Petroplus bancarotta, raffinerie, prezzo del petrolio

Questa mattina leggo su FT che Petroplus, il più grande raffinatore indipendente europeo, è insolvente dopo che negoziazioni con finanziatori sono falliti, e le manca 1 miliardo di euro di credito. Chiuderanno immediatamente la raffineria Coryton. La bancarotta del raffinatore significa anche default su 1,75 miliardi di sterline – 2,1 miliardi di euro, di obbligazioni.

“We have worked hard to avoid this outcome,” said Jean-Paul Vettier, Petroplus’s chief executive officer, “but were ultimately not able to come to an agreement with our lenders to resolve these issues, given the very tight and difficult European credit and refining markets.

Nonostante LTRO non c’è credito abbastanza, quando tutti stanno ad aspettare un default della Grecia.

Già prima il raffinatore aveva chiuso tre delle cinque raffinerie. Sono rimaste solo le due in Germania, responsabili per ca 75% della produzione di 1 milioni di barili al giorno.

La chiusura sarà probabilmente di vantaggio per la raffineria Fawley di Esso e la Lindsey di Total. Presumo che anche loro stavano producendo ai minimi assoluti, aspettando che una delle tre aziende gettesse la spugna.

Petroplus, come la maggioranza dei raffínatori europei, comprava petrolio di qualità Brent, leggero e poco acido. La chiusura ha quindi tolto ca 250.000 barili al giorno di domanda per queste qualità, forse mettendo pressione al ribasso sul prezzo. Ma è impossibile da dire, visto che da ottobre la situazione Iran si fa sempre più spazio nei media, e il Brent subisce pressioni anche al rialzo.

Raffinerie appartengono alla categoria di infrastruttura più complessa e stretta che esistano. Una volta in piedi, non si può fermarne una parte sola per manutenzione, o per mancanza di domanda di uno specifico prodotto finale. Tutto il complesso deve continuare insieme la produzione, e i flussi non si possono interrompere.

In più la raffineria è tagliata per delle qualità di greggio specifiche, e non può facilmente andare a comprarsi qualità differente, per esempio di qualità più bassa ed economica, senza costosi aggiornamenti alla struttura.

Quando succede che la domanda per i prodotti finali si affloscia, la raffineria cerca di diminuire il flusso per sostenere i prezzi del prodotto finale. Evidentemente a un certo punto la domanda è stata così bassa da non poter più produrre con margine di guadagno.

Al massimo la raffineria può cercare di produrre qualcosa in più dei prodotti più richiesti, se siano questi più pesanti o più leggeri, ma la massa di output rimane la stessa. Anche negli Stati Uniti lavorano con margini sempre più bassi e sovraccapacità. Sunoco e ConocoPhillips hanno già chiuso o stanno per chiudere impianti che insieme producono 700 mila barili al giorno. Dal 2008 nell’OCSE la capacità è diminuita di 2,6 milioni di barili al giorno, e non finirà certo li.

Merrill Lynch stima che nel 2012 un’altro milione di capacità giornaliera sparirà. Secondo loro il prezzo del Brent dovrebbe indebolirsi ulteriormente per la minore domanda da parte dei raffinatori. I raffinatori vedranno finalmente un margine più decente e potranno influenzare di più il prezzo finale. Quindi niente abbassamenti della benzina alla pompa.

Secondo Wikipedia il costo per uscire dal segmento raffinerie per Sunoco sarebbe di 2,7 miliardi di dollari, da contraporre agli 800 milioni di perdite dell’operato dal 2009. Anche le raffinerie della Sunoco sono molto vecchie e lavorano solo con light sweet crude.

Dopo mesi di perdite senza vedere tornare la domanda Petroplus ha dovuto cercare di finanziare l’attività tramite le banche. Che hanno detto di no, per mancanza di credito, o per mancanza di futuro del business delle raffinerie, non si sa.

Poi c’è da dire che se io fossi una banca probabilmente non darei un prestito a una raffineria che opera con una qualità di greggio che sta diminuendo davanti ai nostri occhi. È un segmento di business che tutti vogliono, ma che almeno in Europa non opera con margini di guadagno. O verranno chiuse, o nazionalizzate per questioni di sicurezza energetica. Se chiuse, compreremo la benzina dalle nostre perifierie, dove costi energetici più alti hanno meno impatto finché non creino veri sindacati e legislazione ambientale stile occidentale. Se nazionalizzate, gli ostacoli della frase precedente potranno essere raggirate.

Oppure possiamo creare un’embargo, a non so, Iran per esempio, per proteggere le nostre raffinerie. Iran intende aumentare la capacità a 3,5 milioni di barili di prodotti finali al giorno. Iran come il Brasile giustamente pensa di tenersi le opportunità di lavoro nel paese, vendendo il prodotto finale usando il petrolio prodotto da loro. A differenza del Brasile possono anche riuscirci visto che non consumano loro tutto quello che producono.

Ah no. Un’embargo vero e proprio potrebbe mandare il prezzo del Brent alle stelle e distruggere altre raffinerie europee quando queste saranno costrette ad aumentare tantissimo il prezzo finale, distruggendo però ancora di più la domanda. L’euro sempre più debole rende anche il petrolio più costoso per i clienti finali europei.

Si prevedono volatilità ancora maggiori. Ma sappiate che Olivier Jakob di Petromax dice che i speculatori sono posizionati per aumenti del prezzo.

Per finire un grafico trovato su alphaville: il Brent finalmente costa come in luglio 2008.

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5 responses to “Petroplus bancarotta, raffinerie, prezzo del petrolio”

  1. Pinnettu says :

    Visto però che fuori dall’area OCSE la domanda non è in calo, anzi cresce, il Brent non troverebbe agevolemente altre destinazioni? Mi pare difficile vedere una domanda di Brent in calo.

    Di più, e se a mettere in crisi la raffinazione europea, assieme al calo di domanda interna, fosse proprio la progressiva diminuzione della disponibiiltà di Brent?

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  2. Luca says :

    In Italia la raffineria ENI di Venezia è stata fermata per 6 mesi e si parla di chiusura definitiva. Ciclo semplice ma con un po’ ci conversione (thermal cracking), nel downstream italiano sarà sacrificata per lasciare spazio a Sannazzaro, fiore all’occhiello della raffinazione ENI.
    Si parla di chiusura anche per la raffineria di Livorno che però è l’unica raffineria lube in Italia, questo dovrebbe salvarla per un po’…

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