Mancati futuri guadagni canadesi

Oggi ho scaricato un po’ di numeri per capire cosa c’è che non va con il greggio pesante canadese, a parte l’ovvio. Ultimamente le quotazioni di alcuni juniors che seguo soffrono, e si dice per colpa dello spread.

In questo caso lo spread non ha niente a che fare con la Germania, c’entra solo il WTI. Dei sette benchmark del petrolio più comuni, ogni anno vengono prodotte quantità minori. Al loro posto arrivano altri petroli, di più bassa qualità, che si propongono anche come benchmark, senza sfondare. Per esempio i greggi pesantucci canadesi, come il Western Canada Select. Il WCS è seguito da chi investe in Alberta, e si propone come nuovo benchmark con i suoi 250.000 barili al giorno, ma in realtà il dato che interessa agli investitori è lo spread al WTI. Questo aggiunge un livello di complessità, perché non solo il WTI ha la sua volatilità, ma anche il WCS. I prezzi di entrambe le qualità dipendono in una situazione normale, senza guerre – minacce di guerre, atti di terrorismo etc, dalla solita offerta, dalla domanda stagionale, limiti dei pipeline, e capacità delle raffinerie di usare il petrolio pesante.

In questi giorni per quanto riguarda prezzi spot, lo spread è a più di 20 dollari al barile, o 87 dollari al metro cubo. La curva futures di Bloomberg lo da a 26 dollari.

Ecco i grafici. Prezzi greggi canadesi da Cenovus. Prezzi WTI da EIA. Ho convertito il CAD in USD usando dati forex da global-view, e ho trasformato i barili in metri cubi calcolando che 1 barile = 0,158987 m3.

A occhio si seguono molto bene, da padrone e cagnolino. Ma piccole divergenze cambiano radicalmente il cash flow delle piccole imprese petrolifere.

Il grafico Bloomberg.

Spread di 33 dollari ca. nel giorno peggiore per i produttori canadesi.

Il mio grafico per lo spread spot è invertito rispetto a quello Bloomberg, che dimostra lo spread in negativo, cioè WCS – WTI.

Mensile, fino a gennaio 2012, quindi tralasciando quel giorno di picco che è arrivato il 2 febbraio:

Sembrerebbe un trend al ribasso fino a marzo-april 2009. Un pesante canadese che acquista sempre più importanza e ogni anno viene rivalutato insù rispetto al WTI.

Dal basso raggiunto in primavera 2009 lo spread si allarga di nuovo. Brutte notizie per i produttori canadesi, perché questa volta non si tratta di prezzi WTI in aumento che trascina il WCS. Il WTI è li tranquillo, intorno al suo support/resistenza di 100 dollari, ormai dalla metà di novembre.

No, è proprio il pesante canadese che ha subito un piccolo crollo agli inizi di febbraio. La BP ha dovuto fermare per manutenzione una raffineria nel midwest, grande compratore del greggio canadese. Cioè sul fermo di una raffineria in un altro paese fuori dal Canada, il greggio canadese perde 8% in una sessione. Una situazione di dipendenza quindi per il Canada che si è agganciata totalmente agli Stati Uniti come cliente.

Non dimentichiamo che anche negli US sono stati recentemente chiusi due grandi raffinerie. Se non ci sono più compratori del greggio, perderanno di prezzo tutte le varietà, senza che i raffinati scendano di prezzo.

Ma già prima i prezzi per i canadesi stavano lentamente scendendo. La causa primaria sarebbe la sempre più alta produzione statunitense di petrolio e simili.

Produzione ferma per sei anni, poi sempre dalla primavera 2009 una ripresa. Ormai la produzione statunitense è sopra ai 10 milioni di barili al giorno. Lentamente è andata esaurita l’infrastruttura per trasportare tutto questo petrolio.

I canadesi per ora hanno praticamente un solo mercato per il heavy crude: gli Stati Uniti. Non riescono neanche a vendere il greggio all’interno del paese, perché mancano pipeline sia verso ovest, dove potrebbe essere preso dalla Cina, che a est, dove ci sono le grandi città canadesi. Infatti un paese che probabilmente non avrebbe bisogno di importare lo fa perché la costa orientale è sprovvista di pipeline verso le regioni che producono il greggio.

Ma anche i produttori nazionali stanno facendo la loro parte.

Non ci siamo ancora ai promessi 4 milioni di barili al giorno, ma visto la situazione è meglio per loro. L’output crescente che non si appoggia a un simile rinforzo delle infrastrutture – vedi protezione dei produttori nazionali statunitensi tramite il blocco alla Keystone XL – e la crescente competizione con il North Dakota e il loro Bakken non promettono di fare del 2012 un anno splendido per i produttori canadesi.

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One response to “Mancati futuri guadagni canadesi”

  1. Libero says :

    Se non ricordo male dopo il picco del ’70 di quasi 10 milioni di bd gli USA sono scesi fino a circa 5,5 bd. Dove hanno trovato gli altri 4? biodisel, shale oil, deep water, recupero secondario? Quanto di ciascuno?

    Mi piace

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