Iran, economia di scambi per necessità o strategia nuova?

Sanzioni sono una spada a doppio taglio. Soprattutto se riguardano un paese del quale si è dipendente per una materia prima come il petrolio.  Ieri il Brent è andato a toccare i 120 dollari.

Intraday una settimana:

Intorno alle 13 il prezzo è schizzato su, per poi oscillare tra 118,50 e 119.

Ovviamente il motivo per la reazione era la notizia che Iran avrebbe finalmente imposto le sanzioni a alcuni paesi europei nell’area euro, tra i quali anche i più poveri, Grecia e Portogallo.

Poi secondo la regola che ormai ogni notizia abbia un half time di poche ore, i fatti sono in qualche modo stati smentiti dall’Iran, qua il filmato da Russia Today.

We deny this report… If such a decision is made, it will be announced by Iran’s Supreme National Security Council,” a spokesman for the ministry told Reuters.

Gennaio 23 l’UE-27 ha adottato l’embargo contro l’Iran, interrompendo immediatamente negoziazioni per nuovi contratti di commercio con il paese. Il boycott totale sarà imposto a luglio 2012. Per un attimo è anche sembrato che l’Iran avesse voluto imporre subito un embargo a noi. Comprensibile, ma non l’hanno fatto. Evidentemente sono molto più umani di quanto siano gli autoeletti leader dell’UE, che a tutti i costi vogliono interrompere il flusso di petrolio a chi ne ha più bisogno.

Iran è il terzo produttore mondiale di petrolio, è l’embargo toglierà 2,6 milioni di barili dai mercati normali. Ma petrolio è una merce fungibile, e quindi il petrolio arriverà comunque in Italia, da altre fonti. Ma prima che tutti i nuovi flussi sono impostati è probabile che il petrolio rimanga a prezzi altissimi, e che si vedano anche aumenti ai carburanti.

Il Brent ha cambiato andamento da quando il 13 dicembre l’Iran ha annunciato che avrebbero tenuti esercitazioni militari nello stretto di Hormuz. Da li il prezzo è salito di 10%, o 12 dollari. Secondo analisti intervistati da Bloomberg ben 11$ del prezzo sono dovuti alla tensione.

Aggiornamento notturno: il Brent oggi ha rotto i 120 dollari con decisione.

La guerra finanziaria contro l’Iran è iniziata in marzo 2008 quando gli Stati Uniti hanno dichiarato che non si poteva più fare transazioni con banche iraniane. Questo esattamente un mese dopo che l’Iran ha inaugurato la Iranian Oil Bourse, situata sull’isola di Kish. Per tre anni sulla borsa sono stati scambiati solo prodotti raffinati, ma in agosto 2011 c’è stato il primo scambio di greggio: 500 mila barili a 105$/barile ca, nonostante gli sforzi iraniani di circumnavigare la valuta americana e farsi pagare sempre e solo in rial, yen, euro, e altre valute non-dollaresche.

Le sanzioni limitano le possibilità dell’Iran di partecipare al sistema Letter of Credit, che altro non è che la fiducia tra due banche. Un diritto a una materia prima viene scambiata con un diritto di essere pagato, e quasi sempre questo avviene in dollari o euro. È un sistema che funziona bene durante periodi di crescita stabile, ma male in periodi di ridimensionamento del credito, come oggi, quando le banche non hanno più rating che permettono la totale fiducia. Sempre meno banche avranno la possibilità di emetterle.

Le difficoltà di farsi pagare ha reso impossibile per l’India di pagare il petrolio iraniano ormai da parecchi mesi. L’India importa ca 400 mila barili iraniani al giorno, più o meno il 13% dell’export iraniano e 11% dell’import indiano, e ha ormai un debito di 7 miliardi di dollari con l’Iran. Forse riescono a risolvere la situazione tramite banche turche, visto che la Turchia è sempre più iranofila. Creando ulteriori tensioni Turchia-Israele.

Nel frattempo è inevitabile che il paese soffre per le sanzioni. Solo nel mese di gennaio il rial è stato svalutato di 8%, e 200 mila tonnellate di riso indiano non sono stati pagati. Iran è  tremendamente isolata e c’è il rischio che la gente iraniana, che come tutta la gente normale del mondo non è affatto interessata a fare guerre contro altri paesi, venga spinta verso sentimenti nazionalisti facilmente evitabili. Cosa che abbiamo già visto succedere in Europa 80 anni fa.

Finora le importazioni di cibo sono stati gestiti tramite mediatori in Dubai, fuori dai canali bancari ufficiali. Ma anche questa possibilità si sta chiudendo. Anche Ucraina si vedrà costretta a ridurre l’export di grano turco in Iran.

Anche la Cina, la Russia e Corea del Sud stanno cercando altri modi per fare transazioni con l’Iran. È quindi lecito pensare che oltre alla Oil Bourse iraniana ci saranno in futuro altre piattaforme di scambio libero delle materie prime.

Potrebbe essere che gli sforzi degli Stati Uniti per evitare che si paghi il petrolio in altro che dollari, abbia proprio questo effetto: la creazione di un vero mercato mondiale libero e multi-laterale. Ovviamente ci vorrebbero nuove valute di riserva, per esempio renminbi, rupee e rubli. O perché no, permettere scambi di merce come una volta, dove oro o grano siano la controparte del petrolio. Chissà, forse le valute saranno basate su qualche unità di energia.

Un primo passo verso un’economia di scambi è stato fatto quando Cina e Iran hanno cominciato a parlare di eventuali accordi per lo scambio di cromo contro investimenti in infrastruttura. Per ora non sono ancora riusciti a mettere in piedi un sistema di scambi ma se non riescono a farsi pagare sarà per forza un alternativa. La Cina importa 550 mila barili al giorno dal’Iran, o 22% dell’export iraniano e 11% dell’import cinese.

Reuters qualche giorno fa ha scritto che l’Iran ormai paga il grano in oro.

“As the shipments of grain are so large, barter or gold payments are the quickest option.”

Se dipende da una imminente crisi di fame in Iran, o se è il risultato di mesi di preparazioni per liberarsi dal dollaro, non importa, perché sembra di funzionare, ed è in ogni caso un ulteriore perdita di potere statunistense. E viene supportato dalla Cina.

Altro da leggere: IL famoso cable Wikileaks su Cina e l’oro.

Therefore, suppressing the price of gold is
very beneficial for the U.S. in maintaining the U.S. dollar's role
as the international reserve currency. China's increased gold
reserves will thus act as a model...

E questo da Casey sui petrodollari e come un abbandono del dollaro potrebbe in realtà portare a benefici per gli US.

2 responses to “Iran, economia di scambi per necessità o strategia nuova?”

  1. cinico says :

    L'euro è agonizzante, la sterlina debole ed il dollaro sta cercando di autoaffondarsi come valuta di scambio petrolifero, scusate ma non riesco a capire come questo posa avvantaggiare gli USA visto che la necessità fa virtù e quindi alla fine o si va al gold standard (rovinoso per gli USA) o ognuno scambia valuta per sè (rubli contro yuan, rupie contro lira turca ecc)

    Mi piace

  2. Anonymous says :

    un sistema che bypassa la finanza come quello di scambiare “merce contro merce” è la cosa più sovversiva nell'attuale mondo iperfinanziarizzato non per altro perchè ci fà ricordare che il denaro è alla fine “solo” un mezzo di misura del valore non un valore “in sè”.
    chissà perchè ci innamoriamo delle nostre convenzioni talmente tanto da dimenticarci che sono solo “convenzioni” e ,misteriosamente, iniziamo a crederle “VERE”!!!!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: