Da domani Nord Stream

Ed ecco l’orso che si sta svegliando. Domani verrà inaugurata ufficialmente la prima pipeline gas nel Baltico tra la Russia e la Germania.

Presenti: Merkel, Medvedev, il premier francese Fillon e il premier olandese Rutte. Dopottutto è un impresa russo-tedesco-franco-olandese. La seconda parte è ancora in costruzione ma sarà pronta per la fine dell’anno prossimo.

Quando sarà tutto pronto ci resterà da vedere se l’elettricità in Svezia costerà meno, come ci ha ripetutamente promesso la lobby per il gas fossile in Svezia. La Svezia sotto l’influenza di questa lobby ha raddoppiato il consumo da 0,7 a 1,4 Mtoe in soloi due anni. Per ora importa tutto dal piccolo produttore Danimarca, che ha piccato con 9,4 Mtoe nel 2005, diminuendo la produzione di 22% fino al 2010, a 7,4 Mtoe. Prezzi in discesa allora improbabili, visto che il resto dell’Europa che già oggi riceve gas dalla Russia lo paga più della Svezia.

Questo perché in realtà il progetto Nordstream è una costruzione di politica estera di sicurezza russa che permetterà di interrompere la fornitura di gas agli paesi dell’Europa dell’Est a volontà quando gli serve. Il Helsingin Sanomat ha descritto la situazione alla perfezione due anni fa. Le pipeline onshore attraversano Estonia e Ucraina che spesso sono in conflitto con la Russia. Costruende le pipeline in mare, in acque territoriali finlandesi, svedese e danesi, la Germania e la Francia sperano che questi conflitti non peseranno sulle esportazioni verso il resto dell’Europa, ovvero loro stessi. Poi le pipeline attraversano anche la Belorussia, che a giugno dell’anno scorso ha interrotto il transit del gas russo, per un debito dei russi di 217 milioni di dollari, mentre la Belorussia doveva 190 milioni di dollari alla Russia. Entrambi i paesi si rifiutavano di pagare, il Belorussia certamente perché non aveva più un soldo in banca.

Oltre alla sicurezza energetica, la nuova pipeline in acque internazionali da alla Russia un alibi perfetto per circolare indisturbati nel Mare Baltico con navi e sottomarini. Non che non circolano già indisturbati con navi e sottomarini, ma in futuro lo faranno con un mandato dei paesi europei dipendenti dal gas russo.

La non-negoziabile necessità dei russi di circolare indisturbati è stata dimostrata tante volte. Ma un episodio è stato più particolare dei soliti esercizi militari che sfiorano sempre le frontiere scandinave. Due anni fa c’è stato un sequestro da parte di pirati, di una nave (link in svedese) sotto bandiera maltese, con staff solo russo, in acque territoriali svedesi. La Svezia, da tempo impossibilitata a difendersi per lo smantellamento della difesa, ha dovuto accettare, con la coda tra le gambe, che una nave russa salvasse i marinai russi.

Solo che non si è mai capito perché la nave russa fosse così comodamente piazzata nelle vicinanze, e perché la nave maltese già prima del sequestro si è rifiutata di far vedere uno dei lati della nave, e poi dove sono finiti i pirati dei quali si è persa ogni traccia.

In ogni caso, chi crede che il gas diventerà più economico a lungo termine, o crede nello shale gas europeo, o non ha mai sentito parlare di peak gas. A differenza del peak oil che impatta tutto il pianeta nello stesso momento, peak gas almeno a medio termine è una questione regionale. La tecnologia LNG si sta diffondendo ma non mi sembra che stia rivoluzionando il mercato.

Europa ha già visto il suo picco di produzione.

Dati BP.

All’inizio degli anni ’70 la produzione era di pochissimo più bassa del consumo. Lentamente si è riusciti a triplicare la produzione, ma dal 2004 la produzione è scesa di 7,6% o 20 Mtoe.

Ma la cosa importante è che in Europa ormaio il consumo è quasi il doppio della produzione, nonostante la presenza di due grandi produttori come la Norvegia e l’Olanda. Per quanto riguarda la Norvegia, il Oljedirektoratet ha già ammesso che il team di Aleklett aveva ragione quando prevedeva un picco della produzione nel 2020 ca seguito da un rapido declino. La produzione norvegese sta anche lentamente migrando a nord, sempre più vicino alla Russia e il mare di Barent.

Ma per ora, tutto bene:

Anche l’Olanda è ancora esportatrice:

Stanno producendo più o meno la stessa quantità ormai da 30 anni, neanche aumentando tanto il consumo. Lo stato olandese ha dichiarato che peak gas nazionale è avvenuto nel 2007 e che il paese diventerà importatore nel 2025.

La Granbretagna ha fatto il contrario:

Si sono sparati nel piede da soli, consumando 2,5 volte l’Olanda, e non investendo in nucleare o rinnovabili in tempo, e poi non investendo in efficienza energetica.

E ci dovrebbe salvare la Russia?

Produzione piatta da 20 anni. Almeno il consumo è sempre rimasto uguale. Ma il paese soffre dello stesso problema della Norvegia. Quando i vecchi giacimenti si esauriscono, devono esplorare zone sempre più lontane e climaticamente più complicate. Si dice addirittura che non riusciranno a riempire sia South che North Stream e che la versione South sia più che altro un bluff per tenere Ucraina alle strette ed evitare che gli europei si costruiscano altre pipeline da soli.

La Russia nel 2010 produceva 589 miliardi di metri cubi. Di questi solo 175 mld sono stati esportati, il 29%. Questo rapporto è anche in lento declino:

-4% in dieci anni. Quando la produzione russa comincerà a diminuire, l’esportazione soffrirà subito. Si cancellerà dalla lista prima i clienti meno abbienti, cioè tutti i paesi della vecchia Europa dell’Est. Rimangono per esempio i clienti raggiungibili con il Nord Stream. Chissà se la Svezia avrà qualcosa da offrirgli.

Due anni fa il CEO della Gazprom diceva che la produzione si trovava su un plateau e che non si sarebbe andati oltre il livello del 2007 – 2009. Se mettiamo che il plateau finisce nel 2020, e da li in poi si avrà un declino di 3% all’anno, mi viene che il 2029 è l’ultimo anno di esportazione di gas russo.

Tag:, , ,

7 responses to “Da domani Nord Stream”

  1. Pinnettu says :

    Consumi di gas che in Europa sono destinati comunque a crescere. Indipendentemente dalla situazione economica (salvo apocalisse finanziaria naturalmente).

    Nei prossimi anni ci sarà da rimpiazzare tutta la produzione di elettricità da nucleare di quei paesi che stanno programmando di abbandonare in toto o in parte il nucleare.
    E volendo c’è pure una residua produzione di elettricità da centrali a oli combustibili, anchessa da rimpiazzare.

    Di sicuro avremmo prezzi in rialzo. Forse però la Russia ancora per un discreto numero di anni sarà in grado di soddisfare il fabbisogno.
    Almeno a voler prendere per buoni i dati sulle riserve, che parlano di 45 trilioni di metri cubi.

    Mi piace

    • oronero says :

      Il trillion americano-inglese-portoghese etc è il nostro bilione. 10^12, o mille miliardi.
      Indubbiamente hanno tutto quel gas, e anche un R/P-ratio di 74 anni o qualcosa del genere. Ma non riescono per ora ad aumentare la produzione. In futuro?
      Certo è che lo useranno come arma, perché tutta l’Europa sarà totalmente dipendente dalla Russia.

      Mi piace

      • Pinnettu says :

        Si, distrazione mia. Avrei dovuto scrivere 45 trillion, oppure 45 bilioni.

        Certo che la Norvegia, come per il petrolio, ha un tasso di sfruttamento delle riserve come nessun’altro.

        Con appena 2 bilioni di m/c di riserve, produce 106 miliardi di m/c, contro i 590 della Russia che però, come dicevamo, ha riserve venti volte più grandi. Oppure il Qatar che estrae la stessa quantità della Norvegia, pur avendo riserve dieci volte più grandi.

        Solo problemi di tecnologia? Oppure i paesi nord-europei, sono stati meno lungimiranti degli altri che vedranno la loro produzione durare più a lungo, proprio negli annni in cui ci sarà scarsità?

        Mi piace

  2. Paolo B. says :

    Ma se tutte le produzioni analizzate sono o in declino, o in plateau, come diavolo si può parlare di aumento dei consumi nel futuro? Forse pensando ai giacimenti africani? Libici ed algerini per inciso? Con lo shale gas messo quasi in fuorigioco dalle dimostrate connessioni fracking/eventi sismici (oltre che dagli alti prezzi di estrazione), quale opzione resta per “aumentare i dannati consumi”?

    Paolo B.

    Mi piace

  3. fausto / fardiconto says :

    E per noi italiani che senso ha parlare di consumi di gas? Cosa offriremo in cambio? Non abbiamo più niente, a parte buona acqua, buona terra, sole, vento e….beh, forse qualcosa ce l’abbiamo.

    Mi piace

  4. Pinnettu says :

    @ Paolo

    Beh…il gas non è ancora in prossimità del picco.

    Sarà giocoforza necessario rimpiazzare l’elettrico da nucleare nei paesi che lo stanno abbandonando e dirottare per quanto possibile alcuni consumi dal petrolio al gas.
    Ecco perchè i consumi di gas negli anni immediatamente davanti a noi saliranno, e con lui i prezzi. Il gas è ancora nella fase di salita della produzione.

    Quanto allo shale gas, occhio che negli USA ha fatto faville. Magari quasta sbornia di nuovo gas non durerà oltre il decennio ma ha decisamente spostato in là nel tempo il tracollo della produzione locale, tanto che oggi gli USA sono il primo produttore mondiale, e hanno abbandonato i programmi di importazione di gas liquefatto.

    Ricordate poi che a fronte di un calo dei consumi nei paesi OCSE, ci sono altri paesi che continuano ad aumentare i consumi.

    Questo vale anche per il petrolio, la cui domanda nel corso del 2011 stà facendo registrare il nuovo record storico.

    Poi fra 5 ani sarà tutto verossimilmente diverso, ma oggi è così.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: