American Airlines getta la spugna, più o meno.

Ieri la storica compagnia aerea American Airlines ha chiesto di fare bancarotta sotto protezione del chapter 11. Altre compagnie che in passato non sono riuscite a reggere costi crescenti del carburante sono Delta, US Airways e United Airlines.

La compagnia ha presentato numeri rossi 14 degli ultimi 16 trimestri, ma la “chapter 11” permette di continuare le operazioni come se niente fosse. I debiti superano gli asset di 5 miliardi di dollari. Il chapter 11 permette alla compagnia di togliere benefit e cacciare dipendenti senza penali, in attesa di quel miracolo che porterebbe numeri verdi nel bilancio.

Il miracolo in questo caso sarebbe prezzi del jetfuel ai livelli del 2004, ma sono tempi che non torneranno mai più. Se le compagnie in totale nel 2011 hanno fatto 1% di margine, nel 2012 secondo la IATA, il settore sarà in perdita.

Sempre la IATA stima che in ottobre i passeggeri americani erano il 1,9% in meno rispetto a settembre. Traffico merci -4,7%.

Ci sono due scenari possibili:

  • Crisi economica e passeggeri e merci viaggiano molto meno. Negativo per il settore.
  • L’economica si riprende, il prezzo del petrolio cresce fortemente. Negativo per il settore.

E per chi crede che le compagnie sono hedgate contro il caro-carburante verso l’infinito e oltre, rileggete il post “Il fuel hedge non li salva“.

Alla fine, le poche compagnie aeree che rimarranno in piazza,  avranno prezzi proibitivi per il turismo di massa, esattamente come all’inizio della storia dell’aviazione civile. Sarà per i viaggi d’affari e per i famosi 0,1%.

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6 responses to “American Airlines getta la spugna, più o meno.”

  1. Paolo B. says :

    La fine di questo paradigma si può inquadrare in questa semplice frase: crollo della maggior parte dei mercati di massa (turismo, automotive, cosmesi, elettronica di consumo, zootecnia, ecc) e ritorno ai mercati di nicchia, ovvero per gente ricca.
    Come era prima del boom petrolifero.
    Stile di vita per noi mortali anni ’30, ’50? Ma prima di arrivarci (e se non si hanno troppe pretese è la cosa migliore da augurarsi, meglio se anni ’50) è la fase di transizione a fare davvero paura…

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  2. poldo alias marco says :

    E come fa la segretaria di 28 anni ad andare in luna di miele e in crociera ai tropici? Chi glielo dice che i viaggi dei ricchi lei non se li può più permettere perchè è una ricca non è? Quella poi si arrabbia…!!!

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  3. Filippo Zuliani says :

    Anna, dici che la bancarotta di AA e delle altre e’ stata causata dall’aumento del prezzo del combustibile. Pero’ non dici quanto pesa quel prezzo nei loro bilanci. Insomma, potrebbe anche essere un caso di cattiva gestione delle risorse o di concorrenza spietata sul mercato. O no?

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    • oronero says :

      Direi che un’azienda virtuosa regge più a lungo il prezzo del carburante in salita. Quella disorganizzata, crolla. Ma poi neanche, perché come ho scritto nel posto sul fuel hedge, il mercato del petrolio è talmente volatile che le compagnie aeree necessitano di staff a formazione alta finanza per capire quale strategia seguire.

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  4. vadee says :

    e le low cost? come fanno a stare “apparentemente” in piedi? dall’articolo si evince che il prezzo del jet fuel incide molto. dovrebbe esser lo stesso x le low cost…

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