Report 117 su peak oil sotto il tappeto

Secondo il Daily Telegraph nel marzo 2009 è uscito un documento sul peak oil, preparato dal australiano BITRE – Bureau of Infrastructure, Transport and Regional Economics per il ministro delle infrastrutture Anthony Albanese.

Ma il documento non è mai stato pubblicato. Il contenuto era troppo controverso. Invece è stato mandato a vari organizzazioni europei, il che probabilmente spiega come un francese di nome Jean-Marc Jancovici è riuscito a pubblicarlo sul web sotto il nome “Report 117: Transport Energy Futures — Long Term Oil Supply Trends and Projections”.

Sul sito del BITRE il documento non esiste, anche se tutti i report prima, cioè fino al 116, e anche quello dopo, appaiono.

Il documento ovviamente parla dell’Australia, ma in un mondo di risorse finite si può facilmente estrapolarlo globalmente. La tesi non ci è sconosciuta: dice che la nostra indipendenza di combustibili fossili è praticamente finita.

Secondo il politico liberale Kelly si tratta di una scongiura del governo per evitare che l’Australia si imbarchi sulla strada della liquefazione del carbone, che renderebbe 120 miliardi di barili di combustibile al paese.

Comunque sia, Energy Bulletin ha letto il report, e ci da un’immagine più completa del contenuto, e un link per il download. Sono 474 pagine, quindi non l’ho letto.

Secondo il BITRE, peak oil succede nel 2017:

l’Energy Bulletin pone anche delle domande importanti al governo australiano, chiedendo perché il Report 117 non fosse incluso nel Energy White Paper di dicembre 2011, e perché il parlamento non è stato informato della ricerca.

Pare che il lavoro del Dr. David Gargett del BITRE fosse consistente con il lavoro di Kjell Aleklett, concludendo che le previsioni della IEA non sono fattibili.

Alla fine ci da tre modi per affrontare il futuro:

  1. Il petrolio viene sostituito da altre fonti altrettante ricche e abbondanti, per esempio gas-to-liquids, carbon-to-liquids, elettricità, idrogeno.
  2. Efficienza energetica migliorata risulta in un declino importante di energia usata per unità di PIL, in corrispondenza al deficit di energia.
  3. Il PIL diminuisce in corrispondenza al deficit di energia.

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16 responses to “Report 117 su peak oil sotto il tappeto”

  1. sinbad says :

    Idrogeno fonte di energia?

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  2. fabrizio 73 says :

    E’ interessante notare, che quando si parla di picco del petrolio, le date subiscano variazioni notevoli a seconda della fonti. Il report segretissimo (si fa per dire) dell’anno scorso del Pentagono, prevedeva il picco nel 2012.
    I “picchisti” di tutto il mondo indicano il 2008 come la data in cui si è raggiunta la massima produzione, e ora gli Australiani in un’altrettanto segretissimo documento ci dicono il 2017.
    Bene , dove stà la verità???

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    • oronero says :

      C’è anche da notare che il report australiano ha sbagliato le previsioni sulla Russia. La loro produzione non è diminuita così tanto come viene indicato nel report, ed è proprio la Russia il paese responsabile per il crollo della produzione secondo il BITRE 117.

      È ragionevole pensare che la loro produzione crollerà per davvero, visto che non trovano mai niente di grande, e le loro riserve sono ferme come quantità da un decennio.

      Ma date esatte sono solo speculazioni, e visto che si sono sbagliati sulla Russia bisogna paragonare la produzione attuale di tutti i paesi con quella prevista dal report per capire se il loro modello sta in piedi oppure no.

      Detto questo…2008, 2017, 2030 può anche avere un’impatto diverso sulla vita dell’individuo che vive ora, ma in realtà è solo un punto su una linea temporale lunga miliardi di anni.

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  3. fausto says :

    Nel mentre i camionisti italiani hanno tagliato in due la nazione. Possiamo anche creare modelli su modelli, precisi ed affidabili a piacere; ma a cosa servono se poi non siamo in grado di far comprendere la natura del problema nemmeno ai nostri amici e parenti?

    Avete sentito che delirio in Sicilia? Alcuni dei dimostranti chiedono carburante a meno di un euro per litro. Se queste persone vivono completamente disconnesse dalla realtà fisica e dalle sue ferine leggi la colpa forse è anche un po nostra?

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    • Loris says :

      Il prezzo del carburante attuale in Italia è composto dall’85% di accise e tasse (così ho letto in un approfondimento giornalistico del sole24ore di ieri). Non ho neanche voluto fare le dovute ricerche perché anche se invece si trattasse “solo” del 75% sarebbe comunque una quota spaventosamente alta.
      Ps: tra le quali accise c’è ancora quella “straordinaria” per il terremoto in Irpinia.
      Senza offesa, ma mi pare che qui il disconnesso sia tu…

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  4. Pinnettu says :

    A propostio delle osservazioni fatte poco sopra sulla data del picco, c’è da segnalare che effettivamente c’è stata una corsa a stabilire la “data” che un pò lascia perplessi.

    Il problema è quantomeno serio e tentare di stabilire un punto preciso è pressochè impossibile.
    Sarebbe stato più saggio indicare un intervallo temporale abbastanza ampio, del tipo un momento qualunque fra il 2010 e il 2020.

    Anche perchè così non si fa altro che screditare una teoria che rappresenta un fenomeno geologicamente certo.

    Ad oggi infatti tutte le previsioni “millimetriche” sono state smentite dai fatti.

    1. La produzione convenzionale non ha piccato nel 2005, come ancora sostengono tutti i picchisti e come indica pure il grafico del BITRE. Al contrario, anche se di poco, a continuato a salire. Di certo non è calata.

    2. La produzione totale non ha piccato nel 2010. Continua invece salire.

    3. Il declino della produzione russa non è iniziato due anni fa come si sosteneva ma continua a restare sui valori massimi, tanto che nel 2010 la Russia è diventato il primo produttore mondiale.

    4. L’Arabia Saudita contrariamente a quanto si diceva ha dimostrato di avere ancora una certa spare capacity, aumentando la produzione dal 2009 a oggi di circa 1,5 milioni di b/g

    Ora potrebbe essere che il 2012 sarà l’anno del picco ma non è detto. Magari sarà il 2015 come ha sempre sostenuto TOTAL o forse il 2017 come sostiene il BITRE. Di certo non sarà fra 20 anni.

    Insomma, mettersi a pronosticare date precise è inutile e poco serio.

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    • Libero says :

      Un numero consistente di esperti del settore, non esponenti di organizzazioni picchiste, prevede lo scollinamento tra il 2012 e il 2015, non oltre. Mi sembra quindi ragionevole fare affidamento su queste previsioni.

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  5. fausto says :

    Io sono “disconnesso” perché ritengo ovvio disincentivare il consumo di una risorsa che non abbiamo? Auguri e buon viaggio….

    Il gasolio per serre e camion non costa ovviamente 1,7 euro al litro! Mio padre che è agricoltore lo pagherà circa 1 euro, fino a pochi mesi fa 75 – 80 centesimi per litro tutto compreso. A questo occorre aggiungere che le partite iva non agricole (più furbe di quelle dei coltivatori diretti) scaricano tutte le spese, e questo vuol dire che una parte della spesa (già agevolata) sostenuta in carburanti verrà pure recuperata sotto forma di beneficio fiscale. Poi ci sono gli incentivi, di gran moda già dall’ultimo governo Prodi, diretti ad esempio al settore dell’autotrasporto. L’osservatore esterno non se ne rende conto, ma per molti comparti economici il gasolio costa un terzo o poco più di quello che costa al privato cittadino che va al distributore. E naturalmente nessuna persona che appartiene a queste categorie ha il benché minimo interesse a raccontare come stanno le cose.

    Da un lato credo che sia giusto dirottare il gasolio verso i camion ed i trattori, delle auto possiamo fare a meno; dall’altro però sospetto che sia anche in parte sbagliato mantenere a forza di sussidi delle nicchie protette dal costo del carburante: questi lavoratori rischiano di non rendersi conto del problema, e di reagire poi con grave ritardo. Quello che vediamo proprio in questi giorni: anche se di fatto recuperano quasi tutto quello che è tassazione, non riescono a reggere. Il costo industriale nessuno può rimuoverlo, a meno di voler regalare gasolio facendo pagare il conto al contribuente!

    Quanto alle accise: pagano strade, autostrade e guerre. Siamo sicuri che non facciano proprio parte del costo del carburante? Non c’è proprio relazione? Nemmeno un po??

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    • Corrado says :

      Concordo, concordo completamente. E quindi mi auto-cito: http://www.imille.org/2011/04/la-benzina-costa-troppo-poco/

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      • Loris says :

        @Corrado, si si, però ti sei dimenticato di completare la frase: “la benzina costa troppo poco… per chi la consuma in modo improduttivo”.
        Perchè spero tu ti renda conto che c’è tanta gente alla quale la benzina serve per lavorare, e non può farne a meno.
        Sono perfettamente d’accordo con te per quanto riguarda tutti quelli che fanno 60 km per andare al ristorante, 20 km per recarsi al centro commerciale ogni 2 sere (senza magari comprare niente), anche solo 3 km per andare in ufficio quando nelle giornate di sole potrebbero usare la bicicletta o lo scooter (qual’ora non si possa usare i mezzi pubblici). Ma non puoi generalizzare.
        C’è gente che vive e produce servendosi degli automezzi: e producono anche per te. Caro mio, hai mai pensato che se domani il gasolio costasse 3 euro al litro, tu il latte al supermercato le pagheresti 3 euro al litro anzichè 1,50?
        E quando la prossima volta vai a fare acquisti alimentari, prova a pensare se, anzichè 100 euro, la borsa che porti a casa ti costasse 160.
        Senza parlare dell’handicap competitivo nei confronti di altri paesi (ti ho fatto l’esempio della Slovenia, ma prova a pensare quanto poco pagano i carburanti in Sudamerica, in Cina o in India): affonderesti l’economia italiana.
        Ho letto il tuo articolo, e il tuo discorso demagogico sarebbe valido se tutto il mondo fosse fatto di brave persone, tutti d’accordo che la priorità è salvare il pianeta dallo sfruttamento indiscriminato: io sono d’accordo, ma gli altri no. Pensi che riusciresti a convincerli? Neanche con le bombe!
        Quindi il problema verrà affrontato seriamente solo quando il prezzo del petrolio salirà in modo importante: anticipare questo problema aumentando le accise del 30% come è stato fatto in Italia negli ultimi 12 mesi (!!!) indiscriminatamente per tutti gli utilizzatori non fa altro che mettere in difficoltà il nostro sistema economico.
        La soluzione? Dimezzare le accise per chi fa un utilizzo produttivo del carburante, e raddoppiarle per chi invece per chi consuma senza motivo. Il modo per farlo lo troverebbero ma, come dimostrato anche con altri interventi, questo governo non sta incentivando la crescita bensì sta tassando i consumi (senza distinzione alcuna) e finirà per impoverire ulteriormente il ceto medio (ma questo non lo dico io, lo vedono tutti).
        Il commento iniziale di Fausto che ha scaturito questo mio intervento è riferito ai trasportatori, gente la cui sopravvivenza è determinata anche dal prezzo dei carburanti, esattamente come ad esempio i pescatori (se il carburante aumenta troppo, non riescono ad essere concorrenziali con le importazioni estere, lavorerebbero in perdita). Non puoi mettere intere categorie alla fame: glielo offri tu un lavoro alternativo ai pescatori, in modo che abbiano qualcosa da dar da mangiare ai propri figli? Tu hai figli? Mettiti nei loro panni. Non so che lavoro tu faccia, ma poniamo che tu sia un insegnante (e quindi non ti serva l’auto). Da domani i libri di testo per gli insegnanti (da acquistare obbligatoriamente ogni anno) ti verranno fatti pagare 500 euro l’uno, ma non perchè costa di più stamparli, bensì perchè aumentano le accise. Vorrei proprio vedere come reagiresti quando ti trovassi a non avere i soldi per comprare la merendina a tuo figlio.

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    • Loris says :

      Mi dispiace Fausto ma anche questo tuo intervento non mi trova per nulla d’accordo.
      Nella prima risposta hai fatto riferimento ai trasportatori, ed in merito a quelli ti ho risposto: inserire adesso nel discorso gli agricoltori non cambia i termini.
      E dire che poter portare in detrazione il costo del carburante se si ha la partita IVA è fuori luogo: le detrazioni si fanno sugli utili, ma se questi ultimi mancano, che re ne fai delle spese da detrarre????
      Se il costo di pedaggio autostradale, carburante e ammortamento automezzo equivalgono o superano il conseguente ricavo, cosa detrai???
      Il problema dei trasportatori è che l’aumento del 15% del carburante ha eroso quello che era il loro margine, portandoli a dover lavorare gratis o quasi. Capisci che in questa situazione poter detrarre le spese non significa nulla???
      Non per niente il governo si è affrettato a dire che ridurranno i pedaggi autostradali per i soli trasportatori, che quindi gli permetterà di recuperare parte del margine perso.
      Così facendo risolveranno il problema degli autotrasportatori, mantenendosi il vantaggio di continuare il salasso di tutti gli altri conducenti (tutti i cittadini titolari di autovetture che non hanno l’organizzazione, e neanche le palle, per attuare una protesta del genere).
      E poi cosa significa “delle auto possiamo farne a meno”? Forse tu che lavori in ufficio a 1km da casa, ma tutti i tassisti? Tutti i rappresentati di commercio? E i giornalisti di cronaca? E gli artigiani (mica mi dirai che gli idraulici, gli elettricisti, i muratori, ecc possono prendere il treno, vero???).
      Dai su, per favore, cercate di guardare oltre il vostro naso…,

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      • fausto says :

        Questa storia dell’Iva che non scarichi se non guadagni non ha significato. Se non hai alcun ricavo chiudi bottega e basta. Fin quando emetti fatture EVIDENTEMENTE fai il recupero Iva. Quando non riesci più a lavorare, il problema si chiude per cessata attività. Triste e semplice.

        Io non lavoro ad 1 km da casa, prendo i mezzi pubblici con ostinazione e sinceramente ci ho guadagnato tempo e soldi. Mi sento un privilegiato in questo. E comunque conosco bene come pochi il problema del costo del gasolio sul lavoro: la terra di mio padre viene arata con quello, e la flotta di mezzi dell’ente per cui lavoro è andata in malora a causa dei costi folli dei carburanti. Tutto vissuto in prima persona.

        Ciò detto, ribadisco: se non troviamo il modo di lavorare con meno carburante, lavoreremo comunque con meno carburante.

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  6. Pinnettu says :

    Beh, alla faccia del sole 24 ore! Giusto per essere precisi (dati del min. sviluppo economico), a Dicembre 2011 con la benzina a 1,674 €/l le accise ammontavano a 0,70 €/l. L’Iva invece arrivava a 0,29 €/l

    La tassazione complessiva arriva quindi più o meno al 60%. Tenuto conto, come faceva notare Fausto, che l’IVA le aziende la scaricano, la tassazione si aggira attorno al 45%.

    Per il resto valgono tutte le considerazioni fatte da Fausto.
    Ovvero, oggi si può anche protestare e gridare allo scandolo per una tassazione sui carburanti troppo elevata ma fra qualche anno quando si dovranno fare i conti con la disponibilità FISICA dei carburanti, che si fà?

    Non capire che l’attuale tensione sui prezzi dei carburanti è solo l’inizio di un problema più grave e che i prezzi futuri non potranno che crescere, tasse o non tasse, è anche a parer mio essere scollegati dalla realtà.

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    • Loris says :

      Caro Pinettu, sopra puoi leggere il mio commento che in parte risponde anche a quanto hai scritto tu.
      Aggiungo che per le categorie citate (tutti gli artigiani e i liberi professionisti che devono per forza spostarsi in auto) la tassazione è del 60% poiché l’Iva non la recuperano. E ti sembra poco??? A livello di accise l’Italia è la più alta di qualunque altro paese europeo (abbiamo superato anche la Grecia da poco).
      E poi penso: se un trasporto da BO a MI viene fatturato a 400 euro, e il camionista spende in carburante, pedaggio e ammortamento un totale di 390 euro, l’utile sarà di 10, e anche se non pagasse tasse (perché detrae tutto) al povero autista solo quei 10 rimangono.
      In Slovenia il gasolio è (oggi, perché ho fatto il pieno) a 1,32 euro/litro! E hanno avuto la guerra 15 anni fa, non 70 come l’Italia (tanto per rispondere a Fausto che parla di guerre). Se poi si riferisce alle missioni Nato, mi scappa da ridere, perché un governo che non ha fondi non può permettersi di sostenere spese per discutibili interventi militari in sperduti paesi medio orientali.

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  7. Pinnettu says :

    Siamo d’accordo Loris.

    Non metto in discussione che la tassazione sui carburanti sia eccessivamente alta. Quello che mi lascia perplesso è che più o meno tutti sono convinti che i carburanti a basso costo siano un diritto divino intoccabile.

    Quanti fra gli operatori dei settori di cui parlavamo hanno la consapevolezza che in un orizonte temporale non molto lungo dovranno fare i conti con costi ancora più alti e financo con possibile carenza fisica del prodotto? Quanti sanno che un greggio come il Brent, importantissimo per i paesi europei, si stà esaurendo alla velocità della luce?
    Io penso quasi nessuno.
    Le proteste sul costo dei carburanti le avremmo anche in futuro, quando la componente di aumento del prezzo sarà perlopiù legata ai costi industriali.

    Il problema è sempre lo stesso. Da nessuna direzione arrivano segnali di consapevolezza della criticità legata ai carburanti e nessuna consapevolezza che in futuro sarà necessaria una rivisitazione radicale di tutto l’impianto sociale ed economico

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