La costante di Marchetti e l’area C

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A Milano ci vuole questa per sopravvivere al pavé

Le risposte al post “Stravince la bici” si possono riassumere con la sensazione che i lettori trovano tutto bello e utile ma però…detto ciò…se tutti lo farebbero…bello, ma nel mio caso è impossibile…etc etc.

Gli do ragione, personalmente non mi metterei mai su una bici due ore al giorno. Ovviamente perché non ne ho bisogno, come probabilmente la maggioranza dei miei lettori non ne hanno bisogno. Altrimenti probabilmente lo farei, come anche loro lo farebbero.

E perché tanta resistenza? Mi viene da chiedermi se tutte le scuse sono proprio scuse, e che in realtà si tratta di una neolitica resistenza allo stare allo scoperto per tempi prolungati.

Nel 1994 il fisico italiano Cesare Marchetti ha pubblicato il lavoro “Anthropological Invariants in Travel Behaviour“, che dimostra come gli spostamenti personali sono molto più regolati da istinti di base che da ragionamenti economici, dando origine al termine la costante di Marchetti. Secondo Wikipedia la costante dà il valore di 1,5 ore giornaliere come tempo massimo accettato da noi umani per gli spostamenti. Da sempre, 10.000 anni fa, ma anche oggi.

L’istinto primario di un animale territoriale come l’uomo è l’espansione del territorio, che dà accesso a più risorse e opportunità. Ma muoversi su un territorio vasto è molto costoso, sia perché richiede un’enorme investimento in energia, che per i pericoli che attendono lungo la strada.

Secondo Marchetti esistono alcuni parametri che collaborano nel determinare i nostri spostamenti. Il primo è il tempo medio passato in viaggio al giorno, il secondo è l’istinto di grotta che ci dice di esporci all’aria aperta il meno possibile – in Atene si sta a casa il 75% del tempo, negli USA 68%, probabilmente dovuto ai trasporti leggermente più lunghi. Marchetti cita i lavori del biologo Zahavi che ha trovato, a livello globale, una straordinaria conformità dell’istinto per viaggio che è indipendente da cultura, religione, urbanizzazione.

Zahavi aveva raggiunto la conclusione che ovunque sulla terra la media temporale per gli spostamenti è di ca un’ora, al giorno. Anche per gli incarcerati, che camminano in cerchio dentro la prigione. Un’ora.

Con una media di 5km/h l’uomo ha un raggio di 2,5 km, che corrisponde anche al raggio più largo delle mura delle antiche città di Roma, Marrakech e Vienna. E della circonvallazione esterna di Milano. Oggi questo raggio di 2,5 km è presente in tutte le società agrarie del mondo. Le grandi città di oggi si sono espansi man mano che i mezzi di trasporto diventavano più veloci. Potete verificare da soli su google maps per Roma e Berlino dove finisce il raggio dei 20km, il limite raggiunto con l’arrivo della macchina, che indicia una velocità media di 40km/h per il traffico urbano.

Un grafico interessante che rubo dal report è il chilometraggio medio del parco macchine statunitense dal 1935 al 1990. 9.400 miles all’anno, 15 mila km ca, con due piccoli picchi durante WW2 e la crisi energetica degli anni ’70, quando il minor numero di macchine disponibili hanno dovuto fare qualche km in più:

Allo stesso tempo gli americani non hanno aumentato il tempo medio passato nella macchina, cioè un’ora, il che ci dice che è dai tempi di Henry Ford che la velocità media si aggira intorno ai 48km/h, cioè poco più dei 40 km/h previsto per gli spostamenti urbani in macchina.

Una curiosità: Sempre negli Stati Uniti, il tasso mortale per incidenti automobilistici non è mai cambiato dai tempi di Ford:

La media di 22 persone pro 100 mila regge ancora oggi. L’autore si chiede se quello che vediamo rispecchia anche un istinto di base per quanto riguarda la gestione del rischio.

Un’altra conclusione di Zahavi/Marchetti è che l’uomo è disposto a spendere il 13% del reddito disponibile nei trasporti. Se con un reddito di 1400 si spende 530€ siamo a 38% del reddito, molto oltre la soglia di dolore. I 25€ spesi al mese per la bici sono il 1,8% del reddito, liberando 1800 € per gli spostamenti durante weekend e viaggi.

Il problema sono i 446 ore spese in bici per andare al lavoro. Se la costante di Marchetti dice massimo 1,5 ore al giorno, rimangono ca 100 ore all’anno per gli altri spostamenti, o meno di 2 ore ogni weekend. Sicuramente ampiamente superati.  Ed è qua che il nostro istinto troglodita dà torto al ciclista.

In questo contesto dobbiamo anche vedere le recenti introduzioni di tasse automobilistiche indirette per accedere ai centri storici europei. Quando una certa élite politica ed economica non ce la fa più in 30-45 minuti ad accedere ai posti di lavoro, è ora di ridurre il traffico con mano pesante. A Stoccolma ha funzionato, e anche a Milano. 5€ x 21 gg fanno 105€, che sommato a quei 535€ del mio esempio fanno 640€. 640€ / 13% = uno stipendio di 4923 € mensili, per sopportare 5€ di tassa “area C” senza rinunciare al consumo di altre cose. A Rio de Janeiro e Sao Paulo la stessa élite, sapendo che non sarebbe stato possibile tassare la nuova classe media senza perdere lo status di élite, ha scelto di spostarsi in elicottero dai tetti dei grattacieli.

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3 responses to “La costante di Marchetti e l’area C”

  1. andreaX says :

    E’ molto difficile generalizzare, io ad esempio ho la fortuna di potere raggiungere il posto di lavoro con i mezzi pubblici.
    51 euro al mese di spesa, un ora ad andare ed un ora a tornare, quindi a casa ci sto verso le 7 di sera.
    Il mio luogo di lavoro si trova in linea d’aria a circa 19 km da casa mia, se volessi usare un ciclomtore arriverei in ufficio in meno di 30 minuti, le spese però sarebbero più alte (acquisto, bollo, assicurazione, manutenzione ed ovviamente il carburante), però quella mezzora di vita guadagnata tornando a casa alle 18.30 per me avrebbe un valore enorme.
    Cosa vale di più?, il solo risparmio economico o il tempo per vivere al di fuori del lavoro?.
    Per ora continuo con i mezzi pubblici, ma vi assicuro che ogni volta che avviene un guasto, uno sciopero, un ritrado alla metropolitana o al treno mi verrebbe tanta voglia di usare un mezzo mio.
    Secondo me la questione di fondo è che l’essere umano predilige essere indipendente, ognuno vuoloe il suo “orticello”, avere un proprio mezzo significa non essere condizionati dai mezzi altrui, anche se poi con la macchina diventi schiavo del traffico e dei parcheggi.

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  2. andreaX says :

    Sarebbe interessante fare una sorta di tabella comparativa dei mezzi di trasporto in funzione dei costi.
    E’ evidente sin da subito che il primo elemento discriminante è la distanza da percorrere.
    Si poosono considerare ad esempio gli scooter elettrici e le biciclette a pedalata assistita.
    Il primo costa 2000 euro, viaggia fino a 45 Km/h e con una ricarica di 1 euro di corrente fa 120 km.
    Se io usassi questo per andare al lavoro:
    40 km al giorno su 22 giorni lavorativi ovvero 880 km al mese / 120 = circa 8 euro di spesa al mese contro i 51 dell’abbonamento metrebus.
    Qundi dopo circa tre anni e mezzo avrei ammortizzato la spesa dello scooter, oltre al vantaggio di stare a casa prima, ovviamente.
    Già, ma se piove?, se il prezzo dell’energia elettrica aumenta?, poi andare su due ruote è statisticamente più pericoloso che andare su quattro ruote o su rotaia, se avessi a disposizione una fonte di nergia alternativa (ad esempio dei pannelli solari) sarebbe perfetto.
    Ci sono cose che non possono essere valutate basandosi solo su dati numerici, serve, inevitabilmente, la scelta umana.

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  3. fausto says :

    Ma di che si parla: in Italia abbiamo anche ferrovie servite da 4 treni al giorno. Se sono queste le reti di trasporto, ci credo che riscopriamo la bici….

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