Archive | febbraio 2012

Waiting for LTRO

Agg: nel LTRO di oggi la BCE ha aggiunto altre 529 miliardi di €, arrivando così a un totale di 1000 miliardi di €. Questo dovrebbe salvare le banche che ne usufruiranno attraverso tutto il triennio 2012 – 2014.

In attesa del risultato del LTRO2  – quanti migliaia di migliardi? – che dovrebbe tenere la borsa sotto le braccia per un altro mese e mezzo, mi sono fatta un disegno per vedere che effetto potrebbe avere.

Come vedete si tratta di un paragone dei cambiamenti percentuali di rame e Brent degli ultimi anni. Sopvrapposto gli interventi monetari più clamorosi.

Quando QE1 finì sia Brent che rame hanno avuto alcuni mesi di correzione al ribasso. Ma durante l’estate Mr. Bernanke ha annunciato QE2 e la collettiva investitrice ha fatto un salto di gioia riprendendo da subito a redirigere soldi nel complesso materie prime.

Siccome non era politicamente corretto annunciare il QE3, la FED ha deciso per un Operation Twist a settembre 2011, senza che questo però riuscisse nel compito.

Entra LTRO1 a dicembre 2011. Sia rame che Brent hanno reagito con decisione.

È quindi probabile che anche questa volta avremo almeno un altro, se non due mesi di ascesa. O almeno di assestamento.

Waiting for LTRO

Agg: nel LTRO di oggi la BCE ha aggiunto altre 529 miliardi di €, arrivando così a un totale di 1000 miliardi di €. Questo dovrebbe salvare le banche che ne usufruiranno attraverso tutto il triennio 2012 – 2014.

In attesa del risultato del LTRO2  – quanti migliaia di migliardi? – che dovrebbe tenere la borsa sotto le braccia per un altro mese e mezzo, mi sono fatta un disegno per vedere che effetto potrebbe avere.

Come vedete si tratta di un paragone dei cambiamenti percentuali di rame e Brent degli ultimi anni. Sopvrapposto gli interventi monetari più clamorosi.

Quando QE1 finì sia Brent che rame hanno avuto alcuni mesi di correzione al ribasso. Ma durante l’estate Mr. Bernanke ha annunciato QE2 e la collettiva investitrice ha fatto un salto di gioia riprendendo da subito a redirigere soldi nel complesso materie prime.

Siccome non era politicamente corretto annunciare il QE3, la FED ha deciso per un Operation Twist a settembre 2011, senza che questo però riuscisse nel compito.

Entra LTRO1 a dicembre 2011. Sia rame che Brent hanno reagito con decisione.

È quindi probabile che anche questa volta avremo almeno un altro, se non due mesi di ascesa. O almeno di assestamento.

Fisiocrazia/ON

Questo inverni i greci sono andati giù pesanti sulle proprie foreste. Tagliano gli alberi in misura crescente da usare nelle stufe, perché gli olii combustibili usati per scaldare le case greche costano il doppio di qualche anno fa. Gli ecosistemi forestali non sono ancora minacciati, ma nel 2011 sono stati denunciati 1500 casi di abbattimenti illegali. Già ai prezzi attuali ogni anno si perdono il 10% dell’area forestale, e il futuro delle foreste sembra molto incerto in mezzo a disoccupazione di massa e economia in contrazione galoppante.

L’ambiente relativamente buono di cui gode la Grecia con ca 30% del territorio nazionale coperte da foreste, nonostante l’alta densità della popolazione di 84 persone/km2 è quindi minacciato dalla neopovertà. Il paese non è mai stato tra quelli che attraggono con forza materie prime a basso costo per la produzione industriale di prodotti i cui prezzi finali di gran lunga superano il valore delle materie prime che li compongono. Creando l’attivo della bilancia commerciale. Come la nazione industriale Italia e i suoi notevoli 35% di foreste con 200 persone pro km2. O la nazione industriale Svezia, 69% del territorio nazionale coperto di foreste con 21 persone/km2, e un bisogno di riscaldamento che supera ampiamente quello della Grecia.

L’ambiente buono di questi tre paesi, nei loro rispettivi limiti geografici e fisici, è stato reso possibile da due secoli di uso di combustibili fossili. Solo così abbiamo potuto liberare le nostre foreste da millenni di deforestazione per scaldare le case e liberare terreni per sfamare la popolazione in crescita. La Svezia oggi ha ca il 60% più foresta di cento anni fa. In Italia le foreste negli ultimi 25 anni sono cresciuti del 20%. Il merito è sia dei guadagni di efficacia dell’agricoltura nazionale, sia dallo spostamento di agricoltura nazionale in paesi dove terreno e manodopera costano meno che da noi. In Svezia l’esportazione di prodotti forestali è diventato uno dei pilastri dell’economia.

Durante gli ultimi 200 anni le regioni industrializzati del mondo hanno vissuto di combustibili fossili, sviluppando teorie economiche distaccate dai limiti fisici che ci impone la superficie terrestre produttiva.

Ora le nazioni, dai quali eravamo abituati a comprare ferro e petrolio e rame e riso a basso costo, la Cina, l’India, il Brasile, e perché no, l’Australia, anche lei intesa come fornitore e sostenitore dell’economia dell’impero britannico, vogliono sviluppo. Lo stesso sviluppo che abbiamo avuto noi, rinunciando alla fisiocrazia e scambiando inequamente proprio con questi paesi le materie prime che poi gli venivano rivendute in forma di aumentata entropia.

La Grecia sta già spolverando la fisiocrazia, come primo paese del vecchio occidente. Rinunciano al fossile, cercano di vivere dai flussi e fondi che il sole ci ricrea ogni anno. Ma scopriranno presto che l’iraggiamento solare, falde aquifere, terreni ecologicamente produttivi che bastavano a 1 milione di persone non bastano per 10 milioni.

Fisiocrazia/ON

Questo inverni i greci sono andati giù pesanti sulle proprie foreste. Tagliano gli alberi in misura crescente da usare nelle stufe, perché gli olii combustibili usati per scaldare le case greche costano il doppio di qualche anno fa. Gli ecosistemi forestali non sono ancora minacciati, ma nel 2011 sono stati denunciati 1500 casi di abbattimenti illegali. Già ai prezzi attuali ogni anno si perdono il 10% dell’area forestale, e il futuro delle foreste sembra molto incerto in mezzo a disoccupazione di massa e economia in contrazione galoppante.

L’ambiente relativamente buono di cui gode la Grecia con ca 30% del territorio nazionale coperte da foreste, nonostante l’alta densità della popolazione di 84 persone/km2 è quindi minacciato dalla neopovertà. Il paese non è mai stato tra quelli che attraggono con forza materie prime a basso costo per la produzione industriale di prodotti i cui prezzi finali di gran lunga superano il valore delle materie prime che li compongono. Creando l’attivo della bilancia commerciale. Come la nazione industriale Italia e i suoi notevoli 35% di foreste con 200 persone pro km2. O la nazione industriale Svezia, 69% del territorio nazionale coperto di foreste con 21 persone/km2, e un bisogno di riscaldamento che supera ampiamente quello della Grecia.

L’ambiente buono di questi tre paesi, nei loro rispettivi limiti geografici e fisici, è stato reso possibile da due secoli di uso di combustibili fossili. Solo così abbiamo potuto liberare le nostre foreste da millenni di deforestazione per scaldare le case e liberare terreni per sfamare la popolazione in crescita. La Svezia oggi ha ca il 60% più foresta di cento anni fa. In Italia le foreste negli ultimi 25 anni sono cresciuti del 20%. Il merito è sia dei guadagni di efficacia dell’agricoltura nazionale, sia dallo spostamento di agricoltura nazionale in paesi dove terreno e manodopera costano meno che da noi. In Svezia l’esportazione di prodotti forestali è diventato uno dei pilastri dell’economia.

Durante gli ultimi 200 anni le regioni industrializzati del mondo hanno vissuto di combustibili fossili, sviluppando teorie economiche distaccate dai limiti fisici che ci impone la superficie terrestre produttiva.

Ora le nazioni, dai quali eravamo abituati a comprare ferro e petrolio e rame e riso a basso costo, la Cina, l’India, il Brasile, e perché no, l’Australia, anche lei intesa come fornitore e sostenitore dell’economia dell’impero britannico, vogliono sviluppo. Lo stesso sviluppo che abbiamo avuto noi, rinunciando alla fisiocrazia e scambiando inequamente proprio con questi paesi le materie prime che poi gli venivano rivendute in forma di aumentata entropia.

La Grecia sta già spolverando la fisiocrazia, come primo paese del vecchio occidente. Rinunciano al fossile, cercano di vivere dai flussi e fondi che il sole ci ricrea ogni anno. Ma scopriranno presto che l’iraggiamento solare, falde aquifere, terreni ecologicamente produttivi che bastavano a 1 milione di persone non bastano per 10 milioni.

Stravince la bici.

È sempre stato ovvio a tutti quelli che vivono in centro città che la bici è più veloce della macchina. Ma ora tramite un commento al post precedente è diventato evidente come anche in piena campagna sia molto più veloce muoversi in bici che in macchina. Il nostro nuovo amico Alessandro ha spiegato di aver abbandonato per motivi economici la macchina per la bici. Nonostante i 20 km da percorrere eroicamente mattina e sera.

Ora, volevo sapere quanto si risparmia veramente, e ho fatto un paio di semplicissimi conti. Il foglio excel potete scaricare qua, così chi ha voglia di controllare se ho sbagliato qualcosa lo può fare, oppure fare i conti per la propria macchina.

Con uno stipendio mensile di 1200 € viene una paga oraria di 8,33 €, calcolato con 21 giorni lavorativi e le due ‘dicesime. Ovviamente alcuni numeri sono stime, non ho passato ore in Internet a cercare il prezzo esatto della Meriva nel 2003, e altro.

I numeri macchina:

  • Km da percorrere al giorno 20 + 20 = 40km.
  • Consumo veicolo 7,9 litri/100 km si traducono in 3,16 litri al giorno, al prezzo medio di 1,28€ sul periodo 2003 – 2011 (unione petrolifera), quindi prezzo consumo al giorno 4,04€ x 21 gg = 85€ al mese di benzina per andare al lavoro.
  • Valore Meriva 2003 = 17.000€, nel 2012 = 4200€ (quattroruote), perdita valore mensile su 9 anni = 118 €.
  • Velocità media veicolo 80 km/h, tempo passato in macchina al giorno quindi 30 minuti.
  • Finanziamento. 17000€ a un interesse di 4% su 12 mensilità e 9 anni, costo finale 24.350€, o 225€ al mese.
  • Altri costi: Assicurazione al mese 66€, gomme nuove ogni due anni al mese 8€, tagliando 200€ diviso 12 mesi = 16€, bollo al mese 14€.

Il tutto si somma a ca 535€ al mese.

Visto che per guadagnare questi 535 € sono necessarie poco più di 3 ore di lavoro al giorno (535/21 gg/paga oraria), possiamo dire che Alessandro prima passava 3,5 ore “in macchina”, cioè le 3 ore di lavoro + i 30 minuti effettivamente dietro al volante.

I numeri bici:

  • Valore bici 2003 = 1000€, nel 2012 = 0€, perdita valore mensile su 9 anni = 9€.
  • Velocità media veicolo 20km/h, tempo passato in bici al giorno quindi 120 minuti.
  • Altri costi: Gomme nuove due volte all’anno (? – non sono biciclettista) 5€, manutenzione 24€ diviso 12 mesi = 2€.

Il tutto si somma a ca 25€ al mese.

Quindo per pagare il veicolo sono necessarie 0,15 ore lavorative al giorno, 9 minuti. In tutto Alessandro passa 2 ore e 9 minuti “in bici”.

210 minuti per la macchina meno i 130 per la bici fanno 80 minuti. Se fosse contrattualmente possibile, Alessandro potrebbe lavorare un’ora in meno al giorno, rimanendo comunque con piú soldi a fine mese che con la macchina.

E anche se si trattasse di soli 5 km da percorrere, stravince la bici di ca 30 minuti. Perché finora sono stati i costi fissi della macchina a dominare il quadro, e non tanto il prezzo della benzina che ora sta a 1,80€.

E se anche si riesce a mettere via 200€ di quei 500€ di differenza tra bici e macchina, in 10 anni fanno 30.000€ senza interessi. E poi qualcosa in risparmi di palestra e spese mediche.

Stravince la bici.

È sempre stato ovvio a tutti quelli che vivono in centro città che la bici è più veloce della macchina. Ma ora tramite un commento al post precedente è diventato evidente come anche in piena campagna sia molto più veloce muoversi in bici che in macchina. Il nostro nuovo amico Alessandro ha spiegato di aver abbandonato per motivi economici la macchina per la bici. Nonostante i 20 km da percorrere eroicamente mattina e sera.

Ora, volevo sapere quanto si risparmia veramente, e ho fatto un paio di semplicissimi conti. Il foglio excel potete scaricare qua, così chi ha voglia di controllare se ho sbagliato qualcosa lo può fare, oppure fare i conti per la propria macchina.

Con uno stipendio mensile di 1200 € viene una paga oraria di 8,33 €, calcolato con 21 giorni lavorativi e le due ‘dicesime. Ovviamente alcuni numeri sono stime, non ho passato ore in Internet a cercare il prezzo esatto della Meriva nel 2003, e altro.

I numeri macchina:

  • Km da percorrere al giorno 20 + 20 = 40km.
  • Consumo veicolo 7,9 litri/100 km si traducono in 3,16 litri al giorno, al prezzo medio di 1,28€ sul periodo 2003 – 2011 (unione petrolifera), quindi prezzo consumo al giorno 4,04€ x 21 gg = 85€ al mese di benzina per andare al lavoro.
  • Valore Meriva 2003 = 17.000€, nel 2012 = 4200€ (quattroruote), perdita valore mensile su 9 anni = 118 €.
  • Velocità media veicolo 80 km/h, tempo passato in macchina al giorno quindi 30 minuti.
  • Finanziamento. 17000€ a un interesse di 4% su 12 mensilità e 9 anni, costo finale 24.350€, o 225€ al mese.
  • Altri costi: Assicurazione al mese 66€, gomme nuove ogni due anni al mese 8€, tagliando 200€ diviso 12 mesi = 16€, bollo al mese 14€.

Il tutto si somma a ca 535€ al mese.

Visto che per guadagnare questi 535 € sono necessarie poco più di 3 ore di lavoro al giorno (535/21 gg/paga oraria), possiamo dire che Alessandro prima passava 3,5 ore “in macchina”, cioè le 3 ore di lavoro + i 30 minuti effettivamente dietro al volante.

I numeri bici:

  • Valore bici 2003 = 1000€, nel 2012 = 0€, perdita valore mensile su 9 anni = 9€.
  • Velocità media veicolo 20km/h, tempo passato in bici al giorno quindi 120 minuti.
  • Altri costi: Gomme nuove due volte all’anno (? – non sono biciclettista) 5€, manutenzione 24€ diviso 12 mesi = 2€.

Il tutto si somma a ca 25€ al mese.

Quindo per pagare il veicolo sono necessarie 0,15 ore lavorative al giorno, 9 minuti. In tutto Alessandro passa 2 ore e 9 minuti “in bici”.

210 minuti per la macchina meno i 130 per la bici fanno 80 minuti. Se fosse contrattualmente possibile, Alessandro potrebbe lavorare un’ora in meno al giorno, rimanendo comunque con piú soldi a fine mese che con la macchina.

E anche se si trattasse di soli 5 km da percorrere, stravince la bici di ca 30 minuti. Perché finora sono stati i costi fissi della macchina a dominare il quadro, e non tanto il prezzo della benzina che ora sta a 1,80€.

E se anche si riesce a mettere via 200€ di quei 500€ di differenza tra bici e macchina, in 10 anni fanno 30.000€ senza interessi. E poi qualcosa in risparmi di palestra e spese mediche.

Cash for trash, aka LTRO

Giusto in tempo per il rallentamento della fase toro delle borse arriva il secondo intervento LTRO, cioè il metodo inventato della BCE per tenere in piedi l’inflazione e salvare banche e benestanti. Per inflazione intendo quella vera, causata da un’espansione monetaria che riduce il valore della moneta, e non quella dei prezzi al consumatore.

Ancora una volta a 1% di interesse verranno prestati miliardi di freschi euri alle banche europee.

Abbiamo visto l’effetto del primo round di LTRO, annunciato in ottobre. Quasi cinque mesi di bull rally, assicurati da 4centoerotti miliardi di dollari. Questa volta si parla di 1000 miliardi di dollari. Che neanche questa volta troveranno la strada giusta per l’economia reale, e invece rimaranno nei mercati finanziari, gonfiandoli ulteriormente.

C’è chi crede che questa volta le borse non vedranno tanto il beneficio, e che sarà il momento delle commodities. Ma è probabile che si possa investire in qualsiasi cosa, oro, azioni, petrolio, obbligazioni, basta che si investi, perché tutto salirà. I grandi vincitori saranno comunque le banche che prendono in prestito a 1% (+qualche haircut) e riprestano a 6% ai governi. Gli stessi governi che di conseguenza ti aumentano le tasse mentre la preside della scuola elementare dei tuoi figli è costretta a chiedere soldi dai genitori per mandare avanti la baracca.

Deflazione nell’economia reale, inflazione dei costi degli asset finanziari. Quindi: investi, basta che balli con passi piccoli vicino all’uscita di sicurezza. I problemi reali dell’economia possono essere nascosti da accrocchi finanziari solo finché si continui con gli accrocchi. L’economia italiana non cresce da un decennio, in Spagna il 25% dei giovani sono senza lavoro, in Grecia abbiamo il 50% di disoccupazione giovanile. Questi euri nuovi non compreranno prodotti e servizi, solo asset finanziari, in un esemplare liquidity trap. E non abbiamo nessun modo di sapere cosa succederà alla fine del corridoio, non esiste l’empirica per capire gli effetti della politica monetaria sperimentale di questi anni.

Se ora tocca alle commodities trarre beneficio del LTRO vedremo anche effetti sul CPI, l’indice dei prezzi al consumatore. Cotone, grano e benzina sempre più care, in un’economia con stipendi fermi e sempre più gente disoccupata. Stagflazione. La combinazione degli effetti peggiori dei periodi forti e dei periodi stagnanti.

Ovviamente la soluzione più vicina è aumentare drasticamente la produzione di cotone, grano e benzina.

Cash for trash, aka LTRO

Giusto in tempo per il rallentamento della fase toro delle borse arriva il secondo intervento LTRO, cioè il metodo inventato della BCE per tenere in piedi l’inflazione e salvare banche e benestanti. Per inflazione intendo quella vera, causata da un’espansione monetaria che riduce il valore della moneta, e non quella dei prezzi al consumatore.

Ancora una volta a 1% di interesse verranno prestati miliardi di freschi euri alle banche europee.

Abbiamo visto l’effetto del primo round di LTRO, annunciato in ottobre. Quasi cinque mesi di bull rally, assicurati da 4centoerotti miliardi di dollari. Questa volta si parla di 1000 miliardi di dollari. Che neanche questa volta troveranno la strada giusta per l’economia reale, e invece rimaranno nei mercati finanziari, gonfiandoli ulteriormente.

C’è chi crede che questa volta le borse non vedranno tanto il beneficio, e che sarà il momento delle commodities. Ma è probabile che si possa investire in qualsiasi cosa, oro, azioni, petrolio, obbligazioni, basta che si investi, perché tutto salirà. I grandi vincitori saranno comunque le banche che prendono in prestito a 1% (+qualche haircut) e riprestano a 6% ai governi. Gli stessi governi che di conseguenza ti aumentano le tasse mentre la preside della scuola elementare dei tuoi figli è costretta a chiedere soldi dai genitori per mandare avanti la baracca.

Deflazione nell’economia reale, inflazione dei costi degli asset finanziari. Quindi: investi, basta che balli con passi piccoli vicino all’uscita di sicurezza. I problemi reali dell’economia possono essere nascosti da accrocchi finanziari solo finché si continui con gli accrocchi. L’economia italiana non cresce da un decennio, in Spagna il 25% dei giovani sono senza lavoro, in Grecia abbiamo il 50% di disoccupazione giovanile. Questi euri nuovi non compreranno prodotti e servizi, solo asset finanziari, in un esemplare liquidity trap. E non abbiamo nessun modo di sapere cosa succederà alla fine del corridoio, non esiste l’empirica per capire gli effetti della politica monetaria sperimentale di questi anni.

Se ora tocca alle commodities trarre beneficio del LTRO vedremo anche effetti sul CPI, l’indice dei prezzi al consumatore. Cotone, grano e benzina sempre più care, in un’economia con stipendi fermi e sempre più gente disoccupata. Stagflazione. La combinazione degli effetti peggiori dei periodi forti e dei periodi stagnanti.

Ovviamente la soluzione più vicina è aumentare drasticamente la produzione di cotone, grano e benzina.

“There’s no Tomorrow”, breve documentario peak oil

Vi segnalo questo chiarissimo documentario animato stile propaganda anni 50, ovviamente sul picco energetico. Prodotto da Incubate Pictures.

Nessuna novità per i lettori, ma tutto spiegato eccezionalmente bene.

Un dato divertente e spaventoso: Le gomme della tua macchina sono l’equivalente di 28 gallon, o 0,66 barili di petrolio. Io personalmente posseggo sia estivi che invernali, ma presumo che a livello mondiale questo sia un’eccezione. Comunque, 28 gallon x 1 miliardi di macchine al mondo fanno 28 miliardi di gallon, o 670 milioni di barili. Più o meno come quel nuovo elefante della Statoil dello scorso estate.

"There’s no Tomorrow", breve documentario peak oil

Vi segnalo questo chiarissimo documentario animato stile propaganda anni 50, ovviamente sul picco energetico. Prodotto da Incubate Pictures.

Nessuna novità per i lettori, ma tutto spiegato eccezionalmente bene.

Un dato divertente e spaventoso: Le gomme della tua macchina sono l’equivalente di 28 gallon, o 0,66 barili di petrolio. Io personalmente posseggo sia estivi che invernali, ma presumo che a livello mondiale questo sia un’eccezione. Comunque, 28 gallon x 1 miliardi di macchine al mondo fanno 28 miliardi di gallon, o 670 milioni di barili. Più o meno come quel nuovo elefante della Statoil dello scorso estate.