Fine del rilascio dalle SPR

Il rilascio di Strategic Petroleum Reserves quest’estate ha reso la correlazione tra inventario SPR negli Stati Uniti e il prezzo spot del WTI ancora più alto, 0.87 (da 0.86 a fine giugno). Una correlazione alta indicherebbe che più viene stoccato nelle SPR, più alto sarà il prezzo WTI. È già successo varie volte nel passato che lo SPR fosse stato usato per correggere un prezzo che evidentemente veniva considerato troppo alto.

La prima volta durante la guerra del golfo. La seconda volta nel 2000, senza cartellino nel grafico, perché non c’era un evidente motivo. OPEC aveva aumentato la quota ben quattro volte in un anno senza che il prezzo scendesse. Questo perché la crisi asiatica aveva distrutto domanda, seguito da un taglio della quota OPEC nel 1998 per riportare i prezzi a un livello normale, e una ripresa dei prezzi dal 1998 al 1999. Ma neanche 3 milioni di barili in più al giorno tra il 1999 e il 2000 ha mosso il prezzo sotto i 25$, ci è voluto la SPR, e ulteriori 500mila di quota OPEC.

Poi l’Uragano Katrina, la crisi finanziaria del 2008, e infine la minaccia di recessione di quest’estate.

Nel novembre del 2001 qualcuno deve aver raccontato a Bush jr di peak oil, infatti ha deciso che la SPR sarebbe stata riempita completamente, traguardo raggiunto in febbraio 2010 con 726 milioni di barili. Il paese più potente e ricco del mondo ha impiegato 8 anni e 3 mesi per aggiungere altri 10 giorni di consumo, arrivando a una riserva strategica totale di 40 giorni.

Le ending stocks escluse le SPR dovrebbero avere una correlazione negativa con il WTI, perché più rimane nei magazzini a fine giornata, meno domanda c’è stata, e di conseguenza il WTI dovrebbe scendere. Invece c’è come prima una debolissima correlazione praticamente zero. Come dire, il prezzo WTI non c’entra niente con le ending stocks. Ovviamente si può trattare di una capriola logica mia. Possono essere due le forze che influenzano quella correlazione. Quella prima descritta, che darebbe una correlazione negativa. E poi una positiva: Prezzi spot alti lasciano i magazzini pieni. Due correlazioni che si estinguono. Il solito problema della gallina e l’uovo.

Invece leggiamo tutte le settimane che gli inventories sono scesi/aumentati e poi leggiamo che il prezzo di conseguenza è aumentato/sceso. Si seguono bene:

Ma veramente soltanto perché le “Ending stocks di crude oil and petroleum products” contengono le SPR.

Escludendo le SPR la correlazione dovrebbe essere negativa, invece non c’è proprio, come detto prima, soli 0,09:

Continuo convinta che i grandi aumenti di prezzo possono in parte dipendere da grandi aumenti di inventario. Non solo negli Stati Uniti, ma in tutto il mondo, soprattutto la Cina.

Infatti, con un po’ di ritardo dopo la fine del rilascio dalle SPR a metà settembre, il prezzo WTI ha ripreso a camminare.

Si leggono sempre più spesso articoli da negativi a molto negativi sulla Cina. Se loro dovessero smettere di accumulare, o addirittura rilasciare petrolio dalle riserve per aiutare l’economia, potremmo vedere scendere velocemente il greggio.

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One response to “Fine del rilascio dalle SPR”

  1. marco says :

    La Cina: siamo sicuri che non stia semplicemente accumulando riserve come investimento alternativo ai Bot USA?
    Se è cosi’ gli acquisti rischiano di procedere indipendentemente dal ciclo economico, semplicemente in funzione della esagerata esposizione cinese sul debito pubblico USA.

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