Archive | gennaio 2012

Tecnomassa

Dentro di noi non abbiamo dubbi che la società industriale basata sui combustibili fossili si avvicina alla sua fine. Le guerre nel medioriente e la crisi climatologica sono lati diversi della stessa moneta. I problemi con l’importazione di energia a basso costo per continuare l’esportazione di entropia, nella sua metafora attraente ordine – disordine, per esempio in forma di emissioni di anidride carbonica, sono sempre più insostenibili ed evidenti. Continua a leggere…

Tecnomassa

Dentro di noi non abbiamo dubbi che la società industriale basata sui combustibili fossili si avvicina alla sua fine. Le guerre nel medioriente e la crisi climatologica sono lati diversi della stessa moneta. I problemi con l’importazione di energia a basso costo per continuare l’esportazione di entropia, nella sua metafora attraente ordine – disordine, per esempio in forma di emissioni di anidride carbonica, sono sempre più insostenibili ed evidenti.

È facile dimenticare, e ancora più facile mai aver imparato, che la nostra esperienza occidentale di energia economica è localizzata sia nel tempo che nello spazio. Nel villaggio peruviano, pakistano o mozambicano il petrolio non è mai stato economico, neanche quando da noi ce lo buttavano dietro, fino a 10 anni fa. Italiani, e ancora più americani e svedesi, non possono assolutamente immaginarsi un mondo dove tutti usano cavallo e carro per il trasporto. Comunque questa è sempre rimasta la realtà per un grandissimo numero di persone.

Noi vediamo la realtà petrolifera come un “ora” e non come un “qui”. Basta guardare una foto del globo terrestre notturno per capire quanto ci sbagliamo.

I miliardi di abitanti in Africa che non fanno un decimo della luce del miliardo indiano. Che è sempre più buia dell’Europa con i suoi 740 milioni.

America Latina, 600 milioni di persone contro le 350 milioni di USA + Canada.

Generalizzando. Sono i produttori delle materie prime che sono rimasti senza luce.

Minipost: Brent e livello di recessione

Smanettando con il prezzo del Brent  è venuto fuori questo:

In ottobre 2011 la media mobile annuale del Brent (in $ al barile che ho dimenticato sul grafico), usando 260 gg, ha superato il picco precedente, quello che ci ha portato in recessione.

Minipost: Brent e livello di recessione

Smanettando con il prezzo del Brent  è venuto fuori questo:

In ottobre 2011 la media mobile annuale del Brent (in $ al barile che ho dimenticato sul grafico), usando 260 gg, ha superato il picco precedente, quello che ci ha portato in recessione.

Il mercato elettrico italiano, #2

Continuo dal primo post.

Per capire qualcosa sul consumo di elettricità in Italia a lungo termine, faccio come sempre cominciando da quello storico.

Grazie a Terna il compito del data mining è meno pesante del solito. Bravi. Anche se in formato pdf, ma facilmente e pulitamente trasformabile in excel senza i soliti misteriosi trasformazioni in date maya.

Il termoelettrico tradizionale è presente sin dall’inizio, ma è nel dopoguerra 1948-49 che si vede il salto di quantità. Mentre l’idroelettrica raddoppia dal 1950 al 1970 – da 20mila a 40mila GWh, nello stesso periodo il termoelettrico aumenta del 3.400%, da 2mila GWh annuali ca a 70mila.

Dopodiché l’idroelettrica rimane praticamente uguale, anche per il disastro Vajont nel 1963, mentre la termoelettrica aumenta stabilmente fino al 2007 con 266mila GWh, nel 2010 scesi a 231mila.

Dal 1950 abbiamo una crescita dell’energia elettrica prodotta lorda di ca 1.100% ca.

Il mio grafico parte nel 1950, ma era dal 1944 che Italia produceva più elettricità di quanto consumava. Nel 1983 questo trend positivo si è interrotto. Il fabbisogno nazionale ha superato la produzione, nonostante il potenziamento del termoelettrico tradizionale tra il 1986 e 1987, che copriva la perdita del nucleare.

Lo stesso anno, il 1983, parte anche sul serio il deficit con l’estero, il saldo scambi con l’estero. Tra il 1982 e il 1984 la voce “Saldo scambi con l’estero” è aumentata da 7mila a 21mila GWh:

Il peggio è stato raggiunto nel 2002 – 2003 con 51mila GWh importate. Durante questi anni è anche aumentato tantissimo il bisogno di elettricità per i servizi ausiliari, cioè la gestione della rete di trasmissione e pompaggio:

Picco sempre nel 2002 – 2003. Poi lenta discesa per i costi della gestione, e rapida discesa per i pompaggi. Dal 2003 l’elettricità prodotta è aumentata del 2,8%, mentre quella usata per i pompaggi è scesa di 58%. Senza aver trovato una spiegazione in rete, posso solo pensare che si tratta di maggiore e più efficace utilizzo di un minore numero di impianti, visto che Italia in realtà è provvista si sovracapacità.

Per quanto riguarda la popolazione invece sappiamo che è cresciuta del 25% nel periodo 1950 – 2010, da 47milioni a 59milioni. Cercando di trovare qualche rapporto interessante tra crescita popolazione e crescita produzione elettricità, ho creato questo grafico:

Sembrerebbe un classico comportamento da bolla: Prima una crescita abbastanza tranquilla, dal 1950 al 1975. Ad ogni individuo in più corrispondono 14mila KWh di aggiunta di produzione. Dal 1975 al 2002 crescita asintotica, la popolazione non va oltre i 57milioni indipendentemente da quanto cresce la produzione di elettricità. Ad ogni individuo in più corrispondono 84mila KWh. Poi il plateau, dove ci troviamo ora. Non importa quante persone arrivano sulle sponde italiane e quante ci nascono, l’elettricità prodotta è quella che è. Resta da vedere se arriva la discesa rapidissima, dove ogni anno la popolazione aumenta, ma l’energia elettrica diminusce.

Il mercato elettrico italiano, #2

Continuo dal primo post.

Per capire qualcosa sul consumo di elettricità in Italia a lungo termine, faccio come sempre cominciando da quello storico.

Grazie a Terna il compito del data mining è meno pesante del solito. Bravi. Anche se in formato pdf, ma facilmente e pulitamente trasformabile in excel senza i soliti misteriosi trasformazioni in date maya.

Il termoelettrico tradizionale è presente sin dall’inizio, ma è nel dopoguerra 1948-49 che si vede il salto di quantità. Mentre l’idroelettrica raddoppia dal 1950 al 1970 – da 20mila a 40mila GWh, nello stesso periodo il termoelettrico aumenta del 3.400%, da 2mila GWh annuali ca a 70mila.

Dopodiché l’idroelettrica rimane praticamente uguale, anche per il disastro Vajont nel 1963, mentre la termoelettrica aumenta stabilmente fino al 2007 con 266mila GWh, nel 2010 scesi a 231mila.

Dal 1950 abbiamo una crescita dell’energia elettrica prodotta lorda di ca 1.100% ca.

Il mio grafico parte nel 1950, ma era dal 1944 che Italia produceva più elettricità di quanto consumava. Nel 1983 questo trend positivo si è interrotto. Il fabbisogno nazionale ha superato la produzione, nonostante il potenziamento del termoelettrico tradizionale tra il 1986 e 1987, che copriva la perdita del nucleare.

Lo stesso anno, il 1983, parte anche sul serio il deficit con l’estero, il saldo scambi con l’estero. Tra il 1982 e il 1984 la voce “Saldo scambi con l’estero” è aumentata da 7mila a 21mila GWh:

Il peggio è stato raggiunto nel 2002 – 2003 con 51mila GWh importate. Durante questi anni è anche aumentato tantissimo il bisogno di elettricità per i servizi ausiliari, cioè la gestione della rete di trasmissione e pompaggio:

Picco sempre nel 2002 – 2003. Poi lenta discesa per i costi della gestione, e rapida discesa per i pompaggi. Dal 2003 l’elettricità prodotta è aumentata del 2,8%, mentre quella usata per i pompaggi è scesa di 58%. Senza aver trovato una spiegazione in rete, posso solo pensare che si tratta di maggiore e più efficace utilizzo di un minore numero di impianti, visto che Italia in realtà è provvista si sovracapacità.

Per quanto riguarda la popolazione invece sappiamo che è cresciuta del 25% nel periodo 1950 – 2010, da 47milioni a 59milioni. Cercando di trovare qualche rapporto interessante tra crescita popolazione e crescita produzione elettricità, ho creato questo grafico:

Sembrerebbe un classico comportamento da bolla: Prima una crescita abbastanza tranquilla, dal 1950 al 1975. Ad ogni individuo in più corrispondono 14mila KWh di aggiunta di produzione. Dal 1975 al 2002 crescita asintotica, la popolazione non va oltre i 57milioni indipendentemente da quanto cresce la produzione di elettricità. Ad ogni individuo in più corrispondono 84mila KWh. Poi il plateau, dove ci troviamo ora. Non importa quante persone arrivano sulle sponde italiane e quante ci nascono, l’elettricità prodotta è quella che è. Resta da vedere se arriva la discesa rapidissima, dove ogni anno la popolazione aumenta, ma l’energia elettrica diminusce.

Oronero con cappellino di stagnola

Tutto questo rambaradan intorno all’Iran lascia perplessi. Tutti i giornali del mondo in linea con le policy dei loro governi del niente nucleare all’Iran, e tutti i blogger del mondo in linea con l’anti-egemonia statunitense, povero Iran che non ha mai fatto niente e bla bla. Può darsi. Motivi ideologici possono certamente appesantire la bilancia da tutti e due le parti. Continua a leggere…

Oronero con cappellino di stagnola

Tutto questo rambaradan intorno all’Iran lascia perplessi. Tutti i giornali del mondo in linea con le policy dei loro governi del niente nucleare all’Iran, e tutti i blogger del mondo in linea con l’anti-egemonia statunitense, povero Iran che non ha mai fatto niente e bla bla. Può darsi. Motivi ideologici possono certamente appesantire la bilancia da tutti e due le parti.

Ma non sono così stupidi gli americani, da non capire che l’embargo non serve a niente. Lo sanno tutti che il petrolio andrà a finire in Cina. Lo sanno tutti che l’Iran non chiuderà lo stretto di Hormuz perché tanto moriranno solo iraniani e non americani. Anche se sono più preparati ora che ai tempi di Earnest Will 1987-88 e Praying Mantis quando un’incidente con una mina ha seriamente danneggiato una fregata americana, dando inizio a una profonda pulizia primaverile nello stretto di Hormuz, alla fine della quale gli iraniani hanno dovuto lasciar stare. Il risultato sarebbe lo stesso oggi.

Lo sanno tutti che l’Iran ha perfettamente ragione a sviluppare un programma nucleare, qualsiasi programma che salvi il petrolio.

Quindi resta solo da pensare che gli Stati Uniti siano contentissimi che la Cina avrà accesso più facile al petrolio iraniano, a dei prezzi più vantaggiosi. Meno pagano il petrolio, più potranno portare avanti la bolla cinese, che sembra di tenere in piedi l’intera economia mondiale. Della serie petrolio economico – inflazione minore – stipendi sotto controllo – manufattura economica – trade balance positivo – possibilità di comprare debito americano.

Tanto Europa non ha più speranza e lo sanno gli americani. Stiamo addirittura vendendo debito americano. Questo embargo è un embargo contro di noi europei.

OT: ESM e la Svezia

Giornata buia oggi.

La Svezia ha preso un’ulteriore passo per unirsi all’euro. Nel referendum 2003 gli svedesi hanno erroneamente votato No, e quindi con un po’ di pazienza e macchinazioni, passo per passo, il paese viene avvicinato alla rovina economica tramite varie porte sul retro. Continua a leggere…

OT: ESM e la Svezia

Giornata buia oggi.

La Svezia ha preso un’ulteriore passo per unirsi all’euro. Nel referendum 2003 gli svedesi hanno erroneamente votato No, e quindi con un po’ di pazienza e macchinazioni, passo per passo, il paese viene avvicinato alla rovina economica tramite varie porte sul retro.

Il leader socialdemocratico Juholt aveva tantissimi scheletrini nell’armadietto, e la stampa si divertiva a tirarle fuori, però senza che nessuno mai gli chiedesse le dimissioni. Poi, il no definitivo all’euro qualche giorno fa. Due giorni dopo, le dimissioni forzate.

Il nuovo leader socialdemocratico si chiama…aspetta un’attimo che controllo, non l’ho mai sentito nominare prima…ah, Stefan Löfven.  Il presidente di IF Metall, il sindacato dei metallurgici. Forte sostenitore dell’UE e dell’euro. Mai stato nel parlamento, mai fatto politica. Sapete già cosa penso della sdemocratizzazione.

Per convincere i socialdemocratici qualche settimana fa l’ex premier socialdemocratico svedese Göran Persson si è pronunciato in favore dell’euro nella stampa.  L’azienda di PR di Persson, e i media svedesi che lo citavano, sono stati pagati da fonti francesi.

A luglio abbiamo già detto Si a questo:

L’unione dei debiti.

Il patto per l’europa significa che banche e speculatori sul mercato di crescita monetaria/decrescita lavori nella manufattura, vengano ripetutamente salvati sulla pelle di chi paga le tasse.

ESM è totalmente legalmente immune e può chiedere le casse dello stato, del tuo e del mio, con 7 giorni di notifica, e il tuo stato e il mio devono dargli i soldi, non possono dire di no. Qualsiasi cifra.

ESM è una costituzionalizzazione dell’austerity. Le montagne dei debiti e la disoccupazione di massa cresceranno a dimensioni incontrollabili.

9 svedesi su 10 sono contrari all’Euro.