Invece delle tasse…

Gli italiani saranno costretti a comprare gli immobili dello stato, e altri asset come Eni, Enel, Terna e BancoPosta, in forma di quote di fondi o azioni SpA. Paolo Panerai, lo storico editore di Milano Finanza, sta premendo da varie puntate sulla secondo lui innovativa soluzione che salverebbe il paese.

Il successo dipenderebbe dalla grande volontà degli italiani di essere ulteriormente tassati:

Il sentimento di molti italiani è netto: pur di vedere il Paese uscire dalla crisi attuale, pur di tornare a vedere il futuro con ottimismo sono pronti ad accettare anche l’imposizione di una tassa patrimoniale, un contributo, come ragionano in molti in tutti gli strati sociali…

Pulitissima retorica da guerra, nell’immagine degli italiani che si tengono tutti per mano.  Panerai però è consapevole che non è possibile identificare i patrimoni, e che quindi una patrimoniale è impraticabile, oltre agli effetti negativi che avrebbe sui consumi e quindi su produzione industriale e posti di lavoro.

Ma il sentimento nazionalista degli italiani non va sprecato:

Ma non va neppure sprecata l’opportunità, che il sentimento di molti italiani offre, di essere pronti a dare un contributo importante per tagliare drasticamente l’enorme debito pubblico, il vero cancro del Paese, che obbliga l’Italia e gli italiani a dover soggiacere a direttive di arroganti governanti tedeschi.

Liberiamoci pure da quei dittatori tedeschi. Ma come?

E proprio nell’ambito dell’associazione “L’Italia c’è”…, è maturato un altro progetto che può consentire di cogliere la volontà di contribuire degli italiani con un esborso una tantum, ma appunto non una tassa patrimoniale. Bensì un acquisto forzoso di asset dello Stato da inserire in un fondo o in una società per azioni.

Visto che gli italiani stanno scoppiando di voglia di salvare il paese dai tedeschi sarà facile costringerli a acquistare gli immobili, in forma di fondi, anche se in teoria questi immobili sono già in loro possesso e gli italiani pagano tasse per mantenerli.

Ancora un po’ di retorica visto che Panerai non risparmia sulla dinamite:

Oggi, per la drammatica crisi in cui si trova il Paese e soprattutto per il sentimento diffuso fra i cittadini di essere disponibili anche a pagare una tassa patrimoniale pur di determinare una svolta, esistono le condizioni ideali per un’operazione forzosa

Cioè costringere gli italiani, basandosi sulle loro dichiarazioni dei redditi, a comprare quote di fondi o azioni SpA, costruite sugli asset dello Stato.

Praticamente si tratta di scambiare i creditori stranieri, oggi al 47%  in possesso del debito pubblico italiano, con creditori nazionali, cioè il popolo italiano. Man mano che scadranno le obbligazioni verranno pagate con i soldi rientrati in questi fondi o SpA, e i creditori non saranno più stranieri, ma italiani.

Un po’ come in Giappone, dove la popolazione è in possesso di 90 o qualcosa % del debito pubblico. Solo che loro non sono stati costretti.

Soprattutto si vorrebbe costringere i proprietari dei ca 120 miliardi di euro rientrati sotto lo scudo di acquistare per il 10% di questo valore, cioè 12 miliardi di euro. In questo modo si raggira l’obbligo di non tassare i patrimoni rientrati. Questo per calmare le anime oneste che hanno sempre pagato le tasse.

Poi Panerai spiega che non si tratta affatto di una tassa:

Ma appunto con lo schema, che sta per diventare articolato di legge, non si tratterà di un prelievo ulteriore dalle tasche di chi già denuncia correttamente il proprio reddito ma di un investimento obbligato, che se saranno seguite regole di corretta gestione privata (ed è ovvio che gli amministratori del fondo o della spa non potranno che essere eletti dai detentori di quote o azioni) potrà diventare profittevole.

Profittevole? Siamo di fronte a 20 anni di recessione se non recessione eterna, e questi vogliono farci credere che gli italiani ci guadagneranno. Il FTSE MIB è in caduta dal 2007, il mercato immobiliare fermo.

Nell’articolo da me trovato in rete, e che fa parte dell’editoriale di MF di questo sabato, non c’è però scritto quello che Panerai dice nell’intervista Class CNBC e pubblicata su MF: Che si vorrebbe

una mobilitazione che riguarda il patrimonio immobiliare degli italiani, accumulato negli anni anche grazie a esenzioni 25ennali dalle imposte.

In altre parole, è ora di pagare le tasse. There is no such thing as a free lunch.

Andrea Monorchio, ex-ragionere dello Stato, dice che solo gli immobili della classe media (quella classe che pagherà) valgono 4.500 miliardi. Se il 10% di questo verrà dato, certamente volontariamente, in cambio di titoli di stato, garantiti sia dallo stato che dal loro proprio valore in quanto immobili senza mutuo, si sostituiscono altri 450 miliardi di debito in mano agli stranieri (leggi tedeschi) con debito in mano agli italiani stessi.

Il proprietario riceverebbe il 1% sul patrimonio dato e la garanzia di non pagare imposte immobiliari più alte in futuro. E ci credo, visto che gli immobili varranno sempre meno.

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8 responses to “Invece delle tasse…”

  1. medo says :

    Una patrimoniale del genere ci porterebbe verso il modello del Giappone (e che sarà il modello degli stati europei nel dopo-Euro), il quale per la crescita industriale prima e dei servizi avanzati poi ha indebitato privatamente e pubblicamente se stesso oltre la sostenibilità e da decenni. Alla crescita attuale il Giappone ha 200 anni per ripagare il proprio debito a se stesso… Chiaro che non lo potrà fare mai. Il problema è che anche il Giappone che ha utilizzato questi trucchetti ora 2011 è assolutamente in crisi come un qualsiasi “vecchio” paese europeo, per differenti ragioni ed urgenze, ma è un paese in cui cresce e di poco solo il terziario (per di più solo quello avanzato) mentre tutto gli crolla attorno ed un terzo del fabbisogno alimentare è importato… E bisogna e bisognerà mangiare almeno una volta al giorno, anche se sei un giapponese mingherlino… Per evitare una fine orrenda nella malattia. Ma riusciremo ad evitarla?

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  2. andreaX says :

    Gli immobili sono ancora un investimento valido qui in italia.

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  3. musli says :

    Credo che la festa sia finita..,
    Questa estate mi sono impegnato a ridurre i consumi della mia casa -20%corrente -20%acqua e -10%gas con una serie di accorgimenti tecnici ma con gli aumenti costanti del 3-4% l anno tra 3-4 anni saro di nuovo a zero…
    Litalia è un paese strano,secondo il rapporto consumi e distribuzione della coop (http://www.e-coop.it/portalWeb/stat/docPortale/doc00000096107/true/rapporto-coop-2011—consumi-e-distribuzione.dhtml in basso il pdf che consiglio a tutti di leggere) sono calati del 10% la vendita di piatti e posate di plastica mentre (non è la coop a dirlo)sono aumentate del 20% le giocate alle lotterie rispetto all anno scorso.

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  4. poldo alias marco says :

    Dalla sinistra mi aspetto le misure più odiose, quelle veramente da lacrime e sangue. Ma il problema è che tali misure serviranno solo a finanziare la spesa pubblica, mentre invece avremmo bisogno di una ondata di licenziamenti brutali in tutti i settori, scuola sanità università servizi sociali dipendenti pubblici (statali comunali provinciali).
    Tagli alle pensioni tutte, castrazioni.
    Si, castrazioni perchè chi fa i figli e poi si lamenta che non ha i soldi va castrato.

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  5. Anonimo says :

    Salve, cosa ne pensi della vecchia storiella che gira per mail o sui vari social a riguardo alcuni semplici passi di noi consumatori per far diminuire il prezzo della benzina non comprando più la stessa da SHELL O ESSO le due più grandi compagnie così obbligandole ad abbassare il prezzo. Non sono in grado di pronunciarmi, ma mi sembra improponible. Chido in primis se il prezzo della benzina in Italia è “giusto” ossia se c’è concorrenza e c’è una corretta remunerazione o siamo in una forma di monopolio? Seconda domanda è quelal appunto su questa storiellina che gira da alcuni anni :https://www.facebook.com/pages/APRITE-GLI-OCCHI-COME-AVERE-LA-BENZINA-A-META-PREZZO-/192707867437726 è attuabile una strategia così?

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  6. Pinnettu says :

    Quella del boicotaggio di una o più compagnie è una storia che gira da anni ma non ha senso alcuno. Per almeno due motivi principali:

    1. Il prezzo della benzina, così come del gasolio, non lo decidono le singole compagnie, bensì vengono determinati giornalmente sui mercati finanziari. Nel caso delll’area del Mediterraneo le quotazioni a cui fare riferimentio sono quelle dell’indice “Platts Cif Med”.
    Attorno a questa quotazione le singole compagnie stabiliscono il loto prezzo consigliato per i distributori della loro rete. Va da sè che le compagnie compreranno dalle raffinerie ai prezzi indicati dai mercati finanziri e non al prezzo che preferiscono loro.

    2. Strettamente collegato al primo, il secondo motivo dell’inutilità del boicotaggio è dovuto alla raffineria di approvoggionamento. In una determinata area geografica tutte le compagnie si riforniscono dalla raffineria più vicina che può essere indipendente dalle compagnie petrolifere o addiritura, di una compagnia concorrente.

    L’unico margine di discesa dei prezzi è quello legato ai margini di proffitto dele singole compagnie, in sostanza, in questi anni, quei circa 10 centesimi che le “no logo” riesono a strappare ai marchi tradizionali.

    Paradossalmente il tentativo di boicottare una compagnia potrebbe essere pure controprudecente. Nel senso che, non comprando più benzina da ESSO, questa potrebbe, per assurdo, anche fallire, con il risultato che sul mercato mancherebbe un concorrente.

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    • Anonimo says :

      Pinnettu grazie della ripsosta. Ora qualcosa mi è più chiaro, ma comunque a volerci capire qualcosa in più non è davvero facile, i luoghi comuni anche in questo ambito si sprecano.

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