto.

7 responses to “La fine del Brent”

  1. La Fine del Brent | La Fine del Brent says :

    […] da ORONERO Share and Enjoy:FacebookTwitterWikio ITemailGoogle BuzzLinkedInPrint […]

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  2. Alessandro Giacchi says :

    Ciao Anna,

    come ti ho scritto in privato, sono un neofita su certi argomenti ma imparo in fretta… 🙂

    Alla luce dei grafici che hai mostrato, è plausibile dire che ci stiamo avvicinando a qualcosa di simile al “picco di hubbert” (anche se con effetto ritardato rispetto le sue previsioni) ?

    Ed io mi domando… ma cosa aspettano a tirare fuori le invenzioni di Nikola Tesla?? vogliono portarci tutti alla disperazione e paralizzare il mondo intero ??

    Da qualche parte avevo letto che la plastica comune ha una componente di petrolio che si aggira al 25/30%. Dunque certe variazioni di petrolio vanno a incidere pesantemente su parecchie tipologie di prodotti.

    Quello che trovo allarmante non è la possibile (e imminente) crisi del petrolio, quanto il fatto che nessuno muove un dito per fornire delle alternative valide, quasi come se il problema si presentasse tra 50 anni e invece sembra alquanto prossimo.

    Per quanto mi riguarda … (ti ricordi il mio post sulla bicicletta?) ho provato a vedere quanto potesse costare un'auto elettrica. Finora ho visto una Nissan carina, 144 Km/h, ma costa la bellezza di 47.000 Euro e di certo non li posso spendere… 🙂

    Consiglio per il futuro:
    puntate su una buona bicicletta … e andate sul sicuro … 🙂

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  3. Paolo B. says :

    Il mercato automobilistico, qualunque tipo di motorizzazione dovesse usare in futuro, è destinato a diventare di nicchia, quindi non più di massa. Il petrolio sarà usato ancora per decenni ma a fronte di una produzione sempre più deficitaria e a prezzi del barile sempre più alti, nonostante si favoleggi sulle 'enormi' riserve (bontà di chi lo dice) sotto un artico in scioglimento (speriamo mai), 100 miliardi di barili 'stimati', buoni per appena tre anni di consumo mondiale.
    La realtà è che avverranno sempre più disastri ambientali legati alla dissennata ricerca di petrolio in luoghi difficili, poche gocce che non invertiranno mai il declino della produzione mondiale e il nostro stile di vita di pari passo regredirà sempre più a decenni addietro.
    E questo non accadrà in modo dolce (la cosiddetta decrescita dolce) perché le politiche in questa direzione mancano del tutto dalle agende dei governi delle varie nazioni.
    Altro che energie rinnovabili, altro che Tesla (che a mio parere ha tanto l'alone della leggenda metropolitana). Ma la bicicletta di massa possiamo iniziare ad usarla fin da oggi…

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  4. Pinnettu says :

    Pensare che dentro qualche cassetto ci sia “LA” soluzione, può essere pericoloso. Si rischia, come del resto già accade, di non provare neppure a percorrere strade alternative a quella attuale fondata su produci-consuma-produci.

    Il limite delle alternative al petrolio è che queste in nessun modo possono sostituirlo in un rapporto 1:1
    La sua densità energetica, la sua versatilità di impiego e il suo EROEI altissimo (ormai non più), non sono rimpiazzabili e il futuro ci costringerà ad un mondo in cui comunque l'energia sarà di meno e più cara.

    Quanto al Brent, fortunatamente, sembra che il rateo di depletion dei paesi che lo producono non sia comune ad altri grossi produttori. Anche il Messico, che pure ha una produzione in caduta verticale, sembra avere un a depletion più …”umana”.

    Anche solo immaginare, quando arriverà il picco pure per loro, l'Arabia Saudita o la Russia con simili ratei didepletion, fa venire i brividi.

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  5. andreaX says :

    Col prezzo della benzina che in italia sta già sfiorando i 2 euro al litro a me i brividi vengono adesso.
    Comunque le alternative al petrolio le lobby del suddetto hanno fatto e faranno di tutto per impedire che si diffondano le rinnovabili, chi ha in mano il potere non vuole certo abbandonarlo a favore di qualcun'altro.
    Fino a che ci sarà anche solo qualche goccia residua di oro nero da tirare fuori questi non molleranno di certo.

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  6. Giorgio says :

    C'è sempre qualcuno che sostiene che i picchisti sono troppo pessimisti.Naturalmente ispirato da Maugeri o da Yergin.
    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9988

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  7. Alessandro Giacchi says :

    Mi pare di capire che ci sia un problema notevole in fatto di “difficoltà tecnica” delle future trivellazioni. Di petrolio ce n'è ancora ma in zone sempre meno accessibili col conseguente aumento delle probabilità di disastro ambientale.

    Quando i russi della Gazprom esultano per l'abbassamento della calotta polare che permetterebbe loro di accedere più facilmente all'estrazione di petrolio in quell'area… a me, sinceramente vengono i brividi…. 😦

    Già il nostro ecosistema è pesantemente compromesso, ormai sempre più scienziati ci avvertono che stiamo andando verso il “punto di non ritorno”, altri ci dicono di averlo già superato.

    Dio ci salvi se un giorno dovesse capitare nelle zone artiche un incidente petrolifero come quello avvenuto nel golfo del Messico, perchè sarebbe veramente la destabilizzazione delle correnti marine e non so che altri danni a seguire.

    _____________

    Riguardo Tesla io ho capito che era un genio, una persona “illuminata” paragonabile a Leonardo Da Vinci. Le sue teorie erano molto scomode all'elite di allora (non molto diversa da quella attuale) ed è stato osteggiato in tutti i modi ed emarginato. Consideriamo che Tesla aveva già concepito l'energia wireless e alcuni suoi studi/esperimenti lo dimostrano.

    Nikola Tesla è morto in povertà, come un barbone … e questo particolare mi fa capire (una sensazione personale) che avesse realmente delle idee rivoluzionarie e importanti, a tal punto da schiacciarlo e gettarlo ai margini della società.

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