Martedi nero

Giovedi sapevo di avere ragione. Venerdi pure, anche quando i mercati hanno überreagito di gioia. Poi pensavo che le borse avrebbero messo qualche settimana a capire cosa significa il hair cut di 50, o meglio, minimo 50% sul debito greco.

Cioè un grandissimo credit crunch. In italiano: scenario deflazionistico, o semplicemente molto meno soldi in giro da spendere sulla borsa.

Secondo wikipedia di solito avviene quando si alzano i tassi d’interesse per raffreddare l’inflazione. Ma va benissimo anche la bancarotta, negata o ammessa che sia, di uno stato.

Solo che poi è arrivato uno cigno nero, del tutto inaspettato. G-Pap vuole rispettare la democrazia e farà scegliere ai greci se vogliono tagliare pensioni, lavorare più anni, e pagare le tasse. In realtà vuole salvare il governo di questa Grecia diventata ingovernabile.

ZH ironizza sulla dicitura del referendum:

If it is ‘do you want to accept the latest bail out plan’ then the answer will be a resounding no. If they word it so it says ‘do you wish to remain in the Euro zone’ then the answer will be a resounding yes.

Fra 10 minuti, alle 16, inizia la riunione di emergenza sul referendum.

Ma per me è comunque strano che le borse reagiscono così forti su una notizia greca, dopo un anno e mezzo che arrivano notizie greche che poi dopo una settimana vengono smentite.

E infatti ci sono tante altre notizie economiche che hanno aiutato a dipingere questo martedì di nero.

Per esempio una possibile perdita di fiducia di investitori nelle loro banche d’investimento. MF Global non è certo una Lehman, responsabile del credit crunch del 2008, ma è guidata da una persona considerata capace, un ex-governatore campo democratici, ex Goldman Sachs. Più o meno come un Prodi.

E più o meno come un Prodi avrebbe potuto reagire, era sicurissimo che i problemi in Italia e Spagna si sarebbero risolti, e ci ha scommesso pesantemente, investendo 6,3 miliardi di dollari del capitale della banca.

MF Global era un primary dealer, una delle pochissime banche che può trattare direttamente con la Federal Reserve. Rispettabilissima. Poi per coprire i buchi ha usato $700 milioni degli investitori, cosa totalmente vietata, e che ha causato la defezione di IB, il possibile compratore della MF Global.

Troppo poco per creare un credit crunch a livello globale, se non fosse per la possibile spiegazione che oggi a livello globale, chi ha potuto ha chiuso con le banche d’investimento.

Altre notizie negative per le borse riguardano la Cina dove il PMI – purchase manager’s index – è entrato a 50,4 invece degli aspettati 51,8. Sotto 50 significa contrazione. Non ci siamo ancora, ma quasi. La Cina sta rallentando.

E poi ovviamente l’OCSE che ha deciso di dire la verità sulla crescita europea, cioè che non esiste, e che alcuni grandi economie europee potrebbero contrarre del 5%. Da 2% di espansione indovinati precedentemente ora si indovinano un 0,3% di crescita durante il 2012.

Ovviamente tutto questo si traduce anche in un flight to security, per esempio comprando yen e obbligazioni tedeschi. Il governo giapponese ha dovuto comprare dollari massicciamente per proteggere la propria valuta dal rinforzarsi troppo, e un po’ ovunque si vendono altre obbligazioni per comprare Bund. Per esempio in Italia:

Alcuni dicono che sia 7% la soglia del non ritorno, altri che basterebbero 6,5%. In ogni caso oggi il decennale italiano ha toccato i 6,3%, oltre i 6,2% toccati a luglio quando la BCE ha cominciato a comprarli per non far affondare l’economia italiana.

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11 responses to “Martedi nero”

  1. poldo alias marco says :

    La Grecia fa benissimo a rifiutarsi di pagare il 100% del suo debito pubblico. La BCE gli ha comparato i titoli per sostenerli? Il FMI gli ha prestato i soldi pure lui? Sarebbero creditori privilegiati? Ciccia, nessuno prenderà più una lira, hanno tirato la corda finchè hanno potuto ma adesso dicono: “Lavora somaro di un Tedesco, io non ti ridò una lira. Mi cacci dall’euro? Meglio, svaluto, pago in dracme i miei creditori e tu continua a lavorare fino a 73 anni nella tua fabbrica a Francoforte o negli uffici illuminati al neon, perchè io me ne frego vado al mare e finchè c’ho i pezzi di ricambio giro in BMW, le rate le pago col piffero. Fammi guerra pivello!”

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  2. luca says :

    L’ho detto e lo ripeto, stiamo vivendo la versione finanziara e high tech dei cannoni d’agosto, lo snervante mese di trattative e mobilitazione che nel 1914 segui l’attentato di saraievo. Questa volta non saranno le trincee sul carso a rovinare una generazione ma una serie di svalutazioni e proteziinismi che si mangeranno meta’ del nostro tenore di vita. L’e’ El di’ de morte, alegher

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  3. andreaX says :

    Ma che senso ha fare un referendum quando non ci sono più altre alternative?, o così o niente

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  4. medo says :

    Post ancora una volta da incorniciare. Aggiungo che il trend della volatilità S&P500 segnalava già da luglio un deciso mercato “bear”, con immensa deflazione… “Solo” due anni fa ebbi modo di conoscere per caso un impiegato della BCL, Banca Centrale Lussemburgo, secondo i loro modelli “interni” ‘(non segreti, ma riservati), l’Euro non aveva tre anni di vita, nel senso che almeno due paesi, uno di rincalzo (Grecia?) ed uno fondatore (Italia?) avrebbero prima insinuato il dubbio e poi fatto crollare l’unione finanziaria, poi quella bancaria e poi quella economica di tutta l’Europa. Con esiti anche militari……………. Oggi vediamo che non avevano torto.

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  5. fausto / fardiconto says :

    Il tutto perché non vogliamo ammettere che dobbiamo consumare meno nafta!

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    • Pinnettu says :

      Peggio, si spinge per consumarne ancora di più 🙂

      La cosa più grave della faccenda è che in nessun modo si mete in discussione l’impalcatura economica/finanziaria. Non c’è un solo accenno alla necessità di trovare alternative.

      L’unca soluzione che si propone è quella della “ripartenza”, con gli stessi meccanismi che hanno portato l’economia allo stato attuale.

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      • medo says :

        C’è anche da aggiungere che un barile risparmiato oggi, è un barile non trovato domani… Mai come oggi c’è bisogno di investimenti nel settore petrolifero, sia per mantenere la gittata produttiva del rimanente sia per tenere vivi i nuovi progetti. Ogni barile venduto è vitale per incamerare denari e spenderli in materiali, prospezioni, nuovi scavi. E’ lo scenario della caduta produttiva: alti prezzi e bassi consumi distruggono gli investimenti e la curva al ribasso si inclina sempre più…

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  6. Pinnettu says :

    Sono mesi che cerco di comprendere un aspetto particolare della crisi.

    Passata (per il momento?) la prima fase che ha visto come protagonista il possibile credit crunch e fallimento a catena delle banche, ora i problemi sono del debito sovrano dei paesi dell’area euro.

    Un giorno si e l’altro pure si ricorda che la moneta europea potrebbe essere travolta e venire addirittura messa in discussioone.

    Possibile, financo probabile a voler essere particolarmente pessimisti.
    Ma allora perchè l’euro continua a godere di buona salute e a scambiare sul mercato delle valute su livelli di tutto rispetto?

    In particolare, il cambio con il dollaro è a 1,38. Perfettamente in linea con la media degli ultimi cinque anni.
    La sterlina scambia a 0,86. Decisamente sopra la media degli utlimi anni.

    Altresi, c’è stato un indebolimento contro il franco svizzero che però tende sempre a rafforzarsi nei periodi di crisi.

    Insomma, una strana contradizione.

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    • Luca says :

      Il franco svizzero andava come un treno verso la parità con l’euro ma il governo svizzero (spaventato dai riflessi sull’economia interna che stava per essere strangolata dalla forza del franco) ha fissato un cambio arbitrario a 1,2 €. Si partiva da 1,1-1,12, quindi praticamente ha svalutato dell’8% circa.
      Ancora una volta uno stato sovrano, che non ha ceduto il proprio diritto fondamentale di battere moneta, ci ha mostrato che enorme errore sia stato l’euro.
      Era il 6 settembre, già il tono del comunicato misurava la distanza che esiste tra uno stato nazionale e noi euroschiavi: «Da oggi, la Banca nazionale svizzera NON TOLLERERA’ più un corso inferiore a 1,20 franchi per un euro sul mercato dei cambi. La BNS darà prova di tutta la DETERMINAZIONE necessaria per assicurare questo corso minimo ed è pronta ad acquistare divise in quantità illimitata»

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  1. Martedì Nero | Martedì Nero - 1 novembre 2011
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