Bolla o non bolla?

Siamo in tanti a usare i dati EIA per tracciare produzione e consumo del petrolio, anche se i dati sono ritardati di 3 à 6 mesi. Ma a un certo punto l’EIA ha ristretto l’accesso ai dati. Tre anni fa si poteva avere dati mensili/trimestrali per tutto il mondo, ora solo per la zona OCSE. Purtroppo non ho salvato i dati mensili, perché quando mi sono resa conto della sparizione, ovviamente era tardi.

JODI invece pubblica dati mensili per i top 30 produttori e consumatori di petrolio. Nel loro caso si tratta proprio di petrolio, niente “all liquids” come da EIA.

Il blog The Oil Drum ha ospitato lunghe discussioni su come paragonare i dati dalle due fonti. Ma per i miei scopi oggi serve solo conoscere i trend, non i dati esatti.

Ho preso i dati produzione e domanda dalla base dati JODI, e il prezzo spot del Brent da EIA, tutto mensile.

Cominciando a guardare il grafico dal 2002 fino a luglio 2006 vediamo una crescita del prezzo lineare, freccia verde, anche se caratterizzata da correzioni forti. Dopo ogni nuovo record il prezzo sembra di fare un brusco ritorno verso una linea di supporto.

In questo periodo la produzione mondiale di liquidi era rigida, intorno agli 84 milioni di barili al giorno. Ma la domanda veniva stimolata da una stabile crescita mondiale di 4-5% all’anno e interessi nominali eccessivamente bassi.

Se la politica monetaria espansiva di quegli anni spingeva enormemente il consumo privato e industriale possiamo dire che il prezzo si basava sulle fondamentali, anziché incolpare speculatori. Ma nonostante l’apparente stabilità nella crescita si deve essere trattato di un mercato con poco equilibrio. La volatilità storica, calcolato come la deviazione standard sul campionato, moltiplicato per la radice del numero di trading days all’anno – ho usato 252 – cioè annualizzato, è di 34%. Tradotto significa che in un anno, il guadagno rimane entro [ -34%; +34%] con una probabilità del 68,3%, o entro una deviazione standard.

Anche se il trend era la marcia insù, non si trattava di una bolla. Era un mercato decisamente nervoso, che reagiva su ogni piccola notizia, e che seguiva ogni dato statistico con la massima attenzione. Una bolla è più decisa nel suo cammino.

Sempre dal gennaio 2002 ad agosto 2006: Calcolando il coefficiente per l’elasticità della domanda rispetto al prezzo, Ep, come il cambiamento in % della domanda diviso per il cambiamento in % del prezzo, mi viene 0,06. Nella situazione normale, per una qualsiasi merce il coefficiente è negativo. Più costano le patate, e meno si comprano. Nel caso del petrolio il coefficiente è positivo, come se fosse una merce di lusso che viene più richiesta meno gente se la può permettere, come le sciarpe Hermés per esempio; e anche molto basso perché evidentemente la domanda è estremamente anelastica rispetto al prezzo.

Come dire, la matematica è d’accordo con l’ecologia: per il petrolio non vale la legge della domanda.  Ed è anche per questo che il petrolio viene tassato così tanto in Europa. È una fonte di reddito sicuro, perché la gente non smette di comprarlo anche a prezzi più alti di oggi.

 Poi da luglio/agosto 2006 fino a gennaio 2007 c’è stata una correzione più pronunciata delle precedenti, cerchio verde. Una possibile spiegazione è che il forte e apparentemente stabile trend di crescita ha permesso ai trader di accumulare più rischio. Quando poi il 2006 si è rivelato un anno particolarmente tranquillo, senza neanche un uraganino nel GOM, e senza minacce di guerre mediorientali, il prezzo è momentaneamente crollato.

Ovviamente ai tempi non sapevano assolutamente a cosa fosse dovuta la correzione. Non sapevano neanche che si trattava di correzione in un trend al rialzo, tanti analisti invece parlavano di un ritorno dei prezzi ai 40$. Si pensava allo scoppio di una bolla speculativa, che però non c’era, visto che il tipo di crescita non corrispondeva a quello di una bolla. Con qualche mese di distanza si intravedeva anche un temporaneo fermo della crescita della domanda, cerchio arancione, portando per la prima volta all’idea che non è necessariamente una bella notizia se il prezzo scende. Potrebbe ahimé dipendere da un’inizio di recessione.

Che il -36% da luglio 2006 a metà gennaio 2007 non fosse basato su fatti fondamentali è chiaro, visto che il prezzo ha incominciato una scalata mostruosa dopo il breve respiro. Ma qua ci stiamo avvicinando al territorio di bolla. Il trend è ancora più forte e meno nervoso. Infatti dal minimo nel gennaio 2007 al picco a luglio 2008 la volatilità storica è di 28%. Che cos’è successo con la psicologia di chi compra e vende petrolio?

Hanno tutti en masse scoperto peak oil, e sicuri di se cominciato a comprare come se non ci fosse più una goccia nella terra?

Magari gli economisti si mettessero a studiare un po’ di geologia. La geologia, a differenza dell’economia, è una scienza. Le scienze servono per vedere il mondo com’è e per non rimanere vittime della propria psicologia. La terra è piena di petrolio. E infatti, la bolla è scoppiata, perché questa volta, si trattava proprio di una bolla, rettangolo azzurro: nell’ottobre del 2007 la produzione era più forte come mai prima, raggiungendo un massimo in agosto 2008. La domanda si stava indebolendo già da agosto 2007. Il prezzo era in crescita esponenziale.

Secondo un’articolo sul blog NakedCapitalism la rapida salita era la colpa di speculatori con poca esperienza del petrolio. Tutti i trader che avevano diagnosticato correttamente la presenza della bolla vendevano i contratti, pensando di poter ricomprarli poco tempo dopo a un prezzo inferiore. Ma il petrolio non era più disponibile, perché era stato tutto venduto ad altri investitori, costringendo i trader a ricomprare in fretta a prezzi altissimi.

Quindi fino a dicembre 2008 non è più bolla ma bolla scoppiata.

Poi nuova ripresa della marcia insù, rinforzata dalla Libya, da Fukushima, dal disastro BP.

La domanda è, dove siamo adesso? La volatilità è diminuita di un punto, e il coefficiente di elasticità giugno 2010 – luglio 2011 è di -0,03. Negativo, perché la domanda è scesa mentre il prezzo tutto sommato saliva. Ma sempre anelastica, perché praticamente zero.

 A giugno 2011 è finito il programma QE della Federal Reserve. Poco dopo il prezzo del Brent ha cominciato a scendere. Ogni mese miliardi di dollari escono dalle borse e dalle commodities per essere parcheggiati nei Bund e nei Treasuries. In Europa le banche ogni giorno aumentano i soldi stabilmente parcheggiati con la BCE.

L’articolo di NakedCapitalist smentisce totalmente il mio post sul backwardation di novembre. Per lo scrittore, il contango era giusto, e il backwardation falso. Si tratterebbe di deflussi di capitali dai contratti più avanti, una situazione che dovrebbe aggravarsi. In piú scrive che la produzione di petrolio negli USA è più alta, e il consumo più basso, di quanto si crede comunemente.

E in Europa?

Finally, we see North Sea oil being shipped – for the first time since 2008 – half way around the world to find Far East buyers. We also see Petroplus, a major independent Swiss refiner, crippled by inflated crude oil prices, and shutting down three refineries because demand for its products has disappeared, and it can no longer finance crude oil purchases now that banks have pulled its credit lines.

La storia non si ripete, ma fa rima. Se ha ragione, questa bolla è più come la gomma della bici che si svuota lentamente. Se non ha ragione, le ennesime tensioni sull’Iran ci porta presto a 120$.

4 responses to “Bolla o non bolla?”

  1. Davide says :

    Ciao Anna! Che ne pensi del crollo del BALTIC DRY INDEX?
    Ciao e buona continuazione 🙂

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  2. Pinnettu says :

    Anna

    I dati EIA (Energy Information Administration) sono ancora disponibili. Sia quelli annuali che quelli mensili. Di tutto il mondo e perlomeno degli utlimi 15 anni.

    Non sono più dove stavano uno o due anni fà. Sono stati spostati in un'altra sezione del sito. Giusto ieri è stato pubblicato fresco fresco l'aggiornamento fino a Settembre 2011.

    Si trovano nella sezione Country. Nella scheda Overview, scegli un paese a caso che effetivamente fornisce dei dati vecchi, se però scorri la pagina troverai una frase che dice “For the most recent data, please visit: Internetional Energy Statistic”
    Qua troverai mese per mese e paese per paese i dati della produzione totale, di quella convenzionale, degli NGPL, ecc…. che puoi scaricare comodamente in formato excel.

    Comunque ti dò direttamente un link così facciamo prima.

    Produzione totale dal 2000:

    http://www.eia.gov/cfapps/ipdbproject/iedindex3.cfm?tid=50&pid=53&aid=1&cid=&syid=2000&eyid=2011&freq=M&unit=TBPD

    Se ho capito bene era questo che cercavi….o forse no?

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  3. oronero says :

    Scusa Pinnettu, non ero abbastanza chiara. Per la produzione ci sono ancora i dati – e li ho usato spesso, lo sai, ma per il consumo no – solo OCSE.

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  4. Pinnettu says :

    Ah ok, pareva strano, mi sembrava infatti di ricordare che effetivamente avevi continuato ad usare i dati EIA sulla produzione anche ultimamente.

    PS. Tempo fa pubblicasti un grafico con il prezzo medio annuo del WTI. Sarebbe interessante tracciarne uno nuovo aggiornato al 2011. La media annuale smussa le bolle speculative e da un'idea molto chiara del trend generale, quello detato dai fondamentali per intenderci.

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