Brent, una nuova fase

Non è sfuggito a nessuno che Nature, tramite un articolo in comment, cioè una voce di dibattito rivolto ai non del settore, ha riconosciuto l’argomento peak oil.

È stato giustamente commentato da tutti che l’hanno potuto leggere. Io non avevo voglia di spendere quei 30$ che costa se non si ha l’abbonamento, quindi mi sono affidata alla recensione di Ugo Bardi. Alla fine dell’articolo ci sono anche i link ad altri articoli che commentano il comment. Anche la mitica Gail Tverberg ha aggiunto la sua recensione, qua il link a EnergyBulletin.

Quindi è stato commentato abbastanza. Quello che a me interessa è l’elasticità del prezzo del petrolio. Poco tempo fa ho tentato un primo approccio alla questione interazione tra speculatori e fondamentali nel post Bolla o non bolla. Perché, come dice Bardi, la gente non si comporta razionalmente.

Ora, ho riprodotto il grafico sull’elasticità del prezzo Brent rispetto alla produzione. Ho aggiustato per l’inflazione usando dati sul PIL americano dal sito bea.gov, dollari al 2005. Questo aumenta un pochino i prezzi più lontani nel tempo, e li diminuisce quelli più vicini, ma in sostanza non cambia molto.

Si vede che intorno alla fine del 2004, inizio 2005 la relazione prezzo/produzione ha cominciato a comportarsi diversamente.

Poi invece sono partita dal 2005 invece che dal 1994, per vedere meglio l’andamento degli ultimi anni. Ho diviso i dati in tre tempi diversi. Linea nera: 2005 – 2008. Linea arancione: 2009-2010. Linea blu: 2011.

Questo l’ho fatto perché secondo me si vedono tre trend diversi. Il primo, in nero, anche se forse esasperato dalla speculazione, è un’immagine perfetta di inelasticità dell’offerta. La quantità prodotta reagiva ben poco ai cambiamenti di prezzo.

Il secondo trend, quello in arancione, ricorda quello della normalità degli anni precedenti. A piccoli aumenti di prezzo si ha degli aumenti di produzione normali.

Il terzo trend, anche se ci sono i dati per un anno solo, sembra invece invertito rispetto al biennio 2009-10. Guardiamolo da vicino:

Soprattutto la prima parte della linea è particolare. Il mese di gennaio corrisponde al punto 88,5 milioni di produzione/85$. Seguendo la linea si vede che rispetto a gennaio i prossimi nove mesi producevano meno petrolio, ma a un prezzo più caro. Si può certamente anche partire dal mese di maggio, e dire che la situazione nel 2011 è perfettamente normale. Finalmente un’anno in cui una produzione in aumento viene accompagnato da prezzi più bassi.

Ma io ritengo che quei primi dieci mesi del 2011 sono un assaggio di quello che verrà. Un’inversione permanente della situazione offerta/domanda. Prezzi in aumento, ma produzione sempre più bassa.

A meno che il il ridimensionamento dell’economia globale a seguito dei barili mancanti non crei una pressione deflazionistica tale da tenere anche il prezzo del greggio sotto controllo.

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6 responses to “Brent, una nuova fase”

  1. sesto rasi says :

    interessante e ragionevole. Non si dovrebbe considerare un po’ di isteresi (cioè il prezzo a scendere ci mette più che a salire)?

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    • oronero says :

      È pur sempre economia e non fisica. Non saranno curve molto pulite. Penso invece che quando inizia per davvero il “trend nr 3”, vedremo periodo alternanti tra prezzo in rapida ascesa, seguiti da periodi di discesa quando l’economia attraversa i credit crunch, per poi riprendere a crescere, prima lentamente e poi accelerante. Non sono molto ottimista, come vedi.

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  2. Libero says :

    Ma perchè nonostante due terzi del petrolio mondiale sia prezzato sul brent i media quando danno le quotazioni del greggio si basano sul WTI?

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  3. Tibor says :

    Grazie Anna per questi lavori,
    sono un lettore ungherese, leggo tutto anche se commento poco,
    ho tradotto l articolo in ungherese, e con tuo permesso lo vorremo pubblicare su un sito gemmelo di peak oil, http://www.ffek.hu citando naturalmente la fonte.
    avrei solo una domanda technica: finora leggevo su vari articoli che il picco di produzione é stato nel 2005 cca 85 milioni di barili,
    qui invece vedo che il picco sarebbe addirittura dicembre 2011?
    cioé a che modo sono riusciti aumentare la quantitá?
    e se incide il fatto che da 2010 o 2011 la IEA mette nelle statistiche tra i liquidi anche il biodízel, prodotto da mais?

    Tibor

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    • oronero says :

      Si sta formando un consenso che il picco di produzione di petrolio convenzionale (cioè quello dolce, leggero, economico da estrarre e da raffinare) sia avvenuto tra il 2005 e il 2008. È un fenomeno recente, ancora nel 2005 la IEA derideva i peak-oiler come allarmisti. Ma per ora la produzione totale di liquidi è in aumento, oltre al convenzionale c’è il heavy, biofuels, refinery gains e GNL. E chissà se non cominciano anche a craccare carbone.

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