Non ci stiamo certo annoiando, no*

Via Zerohedge  arriva la notizia che ora anche un broker di obbligazioni ha deciso di usare il trucco dei broker di materie prime, cioè lavorare sui margini. Abbassi i margini, aumenti il rischio, aumenti i margini, abbassi il rischio. LCH pare abbia aumentato il margine iniziale per il trading sulle obbligazioni a 11,65% da 6,65%. È quasi un raddoppiamento.

Si vede che vogliono eliminare player deboli prima che questi vadano in bancarotta.

agg. ore 13.07: ho visto solo ora che anche MSM IlSole ha parlate del margin hike LCH. Più comprensibile per chi preferisce l’italiano. BTP 10 anni a 7,45. Tristezza.

Ma i bond sono roba serissima, capaci di fare o rovinare un paese. Da oggi la yield curve italiana, la curva di rendimento, presenta un flatline.

Come già detto altre volte, un mondo tranquillo presenta una curva in ascesa, come quelli tedeschi, dove i bond a breve termine rendono pochi interessi, costano tanti, ma sono anche praticamente privi di rischio. Per investire i soldi a lungo termine l’investitore deve essere premiato con degli interessi più alti. Il rischio più alto per un bond lungo viene dal rischio inflazione e dal rischio default.

Nota. La banca centrale europea ha come unico compito il controllo dell’inflazione, mai più alto di 2%. Ma l’inflazione non è quella vera, definita come la quantità di moneta in giro, ma invece la consumer price index, un paniere di prodotti facilmente manipolabili. Per convincerci che l’inflazione CPI stia sotto i 2% la BCE cerca di dichiararci idioti, spiegandoci che non bisogna certo guardare il prezzo della benzina e del pane. Ci sono anche gli schermi piatti. Ogni anno più economici. Basta quindi ogni anno comprare uno schermo piatto, magari anche volando in Thailandia, e fare altre cose che si sono deprezzate, per godere di questa bassa inflazione.

Una curva invertita invece, come quella della Grecia, può significare o che i bond a lungo termine sono talmente a forte richiesta che quelli a breve termine costano meno (e rendono di più), o, come penso sia il caso della Grecia, che il paese stia per ristrutturare i debiti, un termine più gentile per “bancarotta”, e che quindi i bond brevi non valgono più niente. Perché spero veramente che non ci sia nessuno che crede che comprando bond greci a un anno riesca a farsi un bel 221%. Sarebbero i soldi più facili dell’universo. Sempre che tu riesca a comprartene uno. Interessante questo, mi viene voglia di andare in banca e chiedere se mi vendono bond grechi.

Mentre si aspetta che i mercati decidano se un paese è solido o meno abbiamo allora un flatliner, la linea piatta. Gli interessi sono più o meno gli stessi lungo tutta la curva. È una situazione transitoria, sappiamo che prima o poi gli interessi cambiano, ma non conosciamo la direzione.

Abbiamo visto durante i mesi che più si faceva acuta la crisi in Grecia, più si invertiva la yield curve, mentre investitori vendevano quelli a breve termine molto più velocemente di quanto vendevano quelli a lungo termine.

Se la BCE compra BTP lunghi (abbassandone il rendimento) più di quanto compra brevi bond, per rassicurare i mercati sulla solidità lungo termine, la curva potrebbe invertirsi. Ma con interessi bassi sul decennale, altri investitori, privati forse, potrebbero decidere di rinunciarci perché non c’è un premium per il rischio maggiore dei BTP lunghi.

Diventa un circolo vizioso in cui un grande investitore istituzionale, comprando bond lunghi per rassicurare i mercati, è più forte degli investitori piccoli istituzionali e privati, che non riescono a comprare bond brevi alla velocità necessaria per creare una curva in ascesa.

Lo sbilancio creato dalla BCE, che non dovrebbe affatto interferire, diminuisce la fiducia dei mercati che poi su tutta la linea richiedono meno obbligazioni, spingendo gli interessi in sù. Etc.

La dinamica me l’immagino piú o meno così:

Debito astronomico di un paese -> BCE compra bond per tenere gli interessi bassi -> Il mercato vede che la BCE interviene, e pensa, ma cavolo qua stiamo rischiando -> Il mercato vende bond lunghi sul rischio default, che si deprezzano, aumentando i tassi -> A un certo punto i tassi sono talmente alti su quelli lunghi, cioè 6,5% per esempio, che i mercati perdono fiducia nel paese -> I mercati vendono i bond brevi, che si deprezzano, aumentando i tassi -> I mercati capiscono che i tassi alti sui bond brevi non saranno mai rispettati -> I mercati vendono ancora più i bond brevi -> Il paese non potrà pagare gli interessi -> Default.

È una questione di fiducia. Quando non c’é più quella, la maglia si disfa. Dopo l’Italia toccherà a qualcun’altro.

agg. ore 13.10: Noto anche con un certo piacere che MSM IlSole ha alzato il tetto per quanto riguarda parole ammesse negli articoli. Penso di non aver mai visto prima un onesto “pericolosissimo“.  Go, IlSole!

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*Si tratta di un aspetto psicologico della contrazione che non sono pronta a spiegare, ma che ho intuito in tutti i blogger peak oil.

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2 responses to “Non ci stiamo certo annoiando, no*”

  1. poldo alias marco says :

    Penso che il prossimo stato a venire stritolato dalla speculazione che venderà titoli del debito pubblico a piene mani, svilendone i corsi ed aumentanto i rendimenti, il prossimo stato ad essere umiliato sarà la Francia.
    La Francia sarà sfondata durante la campagna elettorale, i Francesi piangeranno come quando Hitler sfilò a Parigi tanti anni fa.
    L’orgoglio dei Francesi ne soffrirà, pazienza…

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  2. eccoGodot says :

    Penso che l’Italia sarà l’ultimo stato ad essere investito totalmente dalla crisi tra spread, bond e borse. Il meglio la speculazione l’ha data con la Grecia ma è difficile ci sia il default dell’Italia, la scrolleranno e sfrutteranno fino a farci tutti i dollari, sterline, euro possibili, ma dubito molto riescano a buttarla giù. Penso che il prossimo giro sarà differente, saranno le monete la frutta da roccogliere quindi in Europa vedo la difficoltà della Gran Bretagna. In un mondo di masse monetarie che lottano per il predominio la sterlina ha protezioni deboli. E’ può darsi che da lì nascano altre valide ragioni politiche per rilanciare l’Europa

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